The Canyons

Al primo approccio il nuovo film di Paul Schrader – presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia come evento speciale -, forse delude, perché mette volutamente a disagio lo spettatore per la naturalezza e lo squallore con cui racconta questa storia ‘hollywoodiana’ per eccellenza, e non a caso girata a Venice (L.A.), il ‘finto’ Lido rifondato in America.
Al contrario dell’allora duro, toccante e stupendo “Hardcore” (1979) – dramma ambientato nel mondo del porno degli albori – e del più noto “American Gigolo” (1980), ora Schrader – lontano dal set da cinque anni, ma l’ultimo suo film visto da noi è “Autofocus” (2002) – in “The Canyons” lascia che l’obiettivo della telecamera diventi l’occhio dello spettatore, da voyeur (al cinema questa sensazione è portata all’esasperazione, ma niente scene di sesso esplicito nonostante il porno star protagonista) che scruta l’esistenza dei protagonisti, ossessionati da sesso e potere, e divise tra droga e aspirazioni artistiche. Un mondo decadente, sull’orlo del baratro o dell’autodistruzione, così come il cinema di una volta, quello in sala – il prologo del film fa una dolorosa carrellata su vecchi cinema ormai chiusi e abbandonati -, detriti e rovine di quella società dell’arte e dello spettacolo vivacissima fino agli anni Settanta.
Thriller di (gelidi) sentimenti e (implose) passioni, ambientato in una Los Angeles, patinato deserto (morale?) contemporaneo, e, quindi, ci parla e riflette sui pericoli, pubblici e privati, personali e professionali, derivati dall’ossessione per il sesso e il successo.

Al centro della vicenda, la turbolenta relazione fra Tara (Lindsay Lohan, in un ruolo quasi autobiografico), giovane e bella aspirante attrice, e Christian (il porno divo James Deen), ricco e giovane produttore cinematografico. Ma la storia si complica quando nella vita di Tara ricompare il suo ex, Ryan (Nolan Funk), anche lui attore deluso e fidanzato con la segretaria dell’altro, che travolge tutti in un crescendo di violenza e sangue, paranoia, perversione e crudeltà.
Sceneggiato dallo scrittore Bret Easton Ellis – autore di romanzi bestseller, da “American Psycho” a “Le regole dell’attrazione” -, il film dello sceneggiatore premio Oscar per “Taxi Driver”, rispecchia tutta l’insoddisfazione dei protagonisti e tutto lo squallore nascosto sotto lussuose ville e patinati ambienti. Infatti, Schrader fotografa il minimalismo della scrittura di Ellis, descrivendo in filigrana la società contemporanea, attraverso attraverso comportamenti, gesti e segnali quotidiani. Oggi le ossessioni sono anche tecnologiche, come lo smartphone dei personaggi, diventate unico, e invadente, mezzo di comunicazione. Tutto è superficiale ed effimero, tranne la solitudine e il disagio interiore.
Vuoto assoluto, quindi, intorno a questi personaggi che cercano di rimediare all’assenza di talento con la spregiudicatezza, e alle prese con la banalità delle loro esistenze che nemmeno gli eccessi (fisici, erotici e morali) riescono a ‘movimentare’. Sono zombi che si trascinano in un mondo fatto di luci e voglia, anzi bisogno di ‘apparire per essere’.
Nel cast anche Tenille Houston (Cynthia), Amanda Brooks (Gina), Jarod Einsohn (Hoodie Guy) e il regista Gus Van Sant (Dr. Campbell).  “The Canyons” ha vinto il premio per la Miglior sceneggiatura al Melbourn Underground Film Festival. Nelle sale italiane dal 14 novembre 2013 distribuito da Adler Entertainment