Albertone rivive nella sua villa nel documentario dei fratelli Verdone

Nell’ambito delle celebrazioni per il decimo anniversario della morte del grande Alberto Sordi (24/02/2003), Carlo e Luca Verdone – con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio – hanno realizzato un documentario/omaggio girato nella villa di Albertone, per la prima volta aperta alla cinepresa nelle sue stanze più segrete e per svelarne (ma non troppo) la vita privata dell’inimitabile attore, uno – però inimitabile – dei mattatori della commedia all’italiana degli anni d’oro.
Ma “Alberto il grande” mostra e ascolta anche testimoni illustri e amici cari, dalla diva Claudia Cardinale (con lui in “Bello onesto emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata”) a Gigi Proietti, dallo sceneggiatore/regista Ettore Scola alla sorella Aurelia, dall’autista peruviano a Carlo Vanzina, da Christian De Sica (che svela il rapporto del padre con Sordi) alle grandi firme della critica e del giornalismo, recuperando episodi e lati inediti ‘dell’americano a Roma’ più famoso al mondo.

E soprattutto dell’attore più popolare e più amato non solo dal pubblico romano, ma il più amato dagli italiani e non, tanto che in Argentina, quando l’United Artists che aveva preso i diritti internazionali di distribuzione di “Un borghese piccolo piccolo” di Mario Monicelli, pretese di distribuire il film in versione doppiato, gli spettatori minacciarono di non andare al cinema, perché abituati fin dalla nascita a sentire la voce calda dell’attore, visto che tutti i film passavano in versioni originale e soprattutto per gli italiani, visto che il paese sudamericano è stata nel Novecento la seconda meta della grande emigrazione, dopo l’America, ma la prima dalla seconda metà dell’800, addirittura prima dell’Unità d’Italia.
Scopriamo anche il luogo sacro della villa, il teatro personale che Sordi fece costruire negli anni Sessanta, adibito anche come sala di proiezione, ricco di decorazioni e dove si respira ancora l’atmosfera del palcoscenico e del cinema che fu.
Metodico e sobrio nella vita privata, Albertone possedeva un’intera collezione di vestiti e giacche, regolarmente “beige e marrone”, ma poi alla fine “lo vedevo sempre con lo stesso cappotto e la stessa giacca”. Un uomo normale e abitudinario, ma capace di interpretare una lunga galleria di personaggi che lui stesso raccolse per raccontare l’ormai celebre “Storia di un italiano” sul piccolo schermo.
Il documentario non poteva che chiudersi con una nota più malinconica che nostalgica per l’amato protagonista e un ‘mondo dello spettacolo’ che ormai non è più lo stesso e che, purtroppo, i giovani d’oggi non conoscono (quasi) più.
Il film è stato proiettato ad ingresso libero per gli spettatori nella giornata del 19 febbraio e, ovviamente, tutte le proiezioni sono state affollatissime, anzi da tutto esaurito.