“Da dove viene il vento” di Mariolina Venezia

 IL ROMANZO DI MARIOLINA VENEZIA PER SCOPRIRE
“DA DOVE VIENE IL VENTO”
E REIMPOSSESSARSI DEI SENTIMENTI

  Quattro storie che scorrono parallele e alla fine s’incrociano, forse. Quattro percorsi di vita che diventano cinque con quello della narratrice stessa, una donna che si rispecchia e confonde con l’unica protagonista femminile (gli altri sono uomini), con la quale ha in comune l’esperienza di vita o quantomeno la condivide, perché chi scrive – come l’attore – spesso dona ai suoi  personaggi anche il proprio vissuto, i propri vizi e le proprie virtù.
Questo ed altro nel nuovo romanzo di Mariolina Venezia “Da dove viene il vento” (Einaudi), dove le vicende dei personaggi si intrecciano con altre storie contemporanee e del passato, remoto o prossimo, trasformandolo in una sorta di viaggio esistenziale universale che prende spunto da fatti reali per parlare di sogni e incubi, rapporti di coppia e relazioni interpersonali, eventi storici e fatti quotidiani, in cui il lettore ora si identifica ora ricorda spesso condivide.
In questo modo ci imbattiamo in Cristoforo Colombo, il cui sogno diventa scoperta attraverso un’odissea che a sua volta si trasforma in incubo; come del resto la vicenda del cosmonauta sovietico rimasto in sospeso nello spazio (e nel  tempo), dimenticato, mentre l’Urss crolla insieme al muro di Berlino. La vicenda del giovane berbero Idir, altra tragica odissea a cui sopravvive grazie alla memoria, alle storie (le favole del nonno) – che danno il titolo al libro – e al suo amore lontano; così come il percorso amoroso della donna (Dora) che rivive e conclude una storia (con Salvatore), entrambi meridionali, anch’essa sospesa nel tempo per vent’anni e rivissuta, fra gioia e dolore, ossessione e dipendenze. E due città, Roma e Padova, ‘viste con gli occhi del sud’, anch’esse cambiate come le persone, come noi stessi, allora amate oggi odiate. Forse.
Perché sullo sfondo, in filigrana, scorrono più di quarant’anni di storia italiana (non solo) per una riflessione esistenziale, lucida, matura sulla società contemporanea in continua trasformazione – più in peggio che in meglio ci spinge a pensare -, sulla fine dei sogni e delle ideologie, sugli errori perché come dice l’autrice “ogni storia possibile, penso io, è una storia di errori. Una storia di errori imperturbati…”.
E poi l’etimologia dei sentimenti, argomento del seminario che Dora prepara per i suoi studenti, ovvero uno scandagliare le parole che li esprimono e rappresentano, mai pienamente a volte amplificandoli, altre riducendoli a semplici sensazioni. Per recuperarli, riscoprirli e impossessarsene.
Un romanzo intenso e coinvolgente costruito pezzo per pezzo come un puzzle dove tutto è legato, come l’uomo all’Universo, e lo conferma la stessa scrittrice, ancora una volta attraverso Dora: “In qualche modo siamo stati tutti connessi in quell’unico grumo di materia che esisteva prima del Big Bang, quindi tutto ciò che c’è nell’Universo, in qualunque tempo e spazio, è legato”.

José de Arcangelo