Nessuno mi pettina bene come il vento

Un film strano, anzi controcorrente come tutti quelli del suo autore, Peter Del Monte, questo “Nessuno mi pettina bene come il vento” che prende in prestito il titolo da un aforisma della poetessa Alda Merini per parlare di solitudine, scontro-incontro generazionale, adolescenza.

Un dramma quasi senza tempo – perciò può sembrare ingenuo o addirittura superato – che invece non lo è perché parla di sentimenti universali sebbene li racchiuda in una cittadina sul mare (Santa Marinella), dove tutto sembra remoto e isolato dal resto del mondo (reale e quotidiano).

Sceneggiato dall’autore con Gloria Malatesta e Chiara Ridolfi, narra la storia di Arianna (una sempre perfetta Laura Morante), una scrittrice che vive un esilio volontario in un paese sul mare, dopo la separazione dal marito. Dalle finestre osserva il mondo a distanza, prigioniera in un suo spazio solitario. Ma, in un giorno d’inverno, arriva una giornalista per una intervista, con figlia undicenne al seguito, Gea (Andreea Denisa Savin), che dovrebbe portare dalla nonna perché il padre, causa un ‘incidente’, non è venuta a prenderla. Però la ragazzina, ombrosa e ribelle, ‘decide’ di restare da Arianna, anche perché nel frattempo ha conosciuto Yuri (Jacopo Olmo Antinori, rivelazione del film “Io e te” di Bernardo Bertolucci), sedicenne figlio di una russa che lavora in un locale notturno…

“Come già per altri miei film – scrive Del Monte nelle note di regia -, torno in questa storia a mettere a confronto atteggiamenti verso la vita contrastanti. Ordine e disordine, razionalità e caos. Da una parte Arianna che vive in un suo spazio solitario, senza rapporti con l’esterno e che osserva il mondo a distanza. Dall’altra Gea che cova un inespresso e rabbioso desiderio di libertà che la porta ad invaghirsi di Yuri con cui sente di avere una segreta affinità. Affinità probabilmente fondata su una comune disperazione e una inconsapevole attrazione verso la morte. Ho cercato di far emergere da una parte la vitalità che possono contenere certi atteggiamenti che non capiamo e ci spaventano, e dall’altra la paura che si nasconde dietro scelte di vita all’apparenza razionali e rigorose. Senza didascalismi o punti di vista preconcetti. Con sobrietà e pudore, più attraverso i silenzi che circondano le parole, che le parole stesse”.

 Infatti, sentimenti e atteggiamenti vengono espressi soprattutto da sguardi e gesti, da movimenti di camera e inquadrature, offrendo allo spettatore anche un ritratto psicologico dei personaggi.

Nel cast anche Maria Sole Mansutti (Erica), Massimiliano Carradori (America), Marco Paparoni (Mazinga), Aurora Garofalo (Dora), Sergio Albelli (Tullio), Monica Dugo (Ginevra), giada Cortellesi (Marta), Luigi Iacuzio (Paco), Irina Ustsinava (Irina), Diego Ribon (uomo Irina), Paco Reconti (poliziotto) e Paolo Graziosi (Skipper).

La fotografia è firmata Marcello Montarsi, il montaggio Ugo De Rossi, i costumi Fiora Lombardi, le scenografie Isabella Angelini, le musiche Paolo Silvestri.

Nelle sale italiane dal 10 aprile 2014 distribuito da Academy Two