Eduardo De Filippo

Eduardo De Filippo – secondo alcune fonti pseudonimo di Eduardo Passarelli – è celebre soprattutto come autore, attore e regista teatrale, ma ebbe anche una discreta attività cinematografica, principalmente negli anni Cinquanta, periodo in cui diresse – oltre che sceneggiare e interpretare – il maggior numero di film.

Una personalità poliedrica che fece il giro del mondo con le sue commedie teatrali, soprattutto con “Questi fantasmi” e “Filumena Marturano”, le due – ma non le sole – dove l’universalità di situazioni e personaggi è più marcata e la tragicomicità più emblematica.

Nato a Napoli il 24 maggio del 1900, figlio d’arte (naturale di Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, da cui prese il cognome), Eduardo comincia a calcare il palcoscenico all’età di quattro anni proprio nella compagnia di Eduardo Scarpetta, dove esordirono anche i fratelli Titina e Peppino. Gli studi in collegio si alternano alle recite estive nei drammi e nelle farse di Enrico Altieri. Ventenne, Eduardo ottiene la sua prima scrittura in pianta stabile nella compagnia Scarpetta, nel frattempo passata al figlio Vincenzo, e a ventuno è già regista della sorella Titina nella compagnia Corbici con il lavoro “Surriento gentile” di Enzo Lucio Murolo. Contemporaneamente, Eduardo inizia – non senza fatica – la carriera d’autore: “Farmacia notturna”, “Ho fatto il guaio? Riparerò” e varie scenette.

Nel 1927 è nella compagnia di Luigi Carini con Arturo Falconi, Camillo Pilotto, Ada Montereggio. Ma, dopo qualche mese, il complesso si scioglie ed Eduardo torna nella compagnia di Scarpetta e firma il primo lavoro importante come autore: “Ditegli sempre di sì”. Ritorna alla rivista, nel 1929, con un grosso successo firmato da lui stesso e interpretato insieme ai fratelli: “Sik-Sik l”artefice magico”. A questo punto, l’anno successivo, nasce la “Ditta teatrale I De Filippo” che trova la strada del successo non solo a Napoli, ma in tutt’Italia e nel mondo. Ma, qualche anno dopo, il fortunato sodalizio verrà interrotto – si è detto – da incomprensioni ed invidie.

Nel 1931, Eduardo scrive il primo atto di “Natale in casa Cupiello” (a cui aggiungerà poi un secondo e, nel ’43, un terzo); seguono poi le commedie più note “Non ti pago” (1940), “La fortuna con l’effe maiuscola”, “Napoli milionaria” (1945), “Questi fantasmi” e, infine, “Filumena Marturano” (1946), di cui fu indimenticabile interprete Titina. Infatti, è questo un cavallo di battaglia per grandi attrici e al cinema è stata rivisitata anche sul grande (e sul piccolo) schermo un po’ ovunque; dall’Italia da Vittorio De Sica in “Matrimonio all’italiana” con Sophia Loren (due nomination all’Oscar), all’Argentina nell’adattamento “Filomena Maturano” di Luis Mottura (1950) con Tita Merello, popolarissima diva cantante (di tango). Il personaggio, poi, ha in parte ispirato quello di “Amorina” di Hugo Del Carrill (1961), con la stessa Merello.

Dal 1947 in poi, si susseguono “Le bugie con le gambe lunghe”, “Le voci di dentro”, “La grande magia” (1948), “La paura numero 1” (1950); gli atti unici “Amicizia” (1952), “I morti non fanno paura”, “Successo del giorno”, e ancora “Mia famiglia” e “Bene mio e core mio” (1955), “Il figlio di Pulcinella” (1957), “Sabato, domenica e lunedì” (1959),  “Il sindaco del rione Sanità” (1960), “Tommaso d’Amalfi” (1962), “L’arte dalla commedia” e “Dolore sotto chiave” (1964), e infine “Il cilindro” (1965), “Il contratto” (1967), “Il monumento” (1970) e “Gli esami non finiscono mai” (1973). Anche le sue commedie sono state rappresentate in tutto il mondo; da Mosca a Londra (con Laurence Olivier), da Buenos Aires a New York.

L’attività cinematografica si svolge parallelamente a quella teatrale. Dopo l’esordio come attore in “Tre uomini e un frak” (1932), “Il cappello a tre punte” (1934) e “Quei due” (1935), tutti e tre insieme al fratello Peppino, Eduardo non poteva non debuttare nella regia. Infatti, esordì con “In campagna è caduta una stella” (1939), un’esperimento che lo aiutò a capire il funzionamento della macchina cinema e a conoscere il linguaggio delle immagini, oltre a quello della maschera e della voce che tante soddisfazioni gli aveva dato sui palcoscenici di tutto il Paese. Nel 1944, realizza “Ti conosco mascherina” dove dimostrava ormai di aver ben assorbito la ‘grammatica’ e i ‘trucchi’ del nuovo mezzo d’espressione.

L’autore trasse la sceneggiatura dal suo testo teatrale dando più importanza ai particolari e, non necessariamente, scoprendo qua e là qualche esterno negato al palcoscenico. Una commedia che ricalca i suoi lavori teatrali in quanto a struttura, stile, personaggi e quel misto di lacrime e sorrisi da cui prende spunto: la vita stessa.

Bellezza e miseria, ricchezza e cattivera, amore ed arte d’arrangiarsi sono temi che vanno e vengono nelle sue opere ma non con la consueta superficialità delle sceneggiature dell’epoca. Perché in filigrana c’è sempre la profondità di un poeta napoletano che parla al mondo.

E la differenza tra il personaggio teatrale e quello cinematografico ce la spiega lo stesso Eduardo, in un ‘intervista a cura di B. Agnoletti pubblicata su Cinema N° 84, 1952: “Fra il personaggio teatrale e il pubblico si stabilisce subito un contatto diretto che si rinnova continuamente nel corso dello spettacolo”.

“Così gli eventuali difetti del personaggio – prosegue – si disperdono, sfuggono all’attenzione, come sfuggono alla nostra attenzione, nella vita, molti aspetti delle persone con cui dobbiamo trattare. Il personaggio cinematografico, invece, prende forma a poco a poco di fronte allo spettatore, e la sua fisionomia si precisa alla distanza. Perciò i suoi difetti, invece di disperdersi strada facendo, si sommano e si accumulano e risultano infine evidenti tutti insieme. Con l’aggravante poi, per quanto riguarda l’interpretazione, che molti dei più facili effetti, di cui l’attore navigato si vale sulla scena a colpo sicuro, non reggono davanti alla macchina da presa. Come conseguenza di tutto ciò, il regista cinematografico deve avere una maggiore capacità di controllo dei suoi personaggi ed essere in grado di valutare e distinguere in ogni momento, gli atteggiamenti e le battute che rispondono ad un’intrinseca coerenza dei personaggi stessi da quelli che non vi corrispondono”.

“Ciò significa – conclude -, in una parola, che la regia cinematografica è, nel complesso, più impegnativa e presenta maggiori difficoltà e problemi di quella teatrale”.

Dopo l’esordio dietro la macchina da presa, sono tante le riduzioni cinematografiche dei suoi testi teatrali che porta al cinema e, tra i più noti, bisogna ricordare “Napoli milionaria” (1950, in concorso al Festival di Cannes), “Filumena Marturano” (1951), “Napoletani a Milano” (1953) e “Questi fantasmi” (1954). Il suo film più ambizioso, dal punto di vista autoriale, resta “Fortunella” (1958) con una sempre grande Giulietta Masina, Alberto Sordi e Paul Douglas, che – purtroppo – non ebbe il successo di pubblico che meritava. Anche perché Eduardo usciva dalla tradizione napoletano-neorealistica per sposare la favola amara, sempre fra lacrime e sorrisi, di una ragazza ingenua e sognatrice che, ingannata e delusa, finisce in una compagnia di guitti dove interpreterà il personaggio che sognava di essere: la principessa.

Dopo l’esito negativo di questo film, il grande De Filippo tornerà al cinema  soprattutto nelle vesti di attore e, molto saltuariamente come regista, dal discreto “Sogno di una notte di mezza sbornia”, trasposizione della commedia “L’agonia di Schizzo” di Athos Setti, ‘napolitanizzata’ per l’occasione; al trascurabile “Spara forte, più forte… non capisco!” (1966), riduzione di “Le voci di dentro”  (snaturata per ragioni produttive?) con Marcello Mastroianni e Raquel Welch; passando per l’episodio (“L’ora di punta”) di “Oggi, domani, dopodomani”.

Attore per ‘altri’ sul grande schermo non è stato, comunque, molto prolifico, ma le sue erano soprattutto delle ‘partecipazioni’ speciali, tra cui vanno ricordate almeno due: quella ‘autoctona’ e corrosiva in “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica, e l’altra, intensa e straziante, in “Tutti a casa” di Luigi Comencini, nel ruolo del signor Innocenzi, padre di Alberto Sordi. E con Comencini farà la sua ultima apparizione  sul piccolo schermo in “Cuore” (1984), nella parte del vecchio maestro Vincenzo Crosetti.

Però Eduardo si era, da tempo, concentrato quasi escluvamente sull’attività teatrale che lo portò ben presto anche sul piccolo schermo – dagli anni Cinquanta alla fine della sua lunga e illustre carriera -, con due longevi cicli (“Teatro in diretta” prima, e poi “Il Teatro di Eduardo”) da lui stesso curati, e nelle tournée internazionali: nel 1955 a Parigi, nel 1958 in Urss, in Europa orientale nel 1962.

L’impegno di autore-attore- regista si univa spesso a quello culturale e civile che lo vide al centro di vicende pubbliche. Tra questi, la ricostruzione a sue spese del teatro San Ferdinando di Napoli, semidistrutto durante la guerra; l’insegnamento ai giovani aspiranti attori-autori teatrali (all’Università La Sapienza di Roma); il deputato (dall’81 fino alla sua morte) e l’uomo di cultura insignito da onoreficienze in ogni angolo del Pianeta.

Negli anni Ottanta, tra i tanti riconoscimenti avuti in Italia e all’estero, ha ricevuto tra gli altri la Nocciola d’oro al Giffoni Film Festival (1983) e il premio Pietro Bianchi dei SNGCI al Festival di Venezia (1981).

“Tranne i pochi lavori composti da giovane per esercitare la mano – diceva – o scritti più tardi per necessità di mestiere, alla base del mio teatro c’è sempre il conflitto fra individuo e società. Voglio dire che tutto ha inizio da uno stimolo emotivo: reazione a un’ingiustizia, sdegno per l’ipocrisia mia e altrui, solidarietà e simpatia umana per una persona o un gruppo di persone, ribellione contro leggi superate e anacronistiche con il mondo di oggi, sgomento di fronte a fatti che, come le guerre, sconvolgono la vita dei popoli”.

Eduardo De Filippo si spense a Roma il 31 ottobre 1984 ad 84 anni, però il suo nome e la sua arte resteranno scritti con inchiostro indelebile non solo nella storia del teatro italiano, ma di quello mondiale.

FILMOGRAFIA

1939: In campagna è caduta una stella

1943 Ti conosco mascherina!

1950 Napoli milionaria

1951 Filumena Marturano

1952 I sette peccati capitali (episodio “Avarizia e ira”)

Marito e moglie

Ragazze da marito

1953 Napoletani a Milano

1954 Questi fantasmi

1958 Fortunella

1959 Sogno di una notte di mezza sbornia

1965 Oggi, domani, dopodomani (episodio “L’ora di punta”)

1966 Spara forte, più forte… non capisco!

SOLO INTERPRETAZIONE

1932 Tre uomini in frak

1934 Il cappello a tre punte

1935 Quei due

1937 Sono stato io

1938 Ma l’amor mio non muore

1939 Il marchese di Ruvolito

1941 Il sogno di tutti

1942 A che servono questi quattrini?

Casanova farebbe così

1943 Il fidanzato di mia moglie

Non mi muovo!

1945 La vita ricomincia

1946 Uno tra la folla

1948 Assunta Spina (con Anna Magnani)

Campane a martello

1951 Cameriera bella presenza offresi

Le ragazze di Piazza di Spagna

1952 Cinque poveri in automobile

1953 Cento anni d’amore

Traviata ’53

Villa Borghese

1954 L’oro di Napoli

Tempi nostri

1955 Cortile

1958 Vento di passioni

1959 Ferdinando I, re di Napoli

1961 Fantasmi a Roma

1962 Tutti a casa

1963 Il giorno più corto