Una commedia teatrale ironica e divertente che prende spunto dalla realtà: IL GECO di Ripesi e Guacci

Una commedia teatrale divertente, ironica e cinica; a tratti, acida e grottesca, che prende spunto dalla realtà attuale tra crisi e precarietà, anche dei rapporti; tra disperazione e solitudine. “Il Geco” (è sempre una questione di coda), è composta da quattro storie intrecciate e montate felicemente dagli autori e registi Fabrizio Ripesi (anche interprete) e Tina Guacci, ma anche dagli otto attori, efficaci e affiatati al punto giusto, che si alternano sul palcoscenico in un’ora e mezza abbondante di spettacolo tra rimandi alla ‘commedia all’italiana’ classica e citazioni televisive contemporanee. Il tutto stando alla prima di ieri sera al Teatro Sette di Roma, anche perché – come si sa – ogni commedia che si rispetti, dopo il debutto, continua ad arricchirsi di giorno in giorno di particolari e sfumature che, comunque, non mancano, anzi.

Ecco le tracce delle storie, in ordine di partenza: il disperato Gianni (Carlo Cinque, corretto nel passaggio da vittima a carnefice), senza lavoro e senza tetto, è costretto a ricominciare da capo, e si ritrova a condividere uno squallido scantinato con Paride (Danilo Zuliani in grande forma), un surreale e innocuo posteggiatore abusivo la cui unica amicizia è… un calzino (parlante come un alter ego) e la musica rock assordante proveniente dalla signorile residenza soprastante.

Nina (Sara Andreoli) è da vent’anni costretta sulla sedia a rotelle in seguito ad un incidente stradale – secondo lei – provocato dalla sorella Giulia (Barbara Russo, entrambe camaleontiche) che, per sopperire ai sensi di colpa, la accudisce come una sorta di infermiera/schiava. E quando Giulia decide di ribellarsi e vivere la sua vita, Nina egoisticamente si oppone a questa rivoluzione familiare che la priverebbe dell’assistenzialismo a cui è ormai abituata.


Paolo (uno stralunato Mario Lucarelli) e Marta (Valeria De Angelis, ora amorevole e sensuale, ora fredda e perfida) sono una coppia che, dopo dodici anni di matrimonio, non ha più nulla da spartire. Le malattie psicosomatiche di lui ne rivelano il disagio, ma la paura di ricominciare e di rimettersi in gioco spinge entrambi a trovare delle ‘cure’ temporanee. E pur di non interrompere un rapporto ormai alla deriva, provano le soluzioni più estreme.

Cosimo (un Francesco D’Ignazio di sorprendente naturalezza) ha il dono di prevedere la morte improvvisa e/o incidentale delle persone. Suo fratello Germano (l’autore e regista Ripesi ne fa un gustoso compendio di tic e rabbia, di rancore e ripicche) sfrutta cinicamente questo suo ‘potere’ organizzando i funerali. Però all’improvviso Cosimo sembra aver perso il fiuto, anzi osa ‘salvare’ i probabili cadaveri; Germano allora va in crisi e fa di tutto pur di tornare a ‘lavorare’. Ma la verità verrà a galla, e il conflitto tra i due non fa altro che alimentare l’ingegnosità e l’arte dell’arrangiarsi di Germano.
Infatti, sul finale tutte le storie si concludono nel segno della speranza – per fortuna è sempre l’ultima a morire -, perché gli otto personaggi, dopo aver accettato un drastico cambiamento nelle loro esistenze, si ritroveranno rigenerati, anzi rinati. Proprio come ‘il geco’ del titolo.

Una commedia corale che, fra comicità – incluso l’humour nero – e quotidianità, ci fa ridere e sorridere, ma anche riflettere e persino identificarci, perché sicuramente tra questi otto personaggi, solo apparentemente lontani da noi, troverete qualche caratteristica che – nel bene e nel male – vi appartiene.
Il soggetto della commedia è dello stesso Ripesi e Federico Mancini. L’aiuto regia è Matteo Scarfò, i costumi e le scene sono firmati Anthony Rosa, luci e audio da Mauro Buoninfante, e le musiche originali sono state composte dai Full Moon. Al Teatro Sette di Roma (via Benevento 24) fino al 15 gennaio alle ore 21.00 (domenica alle 18).