No – I giorni dell’arcobaleno

Il cileno Pablo Larrain con “No – I giorni dell’arcobaleno” chiude la trilogia sugli anni della dittatura del generale Augusto Pinochet, dopo “Tony Manero” (2007), che narrava il periodo più brutto, e “Post Mortem” (2010) – presentato al 67° Festival di Venezia e uscito in sala quasi in sordina il 29 ottobre dello stesso anno – che invece raccontava la genesi del regime.
Il film colpisce perché sembra girato proprio nel periodo in cui è ambientato – gli anni Ottanta – e soprattutto perché rievocato da un ‘figlio della dittatura’, di un autore nato e cresciuto proprio allora. Infatti, Larrain ha girato come si faceva trent’anni fa (formato 4:3) per poter fondere i video d’archivio senza soluzione di continuità dal punto di vista dello spettatore. Ma anche perché segna l’inizio di una nuova era, quella della dittatura dell’immagine e dell’apparire imposta dalla televisione.
Pensato prima dei precedenti lungometraggi e sceneggiato da Pedro Peirano, “No” è destinato sia allo spettatore che visse quel periodo in prima persona, ma anche alle nuove generazioni per conoscere una parte importante della storia cilena, ma anche internazionale perché il potere dell’immagine e dell’edonismo si propagò in tutto il mondo, dall’America intera all’Europa.

Cile, 1988: alla vigilia del referendum proposto dallo stesso Pinochet, convinto di vincere anche col voto (il ‘sì’) e poter continuare a governare il paese da ‘civile’, un gruppo di creativi dell’opposizione viene guidato da un giovane pubblicitario di successo, René Saavedra (il bravo attore messicano Gabriel Garcia Bernal), chiamato da uno dei capi della sinistra, però mal visto dai colleghi impegnati perché lavora per un’agenzia di proprietà di un fedelissimo al regime, preparano la campagna per il “No”.
Naturalmente i suoi metodi e il suo linguaggio sono quelli della pubblicità più sfacciata ma intelligente, e quindi si rivelerà vincente, tanto da spingere i sostenitori del ‘Sì’ a passare al contrattacco col ricatto e le minacce. Ma a quel punto è ormai inutile ritornare alla forza e alla repressione, quando la maggioranza della popolazione ha aperto gli occhi.
E la dittatura militare dovrà cedere il posto alla dittatura della tivù e del marketing, ma al governo ritornerà finalmente la democrazia o come dice lo slogan ‘l’allegria’ e il sottotitolo originale della pellicola. Nel cast anche il bravo Alfredo Castro e Antonia Zegerz. Nelle sale italiane dal 9 maggio 2013 distribuito da Bolero Film.