Bling Ring

Inquietante e sconvolgente ritratto della nuova generazione di adolescenti, ossessionati dalla celebrità e dall’effimero lusso delle star di Hollywood (non solo), nel quinto lungometraggio dell’affermata figlia d’arte Sofia Coppola – sceneggiatrice, produttrice e regista -, presentato nella selezione ufficiale della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes.
Tema non nuovo per la Coppola è l’adolescenza, visto che era al centro dell’opera prima “Il giardino delle vergine suicide” e anche in “Marie Antoinette”, ma stavolta si tratta di adolescenti di oggi, visti con un certo distacco, addirittura dal di fuori – l’autrice vive tra Los Angeles e Parigi, e nel periodo dei ‘fatti’ non era in patria. In questo modo, dato che si tratta di una storia realmente accaduta, la regista si è ispirata alle news, alle trascrizioni dei rapporti dei giornali e della polizia, e soprattutto all’inchiesta “I sospetti indossavano Louboutin” della giornalista Jo Nancy Sales per Vanity Fair, poi diventata libro.
Los Angeles: un gruppo di liceali compie una folle e spensierata sequenza di crimini sulle colline di Hollywood. Un gruppo – quattro ragazze e un ragazzo – ossessionato dal glamour e dagli abiti firmati delle celebrità, insegue e controlla i movimenti e le assenze – tramite internet – delle star da colpire, per poi rubare nelle loro ville (tanto lasciano aperto o le chiavi sotto lo zerbino) beni di lusso per oltre tre milioni di dollari. Tra le vittime più note Paris Hilton (la sequenza è stata girata nella sua vera casa), Orlando Bloom e Rachel Bilson. La banda è stata poi ribattezzata dai media “The Bling Ring” (t.l. l’anello luccicante).
Senza giudicare né prendere parte, la regista tratteggia un quadro agghiacciante della società dell’apparire, oggi più che mai imperante grazie al fenomeno dei reality, per cui i giovanissimi – ma non solo – farebbero qualsiasi cosa pur di partecipare, come una degli adolescenti del film che, insieme alla sorellina, viene ‘preparata’ per l’audizione/selezione dall’ignara madre.

Non a caso, perché se la storia è tratta da fatti veri, a volte gran parte delle strade prese dai figlio vengono influenzate, nel bene e nel male, da genitori poco attenti o addirittura assenti. E la regista chiude il film con due scene sconvolgenti, una è infatti la ragazzina disposta a raccontare/vendere la loro storia sul piccolo schermo (nella realtà su “Pretty Wild”), e l’unico ragazzo del gruppo che, ormai superati i 16 anni, finisce in carcere con i peggiori criminali comuni, di cui sicuramente diventerà vittima. Proprio come la Coppola lo definisce, ‘un monito’ anziché un racconto morale.
Stavolta la Coppola si è affidata ad un racconto più vivace e lineare, che avvicina il suo film alla docu-fiction e rende l’atmosfera ancora più vicina a noi, tanto da spingerci – una volta usciti dal cinema – ad osservare con più attenzione gli adolescenti che scorrazzano per strada, tra negozi e locali, imitando i loro ‘idoli’ televisivi da reality. Merito anche dei direttori della fotografia Harris Savides (soprattutto per le ‘sue’ riprese dall’alto) e Christopher Blauvelt.
Ovviamente, la pellicola è ambientata nei luoghi dei fatti e la Coppola confessa: “Credo davvero che Los Angeles sia oggi il centro della cultura americana, a causa di tutti questi reality show, come quello sui Kardashians, ambientati a Hollywood e L.A. E la ‘cultura del tappeto rosso’ è diventata così influente in tutto il Paese che questo storia doveva per forza svolgersi qui”.
Nel cast di esordienti, capeggiato dall’unica professionista Emma Watson (la saga di “Harry Potter”), nel ruolo di Nicki; la sorella d’arte – di Vera – Taissa Farmiga (Sam), Israel Broussard (Mark), Claire Julien (Chloe), figlia del direttore della fotografia Wally Pfister; Katie Chang (Rebecca) e Georgia Rock (Emily, sorella minore di Nicki). Gli adulti sono Leslie Mann (Laurie, la madre), Gavin Rossdale (Ricky) e un cameo della ‘vera’ Paris Hilton. Nelle sale dal 26 settembre distribuito da Lucky Red.