Il Gattopardo torna a splendere

Ritorna finalmente nella magnificenza del grande schermo, a cinquant’anni dalla prima uscita nel 1963 (Roma, 27 marzo, al Cinema Barberini), del capolavoro di Luchino Visconti “Il Gattopardo”, ovviamente nella versione restaurata in digitale dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, realizzata assieme a Martin Scorsese, da Titanus e Cineteca di Bologna, con il sostegno di Gucci.

Al restauro in digitale del film – tratto dal romanzo postumo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sceneggiato dallo stesso Visconti con Suso Cecchi d’Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa ed Enrico Medioli, interpretato da Burt Lancaster (grande), Claudia Cardinale (splendida) e Alain Delon (accattivante) -, hanno partecipato, oltre The Film Fondation di Scorsese, anche Pathé, Fondation Jérome Seydoux, Twentieth Century Fox e CSC-Cineteca Nazionale.

Dopo “Dial M for Murder” (Il delitto perfetto) di Alfred Hitchcock, “Il Gattopardo” è il secondo titolo del progetto distributivo della Cineteca di Bologna (in collaborazione con Circuito Cinema) ‘Il Cinema Ritrovato. Al cinema’.

Ad accompagnare la celebre e grandiosa opera di Visconti – presentata proprio a Cannes alla presenza della coppia Cardinale-Delon -, il documentario inedito “I due Gattopardi” di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice – già autori del volume ‘Operazione Gattopardo’ -, una breve introduzione che include dopo cinque decenni alcune scene tagliate dallo stesso autore pochi mesi dopo la prima distribuzione del film (e della presentazione a Cannes dove vinse la Palma d’oro) e da allora scomparse.

Quindi un’opportunità da non lasciarsi sfuggire – visto che come dopo i precedenti restauri lo si era potuto ammirare prima in vhs e dopo in dvd e non più nei cinema come accadeva ogni estate fino agli anni Settanta – non solo per chi non l’ha mai visto al cinema – dato lo splendore delle immagini, delle scene di massa, ma anche e soprattutto quella celeberrima del ballo: un capolavoro nel capolavoro, musicato –  come l’intero film (tre ore abbondanti) – da Nino Rota.

La pellicola ebbe un clamoroso successo di pubblico in giro per il mondo, ma i suoi costi si aggiravano “intorno ai tre miliardi di lire”: Goffredo Lombardi tuttavia aveva avuto dalla Fox un’anticipazione di un miliardo e mezzo per la distribuzione. Oltre la Palma a Cannes, il film ebbe tre Nastri d’argento, il David di Donatello a Goffredo Lombardo per la produzione e nel mercato italiano raggiunse il primo posto assoluto nella graduatoria della stagione 1962/63.

Sui meriti e sul confronto tra libro e film, sono stati versati fiumi d’inchiostro, tanto vale ricordare solo quello che è già stato detto allora e oggi, su un’opera che attraverso la trasposizione di un’altra dipinge un quadro malinconico e dolente sulla famosa frase “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Dallo “stesso senso di morte e di amore-odio – dichiarava Visconti ad Antonello Trombadori – verso un mondo destinato a perire tra splendori abbaglianti che Lampedusa ha certo assimilato, sia dall’immortale intuizione verghiana del fato dei siciliani, sia delle luci e delle ombre della ‘Recherche du temps perdu’ (di Proust ndr.). Del resto il tema centrale del Gattopardo – ‘perché tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi’ – non mi ha interessato soltanto la critica spietata al trasformismo che pesa come una cappa di piombo sul nostro paese e che gli ha impedito di cambiare davvero fino ad oggi, ma sotto l’aspetto più universale, e purtroppo attualissimo, di piegare la spinta del mondo verso il nuovo alle regole del vecchio, facendo ambiguamente e ipocritamente sovraneggiare quelle da queste”. (‘Dialogo con Visconti’ in “Il film Il Gattopardo e la regia di Luchino Visconti”, a cura di Suso Cecchi d’Amico, Bologna, Cappelli, 1963, pp. 28-30).

“Il merito ideologico ed artistico del Gattopardo visconteo – scriveva Pietro Bianchi su “Il giorno”, 29 marzo 1963 – consiste nell’aver cercato le radici del nostro malessere nazionale senza insistere in prevaricazioni predicatorie. Le idee camminano, la diplomazia cavouriana dà scacco matto alla storia, ma la gente del Risorgimento fa fatica a seguire l’impulso dato da tre tipi straordinari. Mazzini muore in disparte, Garibaldi si ritira a Caprera e Cavour si spegne troppo presto”.

“Il Gattopardo è un’epica del tempo – dice Scorsese -, e la sua lentezza, che culmina in un maestoso crescendo nella lunga sequenza del gran ballo, è governata dai ritmi di vita dell’aristocrazia fondiaria siciliana, con i suoi costumi e abitudini, la sua coltivazione dell’agio e della riflessione, i suoi viaggi stagionali. E’ un’epica della storia, in cui assistiamo con i nostri occhi alle trame del cambiamento: sui campi di battaglia, nelle vie e nei salotti dove i notabili si riuniscono per decidere che muoverà i fili del potere.

E’ anche il ritratto di un uomo, il Principe di Salina, interpretato da Burt Lancaster. All’epoca della lavorazione del film ci fu chi mise in dubbio questa scelta di cast, ma dopo aver visto ‘Il Gattopardo’ risulta impossibile immaginare qualcun altro nei panni del Principe. Lancaster conferisce al personaggio la forza e autorità ma anche intelligenza e grazia, e il suo senso di finezza aristocratica è straordinario. E’ un’interpretazione eccezionale, profondamente toccante. In definitiva, ‘Il Gattopardo’ è un grande inno sinfonico alla Sicilia, al suo popolo, ai suoi profumi e al suo paesaggio, alla sua bellezza e alla sua violenza”.

“Per questo nuovo restauro – dichiara Schawn Belston, della Film Preservation della Fox – i negativi originali in Technirama sono stati scansionati a 8K (8000 linee di risoluzione orizzontale) producendo ventuno terabyte di dati. E’ stato scansionato anche un interpositivo 35mm per recuperare sezioni necessarie a sostituire il materiale assente nei negativi originali. Dopo la scansione tutti i file sono stati convertiti a 4K, e il restauro interamente digitale è stato eseguito a questa risoluzione. In 12mila ore di restauro manuale sono stati eliminati quarantasette anni di sporco, graffi e altre anomalie fisiche.

Anche la colonna sonora monoaurale originale è stata sottoposta a un accurato restauro, usando un magnetico 35mm acquisisto ed elaborato digitalmente per eliminare schiocchi, scatti e rumori mantenendo al contempo le caratteristiche dell’originale”.