A Simple Life

In concorso al 68° Festival di Venezia 2011 – dove ha ottenuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione Femminile, Deanie Ip, e i Premi collaterali Pari Opportunità del Ministero omonimo e La Navicella della Fondazione Ente dello Spettacolo -, è uscito nei cinema per il giorno della donna, il bello, commovente e poetico lungometraggio della regista cinese Ann Hui “A Simple Life”, ispirato alla storia vera del produttore Roger Lee e alla sua Amah (domestica e anche tata), Tao.
Sceneggiata da Susan Chan con lo stesso Lee, è una storia che conquista lo spettatore perché, come dice l’autrice stessa, “ognuno di noi ha una persona come Tao nella sua vita”. Un dramma costruito con estrema sobrietà e misurata emotività, sfuggendo le trappole del melodramma tradizionale, usando i toni della commedia ora sentimentale (vera) ora crepuscolare sull’amore filiale e sull’amicizia. Infatti, anziché far leva su sentimentalismo, pietismo e lacrime, la regista di Hong Kong mette in risalto valori come la gratitudine e il rispetto, ormai quasi dimenticati dalla nostra società contemporanea.
Tao (inimitabile Deanie Ip, diva cinese) ha lavorato per sessant’anni come Amah per la famiglia Lee e ora si prende cura di Roger (Andy Lau, che con l’attrice ha un rapporto ‘madre/figlio’ lungo 30 anni, tra grande e piccolo schermo), che lavora come produttore cinematografico ed è l’unico membro della famiglia rimasto a Hong Kong, mentre tutti gli altri si sono trasferiti a Los Angeles. Tao si occupa di lui come se fosse un figlio.
Però, quando viene colpita da un malore, l’anziana decide di lasciare il lavoro e di trasferirsi in una casa di cura – nonostante Roger cerchi di convincerla con ogni mezzo a restare a casa con una nuova ‘domestica’ -, dove troverà una nuova, bizzarra, famiglia allargata: la signora Choi (Qin Hailu), vivace ma gentile infermiera, e l’eterogeneo gruppo di vecchietti residenti, tra cui il dongiovanni zio Kin (Chin Pei), la gelosa zia Kam, l’erudito ‘Headmaster’ e la giovane paziente in dialisi Mui Gu (Hui So Ying). Dedicando sempre più tempo e attenzioni ai bisogni e ai desideri dell’amata Tao, Roger comprende poco a poco quanto lei significhi per lui.

Di questi rapporti straordinari, non certo eccezionali, è pieno il mondo e ne troviamo spesso anche nelle nostre famiglie, o in quelle di parenti e amici. Chi lo ha avuto con la tata, chi con una zia, con la nonna, oppure semplicemente con le ‘domestiche’ di una volta, donne che diventavano adulte lavorando presso famiglie benestanti e alla fine ne diventavano membri loro stesse, senza però aversi costruito un’esistenza propria. Legami che vanno al di là delle classi, delle generazioni e delle frontiere. E un altro tema affrontato dal film è, infatti, l’anzianità di cui non se ne parla spesso nemmeno in Occidente, e non solo al cinema.
“Raramente i film hongkonghesi parlano delle persone anziane – confessa la regista. Invecchiare è un tema universale e mi piacerebbe far vedere come i cinesi trattano i loro anziani, in modo diverso rispetto agli occidentali. Diventeremo tutti vecchi un giorno, ma la differenza sta nel modo in cui decidiamo di vivere gli ultimi giorni della nostra vita. Gli anziani possono aver perso la loro giovinezza, ma ancora sognano quello di cui tutti abbiamo bisogno: l’amore di un’altra persona, puro e semplice”.
Nel cast anche la sofisticata Wang Fuli (madre di Roger), Eman Lam (Carmen), Anthony Wong (direttore Casa di Riposo) Wu Wing Chong (madre di Mui), Elena Kong (sorella di zia Kam) e Jason Chan (Jason).
Il film ha partecipato a una decina di festival internazionali e ha vinto altri sei premi, oltre ad ottenere la nomination agli Oscar per il miglior film straniero (per Hong Kong).
Nelle sale dall’8 marzo 2012 distribuito da Tucker Film