“Blue Jasmine”

Woody (Allen) continua a sfornare ancora un film all’anno, nonostante gli oltre cinquant’anni di carriera, e come faceva trent’anni fa continua a passare dalla commedia – quando lui ne è anche interprete (oppure no, come negli ultimi anni) -, al  dramma, e ormai da oltre due decenni, ispirati ai suoi registi cult Ingmar Bergman e Federico Fellini, oppure per far recitare le attrici di cui resta folgorato. Infatti, non possiamo dimenticare il sodalizio prima con Diane Keaton, poi  con Mia Farrow, ma ci sono state tante ‘cotte’, da Mariel Hemingway a Gena Rowlands, da Scarlett Johansson a Penelope Cruz. E’ il caso di “Blue Jasmine”, sempre scritto e diretto da Allen, che è soprattutto un ritratto femminile, più amaro che dolce, fatto su misura per Cate Blanchett, assecondata dall’inimitabile Sally Hawkins (da “La felicità porta fortuna” di Mike Leigh a “We Want Sex” di Nigel Cole), nel ruolo della sorella.

Quindi, si tratta di uno dei suoi film da amare o da odiare senza mezzi termini, vista la reazione da quella parte del pubblico che ama l’Allen ‘re della commedia esistenziale’, per intenderci da “Io e Annie” a “Basta che funzioni”. Il ritratto di questa donna nemmeno simpatica, a tratti egoista e superba che, rimasta sul lastrico dopo essere vissuta nel lusso, colta ed elegante, non accetta la sua nuova posizione (sociale) e pretende dagli altri non solo comprensione e aiuto, ma anche un rispetto che forse non meritava nemmeno prima, non può coinvolgere tutti.

Ma si tratta comunque di una bella prova di attrici messe una di fronte all’altra, diverse nello stile, nel carattere e, soprattutto, nel ruolo cucito loro addosso. E rappresenta una delle tante conseguenze psicologiche della perdita di una posizione che credevamo, se non eterna, per tutta la vita. In tempi di crisi poi, ci saranno tante donne e uomini che rischiano addirittura di perdere l’identità come Jasmine, visto che non tutti abbiamo la stessa reazione di fronte alla catastrofe né ci adattiamo alla ‘lotta per la sopravvivenza’.

Davanti al fallimento di tutta una vita, compreso il matrimonio con un ricco uomo d’affari Hal (Alec Baldwin), la sofisticata Jasmine (Blanchett), elegante e mondana newyorkese, decide di trasferirsi nel modesto appartamentino della sorella Ginger (Hawkins) a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria esistenza.

Catapultata dalla sorella già in un precario stato psicologico, ubriaca di psicofarmaci e drink e, sebbene ancora in grado di mantenere il suo portamento aristocratico, in realtà lo stato emotivo di Jasmine è fragilissimo e totalmente instabile, tanto da non essere nemmeno in grado di badare a se stessa.

Infatti, sopporta controvoglia Chili (Bobby Cannavale), il fidanzato di Ginger che considera un rozzo “perdente”, né il suo ex marito Augie (Andrew Dice Clay), operaio edile in disgrazia. L’amorevole sorella, seppur riconoscendo, ma non comprendendo fino in fondo l’instabilità psicologica di Jasmine, le suggerisce di fare l’arredatrice, un mestiere che intuitivamente potrebbe essere alla sua altezza e per il quale è dotata. Nel frattempo, Jasmine accetta mal volentieri un lavoro di segretaria nello studio dentistico del dottor Flicker (Michael Stuhlbarg), attirando le attenzioni indesiderate del suo capo.

Invitata ad un festa, frequentata da gente che conta e, soprattutto, dell’ambiente cinematografico, Jasmine porta con sé Ginger. La sorella, reputando giusta l’opinione di lei riguardo la scelta di uomini sbagliati, accetta di frequentare Al (Louis CK), un tecnico del suono che lei considera superiore a Chili. Jasmine invece scopre una via d’uscita nel casuale incontro con Dwight (Peter Sarsgaard), un diplomatico con aspirazioni politiche che resta subito infatuato dalla sua bellezza, dal suo portamento e dal suo stile. Ma forse stavolta sbagliano entrambe, anche perché il difetto di Jasmine è vivere del giudizio degli altri per aumentare la sua autostima, restando cieca di  fronte a ciò che le accade intorno e non riesce a capire che è lei stessa la causa della sua rovina. Mente agli altri e a se stessa, ottenendo l’effetto opposto.

E’ questa sua inconsapevolezza e quel suo talento naturale che la fa sembrare una regina ovunque, sono in realtà lo specchio della sua fragilità, proprio quella che può risvegliare la compassione dello spettatore, grazie a un’inimitabile Cate Blanchett. E’ il dramma di chi non vuole vedere la realtà, che si nasconde di fronte alle certezze e si rifiuta ‘di posare i piedi in terra’.

Allen ci racconta la precedente vita di Jasmine attraverso flashback/ricordi della donna, un particolare o una persona che le fanno tornare in mente i momenti ‘felici’, finché ci riveleranno la vera causa che, attraverso una reazione a catena, ha provocato il crollo, anzi la catastrofe finanziaria e psicologica.

Nel cast anche Tammy Blanchard (Jane, l’amica di Jasmine), Max Casella (Eddie) e Alden Ehrenreich (Danny). Il direttore della fotografia è lo spagnolo Javier Aguirresarobe, vincitore di cinque Goya, da “Parla con lei” a “The Others” e “Vicky Cristina Barcelona”; lo scenografo è il veterano e fedelissimo Santo Loquasto, la costumista Suzy Benzinger, al quinto film con Allen; e la montatrice Alisa Lepselter, collaboratrice del regista fin da “Amori e disaccordi”.

Nelle sale dal 5 dicembre 2013 distribuito da Warner Bros. Entertainment Italy