Akira

Ritorna sul grande schermo, in occasione del 25° anniversario della sua uscita in Giappone (da noi è uscito nel 1992 nel circuito d’essai), ovvero approda nelle sale soltanto per un giorno – come succede sempre più spesso per le versioni restaurate e i film-evento e/o concerto – il mitico cult d’animazione giapponese “Akira” di Katsuhiro Otomo, quello che è stato il primo a rivoluzionare l’animazione nipponica, allora la più gettonata soprattutto sul piccolo schermo, rendendola adulta e persino filosofica.
Infatti, eravamo alla fine degli anni Ottanta, il decennio in cui il piccolo schermo era stato invaso da serial e cartoni animati destinati soprattutto ai ragazzini, ma spesso troppo edulcorati oppure gratuitamente violenti (vi ricordate i vari “Goldrake”, “Mazinga” e “Ufo Robot”), con tanto di campagne e polemiche da parte di associazioni di genitori e di educatori contro la loro diffussione. Certo, c’era già anche il maestro Hayao Miyazaki ma da noi, e in quasi tutto l’occidente, era pressoché misconosciuto anche quando alcuni dei suoi titoli passavano in televisione, però la sua poetica era un’altra.
“Akira” è, invece, un’amara avventura fantascientifica/esistenziale, non a caso ambientata proprio in quest’anno che, secondo la profezia maya, doveva essere quello del dopo fine mondo, ‘the year after’.
Il prologo: Neo-Tokio, 2013, trent’anni dopo l’esplosione nucleare che rase al suolo la città e segnò l’inizio della terza guerra mondiale. Una banda giovanile di motociclisti, capeggiata da Kaneda, per caso viene a contatto con uno strano ragazzino. Il giovane Tetsuo, che con la sua moto ha investito il bambino (rimasto miracolosamente illeso), viene arrestato e portato via senza spiegazioni dai militari. E Kaneda, preso contatto con un’organizzazione clandestina antigovernativa, cerca di scoprire dove sia stato portato il suo amico ma…
Quindi ci troviamo davanti ad un classico indiscusso dell’animazione giapponese, tratto dal manga omonimo, scritto e disegnato dallo stesso Otomo, che per la versione cinematografica ha condensato in due ore la sua monumentale graphic novel, uscita prima a puntate dal 1982 al 1990 su Young Magazine e poi raccolta in sei volumi dall’editrice Kodansha. Un lungometraggio pre-era digitale (ma ora presentato per la prima volta in digitale 2k e audio PCM surround 5.1) che pian piano, lungo tre decenni, è diventato popolarissimo e amatissimo in tutto il mondo sia per l’ottima qualità tecnica – sbalorditiva per quelli anni – sia per i contenuti.
Tanto che spettatori e patiti dell’animazione, allora abituati a vedere cartoni di qualità altissima solo nelle pellicole della Disney e nei film dei maestri animatori delle cinematografie dell’Est europeo, furono all’improvviso sorpresi e affascinati dalla cura maniacale del disegno e dai particolari da parte di Otomo che offrono alla vicenda un velo di crudo realismo, personaggi e situazioni tanto verosimili quanto credibili, e riescono ad emozionare e persino commuovere.
Inoltre, nel film – che comunque ha avuto una distribuzione travagliata nei paesi occidentali – troviamo diversi ‘ingredienti’: l’elemento cyberpunk, tipico del genere, con la sofferenza e il tormento della mutazione del corpo e della sua fusione col metallo (da questo punto di vista il film in ‘carne e ossa’ e metallo, appunto, “Tetsuo” I e II, 1989/1992, di Shinya Tsukamoto, passato diverse volte a Fuori Orario), non può che essere stato ispirato all’opera di Otomo; poi troviamo l’aspetto politico, attraverso il potere dei militari, le trame politiche, la corruzione e le inarrestabili tensioni sociali che regnano sulla metropoli; ancora il consueto orrore per il nucleare (vedi la sequenza iniziale); infine, una variante, questa sì raramente presente nell’animazione, nettamente filosofica, che riflette e spinge a riflettere lo spettatore sull’origine e sul senso della vita, anch’essa tipica della cultura orientale, ma anche universale.
Il dramma che Otomo ha trasposto sul grande schermo è quello di una metropoli che cerca disperatamente di dimenticare l’immensa tragedia che l’ha sconvolta e devastata (il fantasma di Hiroshima colpisce ancora, ieri, oggi e sempre), nascondendosi dietro una superficiale, opulenta e luciccante patina: la notte, a Neo-Tokyo, è brulicante di neon, colori, suoni, musica, locali, ristoranti di lusso; ma sotto questo fastoso velo si nascosde una ferita mai rimarginata: disuguaglianza sociale; periferie dove regnano rabbia, malcontento e ribellione; la polizia che spara su manifetanti inermi; gang giovanili che dettano legge; predicatori che sperano nell’arrivo di un messia (Akira, appunto) destinato a purificare la città nel fuoco.
Kaneda e i suoi compagni riders si muovono in questo ambiente come i ribelli senza causa (di allora, oggi e sempre); anime libere e indipendenti che con i loro cavalli d’acciaio sfidano e squarciano la notte della ‘nuova’ capitale giapponese, esasperando il contrasto tra la facciata scintillante della metropoli e la sua realtà vera, dura e cruda, fatta di insoddisfazione e dolore.
La appropriata e coinvolgente colonna sonora è di Shoji Yamashiro, in bilico tra musica sintetica ed etnica. Ora sembra che persino Hollywood sia intenzionata a trarne un remake con attori in ‘carne e ossa’ (e metallo), visto il successo che hanno avuto negli ultimi decenni le trasposizioni dei fumetti e delle graphic novel sul grande schermo.
Nelle sale italiane il 29 maggio 2013 distribuito da Nexo Digital