Antonio Biasucci a Palazzo Poli

UN PERCORSO FOTOGRAFICO, FIRMATO ANTONIO BIASIUCCI, CHE CI RIPORTA DALLE ORIGINI DELL’ESISTENZA ALL’INESORABILE DESTINO DEL MONDO

  In corso dal 12 dicembre 2012 e fino al 17 febbraio 2013, all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (Palazzo Poli, via Poli 54), la mostra fotografica “Antonio Biasiucci Tre Terzi”. Un nuovo percorso espositivo attraverso la ricerca fotografica che Biasiucci ha avviato fin dai primi anni Ottanta passando, da un’indagine sulle proprie radici e sulla memoria personale, a quelle sulle origini dell’esistenza, sulla storia dell’uomo e sull’inesorabile destino del mondo.

  L’origine (la genesi) e la catastrofe (naturale), il dono e il sacrificio, la vita e la morte, la luce e l’ombra, temi ricorrenti intorno ai quali, con coerenza progettuale e rigore concettuale, l’autore ha svolto la sua ricerca e che vengono riproposti dalle immagini esposte nei tre ambienti del palazzo. E in questo modo percorriamo insieme a lui i vari cicli realizzati negli ultimi trent’anni, da ‘Vapori’ a ‘Magma’, da ‘Madri’ a ‘Res’, da ‘Vacche’ agli ‘Ex voto’, fino ai più recenti ‘Volti’ e ‘Pani’.

  Nei ‘Tre Terzi’ in cui si sviluppa la mostra – Sacrificio, Tumulto, Costellazioni –, il percorso diventa un nuovo progetto, ci offre la possibilità di una lettura diversa e di una differente visione delle immagini, poste in relazione e collocate nello spazio in “un’inedita serie di installazioni che generano ulteriori riflessioni, di carattere esistenziale, sul mistero della creazione e della continua trasformazione degli esseri, sulla storia e la condizione umana”.

  Fotografie disegnate dalla luce e dalla sua mancanza, che trasforma forme e corpi, volti e paesaggi odierni in figure ancestrali; immagini antichissime diventano metafore futuristiche; momenti, atmosfere, odori ed emozioni si confondono, si intrecciano e sciolgono riportandoci in mente passato, presente e futuro. Enigmi e misteri, verità e menzogne, vero e falso del nostro mondo e dell’umanità intera.

  Nella prima sala è di scena il Sacrificio: Vacche, pani, vulcani, madri, teschi, pietre, volti, ex voto… sono i soggetti di volta in volta  fotografati (catturati) e analizzati da Biasiucci “per l’elaborazione delle proprie ricerche iconiche ed espressive, assunti sempre come elementi primari dell’esistenza e per i valori universali che esprimono, rimandando in generale a miti e archetipi primordiali”.

  Nella seconda sala c’è il Tumulto, “paesaggi astratti e silenti, in cui si perde ogni riferimento temporale o spaziale, in cui le visioni ravvicinate di dettagli o le fughe e i ribaltamenti prospettici risucchiano lo sguardo dello spettatore verso l’abisso, verso l’ignoto di una Natura millenaria e imprevedibile, della quale si percepisce la potenza creatrice e insieme distruttrice”.

  Nella terza sala le Costellazioni, dove – secondo Biasiucci – “I pani e i volti sono la vita che comprende la morte, la morte che comprende la vita”. Ovvero vita e morte, inizio e fine, genesi e catarsi, sono ancora e sempre argomenti, contrapposti e complementari, che il polittico dei ‘Pani’ (2006-2010) e la serie dei Molti/Volti (2009), quasi come ‘costellazioni’ di riferimento nella vita dell’artista, simbolicamente richiamano.

  Infine, nell’ambiente dedicato alla serie dei Volti (calchi di nordafricani fotografati nel Museo di Antropologia di Napoli, trasformati in un’allegoria dell’esistenza umana, colta non nell’individualità dei singoli, ma nella moltitudine di intere popolazioni migranti), l’artista ha ricreato una sorta di Camera Oscura (2012): una stanza completamente al buio (come il laboratorio del fotografo, prima del digitale) nella quale i molti/volti si rivelano a poco a poco, appaiono magicamente, come appunto nel procedimento fotografico, tornano in vita quasi come le stelle ogni notte. E il ciclo ricomincia, pronto a svolgersi/ripetersi all’infinito.

  Chiude un’altra, ultima e inedita, Costellazione (2012): una serie di lastre fotografiche (altri volti/molti), risalenti all’attività del padre, fotografo a Dragoni (anni 50/’60), “miracolosamente” riemerse, e qui semplicemente riproposte da Biasiucci quali presenze tangibili dell’eterno ritorno alla vita.

  Un percorso suggestivo, a tratti affascinante, che ci spinge a riflettere, a tratti a sognare, non solo sulle origini dell’Uomo, ma anche del Pianeta stesso.

José de Arcangelo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...