Oltre la tradizione

“OLTRE LA TRADIZIONE” UN SUGGESTIVO VIAGGIO ATTRAVERSO LA PITTURA NELLA CINA A CAVALLO DI DUE SECOLI

  Un’interessante mostra a Roma per conoscere e scoprire le radici e lo sviluppo della pittura cinese a cavallo di due secoli, ovvero dall’Ottocento sino alla fine del Novecento attraverso l’opera di sei maestri dell’arte moderna. Il National Art Museum of China (Namoc) di Pechino presenta per la prima volta in Italia, nelle sale di Palazzo Venezia – dal 23 giugno al 15 settembre 2011 -, una grande mostra dedicata ai maestri della pittura cinese moderna. Sei pittori, un secolo, cento capolavori rileggono la cultura millenaria cinese per spingersi oltre la tradizione, senza rinnegare il vecchio, senza rinunciare al nuovo, tra passato e presente.

  L’esposizione curata da Fan Di’an, direttore del Museo Namoc, e promossa dalla Soprintendente Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma Rossella Vodret, è stata realizzata nell’ambito dell’Anno Culturale della Cina in Italia, e offre al grande pubblico italiano (non solo) la possibilità di conoscere da vicino i capolavori della pittura moderna cinese fra tradizione e modernità.

  “Oltre la tradizione” – titolo dell’evento -, come si legge nella presentazione, “non significa dimenticare la cultura millenaria e raffinata del passato, ma partire da essa, rielaborarla rispettandola, e farla propria per un’arte nuova. Nella nuova creatività troviamo infatti tradizioni che allargano continuamente il contenuto della tradizione stessa. Queste sono le regole interne dello sviluppo artistico e del cambiamento dello stile. Così come l’arte italiana partita dalla tradizione artistica dell’antica Roma ha creato poi nel Rinascimento il clima artistico ideale per lo sviluppo dello spirito moderno, riflettendo sulle potenzialità di un sistema artistico classico verso la modernità. Anche la pittura cinese dopo quasi 2000 anni, ha ottenuto vitalità nella trasformazione della società e della cultura cinese. Nell’ arco temporale che va dalla seconda metà dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento, Ren Bonian, Jiang Zhaohe, Qu Baishi, Pan Tianshou, Huang Binhong e Li Keran, sono stati i primi ‘ponti’ verso l’arte contemporanea cinese, i primi ad essersi lasciati coinvolgere dalla modernità: un’innovazione che è avvenuta intimamente, a piccoli passi, creando lentamente le fondamenta di un’arte moderna per gli artisti successivi. Se pur ci fu una contaminazione con la pittura occidentale, per quanto riguarda soprattutto le tecniche artistiche, questi sei artisti furono i protagonisti di una rielaborazione totale della pittura tradizionale cinese, nei suoi caratteri, non solo artistici e tecnici, ma anche culturali e sociali”.

  Seguendo la classica ripartizione dei generi pittorici, secondo quelle che sono sin dagli albori le tre tematiche tradizionali dell’arte figurativa cinese, la manifestazione si articola nelle tre sezioni – “Ritratti”, “Fiori e uccelli”, “Paesaggi”, in un percorso espositivo suggestivo – che ricrea l’atmosfera orientale con ‘scenografie’ e mobili cinesi – e chiarificatore che racconta come i Maestri abbiano ‘osato’ oltre la tradizione, interpretando in maniera innovativa tecniche, generi e soggetti.

  Infatti, in questo ipotetico viaggio si può notare come il tratto prima elegante e definito si faccia pian piano meno sottile e più sfumato, come i particolari diventino sempre più anonimi e i soggetti più moderni per prendere infine, la via del realismo socialista dagli anni Cinquanta in poi, e che dominerà le arti cinesi fino alla fine degli anni Ottanta.

  Se – come si può osservare nella prima sezione, Ritratti – nel mondo cinese la somiglianza fisionomica con il soggetto è un fattore secondario che mira a rappresentare le qualità interiori tramite elementi figurativi e artifizi compositivi codificati, negli ultimi lavori i personaggi diventano più anonimi fisicamente ma riconoscibili attraverso il ruolo che svolgono nella società e nella famiglia, perdendo però gran parte della loro interiorità. Questa sezione è rappresentata dai pittori Ren Bonian e Jiang Zhaohe.

  Il primo (anche in termini anagrafici) vive e opera nel periodo in cui il regno feudale cinese sta per cadere e la cultura occidentale inizia ad entrare nell’immenso paese. I suoi ritratti sono una vivida rappresentazione di scene di vita reale e una sorta di inno alla quotidianità, ricchi di un forte spirito realistico, vengono considerati come un’istantanea del ceto medio urbano. Zhaohe ha invece uno stile che tenta di integrare le nuove tecniche artistiche con i cambiamenti sociali del tempo. Assorbendo molto dalla pittura occidentale, nel realismo della rappresentazione, analizza il tema della sofferenza e i vari aspetti della vita sociale dipingendo la realtà con spirito critico.

  Nella sezione Fiori e uccelli – forse una delle più note ad un pubblico occidentale – sono protagoniste le opere dei pittori Qi Baishi e Pan Tianshou. Questo genere è teso a rappresentare, attraverso gli aspetti più semplici e delicati, la Natura nella sua parte più poetica, ovvero tramite insetti, erbe selvatiche, frutti, farfalle, fiori e piccoli animali, tutti soggetti benaugurali nella tradizione cinese.

  L’estrema produttività e longevità di Qi Baishi, e recentemente anche la quotazione delle sue opere alle aste, che raggiungono cifre da capogiro, hanno portato alcuni critici ad avvicinarlo alla figura di Picasso, ribattezzandolo perfino il “Picasso della Cina”. Nel maggio 2011 il suo quadro “Eagle Standing on Pine Tree with Four‐character Couplet in Seal Script” è stato battuto ad un’asta della China Guardian a Pechino per 65 milioni di dollari, un record mondiale per un quadro d’arte contemporanea cinese. E, nella pittura di motivi floreali ed uccelli, è ritenuto una vera leggenda.

  Pan Tianshou aveva una profonda conoscenza sia della pittura cinese che di quella occidentale. E’ tra i primi a concepire con modernità l’intero dipinto: attraverso nuove composizioni create da una pluralità di elementi anima le estremità del quadro. Nuovi tagli quasi fotografici, che creano una tensione visiva attuale nell’occhio dell’osservatore. Tianshou è rivoluzionario anche per quanto riguarda la tecnica: sostituendo il pennello con la propria mano annulla la distanza ‘spaziale’ tra dipinto e pittore, allo stesso modo di un action painter occidentale.

  Ma la forma d’arte più alta e nobile in Cina è rappresentata dalla pittura di Paesaggio – forse, questa la più conosciuta in Europa fin dall’Ottocento -, equivalente per importanza all’arte sacra in Occidente. Solo i cosiddetti ‘pittori‐letterati’ potevano avvicinarsi a questo genere, chiamato esattamente Shanshui, e, infatti, scritti e libri venivano illustrati con questo raffinato genere di opere artistiche, che si distingue – come quello precedente – anche nella diversità del ‘formato’, dal ‘rotolo’ al ‘ventaglio’. La sezione è ottimamente descritta dalle opere dei pittori Huang Binhong e Li Keran.

  La pittura di Huang Binhong, tanto tradizionale nella composizione dei quadri quanto innovativa nelle tecniche artistiche, arriva a risultati e ad effetti di luce coincidenti agli esiti impressionisti ed espressionisti occidentali. L’estrema passione per l’arte lo portò a dipingere fino a notte fonda per tutta la vita tanto da rovinarsi la propria vista.

  Li Keran utilizza diverse tecniche ma senza mai perdere di vista la missione dell’artista cinese: “La pittura non parla di paesaggi ma di monti e fiumi. Nella nostra mente monti e acqua, corsi d’acqua e rilievi, fiumi e montagne sono termini che indicano la Patria”, perciò i suoi quadri di paesaggi raccontano il grande paese tramite piccoli scorci del paesaggio.

  Pittore en plein air, come gli impressionisti francesi, Keran ritrae il proprio paese, la Cina del XX secolo, che, come un personaggio in carne ed ossa, sembra avere un’anima riconoscibile: seppur la modernità silenziosamente sia avanzata nell’arte e nella società, i valori, la raffinatezza e la compostezza di questo paese rimangono in ogni aspetto, e sempre, l’essenza vera della cultura millenaria di questo antico popolo.

  Il curatore Fan Di An afferma: “nell’epoca in cui la cultura cinese e quella occidentale si scontrano, tra il XIX e il XX secolo, questi sei maestri cinesi, ognuno con le proprie riflessioni, emergono dalla tradizione e vincono la riservatezza dell’epoca. Accettano l’Occidente ma lo assorbono con attenzione. La loro creatività non viene solamente dalla trasformazione linguistica, ma soprattutto dalla trasformazione del pensiero. Di fronte a una realtà con profonde conoscenze e grande spirito d’apertura, in un’epoca di grande trasformazione sociale cinese, anche se in condizioni instabili e difficili, non abbandono le loro idee di ricerca artistica, quindi le loro opere possono essere considerate caratteristiche della cultura cinese del ventesimo secolo e anche un documento visivo della modernità dell’arte cinese”.

  “Visitando questa mostra – conclude – il pubblico italiano non solo potrà ammirare lo stile adottato dai più grandi maestri della pittura moderna cinese, ma potrà anche aprire un dialogo e una riflessione interculturale, tramite i documenti tradotti nelle tre lingue: cinese, italiano, inglese, che aiuteranno a capire ulteriormente i diversi stili e temi. Le opere, dipinte dai pennelli e dagli inchiostri della tradizione forse non sono familiari nelle forme e nelle tecniche al pubblico occidentale, però sono caratteristiche del sistema della pittura cinese e della sua creatività, e potranno certamente spalancare un nuovo mondo visivo al pubblico occidentale. Italia e Cina sono due paesi che hanno grandi tradizioni artistiche, “oltre la tradizione” è non solo una nuova partenza, ma anche un processo di rinnovazione artistica che si estende verso il futuro dimostrando maggiori possibilità e grande vitalità.”

  La mostra, aperta al pubblico dal martedì alle domenica dalle ore 10.00 alle 19.00, è ad ingresso libero.

José de Arcangelo