William Wyler

 William Wyler ovvero quarantacinque anni di Hollywood, e quindi d’America, attraverso il cinema più solido e spettacolare, ma anche tramite il dramma sociale, moderno e scottante. Un regista che mise il suo sicuro mestiere al servizio dei generi cinematografici per portarli in primo piano con film quali “Ombre malesi” (The Letter, 1941), il dramma noir; “Vacanze romane” (1953), la commedia sentimentale; “Ben Hur” (1959), il kolossal; “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” (1966), la commedia sofisticata; “Funny Girl” (1968), il musical.

Restano nella memoria di diverse generazioni di spettatori, e soprattutto nella storia del cinema, innanzitutto i suoi drammi sociali: da “I migliori anni della nostra vita” (1946) a “Il silenzio si paga con la vita” (1970), ma anche le sue trasposizioni cinematografiche da drammi teatrali come “La calunnia” (1936), con Miriam Hopkins e  Merle Oberon – da cui trasse lui stesso un remake nel 1962, “Quelle due” con Shirley MacLaine e Audrey Hepburn – visto che si trattava di (presunta) omosessualità e dintorni, tema rimasto tabù fino agli anni Settanta; “Strada sbarrata” (1937) e “Piccole volpi” (1941), come il primo tratto da un testo di Lilian Hellman.

  Wyler – all’anagrafe Willi Wyler -, europeo di nascita come tanti altri suoi illustri colleghi, era nato a Mullhouse, Alsazia (allora Germania, ora Francia), il 1° luglio 1902. Emigrò in America appena ventenne nel 1922, dietro un’offerta di lavoro di Carl Laemmle, capo dell’Universal e lontano parente di sua madre. Trovò lavoro però prima negli uffici di New York e, successivamente, a Hollywood.

  Debuttò come produttore associato del “Ben-Hur” muto del 1925, passando contemporaneamente alla regia di cortometraggi western – allora erano di moda i serial cinematografici – e qualche anno dopo esordì nel lungometraggio, nello stesso genere, e poi ufficialmente nella commedia con “A New York si fa così” (Anybody Here Seen Kelly?) e “Clem, bizzarro monello” (The Shakedown) nel 1928, seguiti da “Trappola d’amore” (The Love Trapp), “Eroi del deserto” (Hell’s Heroes, 1929), “Notte di bufera” (The Storm, 1930), “Ritorno alla vita” (Counsellor at Law, 1933) con John Barrymore e “Le vie della fortuna” (The Good Fairy, 1935), con quella che diventerà la sua prima moglie, l’attrice Margaret Sullavan.

  Lasciata l’Universal e i film a basso costo, Wyler iniziò la sua collaborazione con Samuel Goldwyn per cui firmò le sue opere più impegnative, tra le quali la trilogia d’origine teatrale, le trasposizioni di famosi romanzi quali “Infedeltà” (1937), “La figlia del vento” (Jezebel, 1938), voluto dalla diva Bette Davis, scartata per il ruolo di Rossella in “Via col vento”, che divenne comunque il concorrente più combattivo dell’altro film e largamente preferito dalla critica, tanto che la Davis si aggiudicò l’Oscar per la miglior attrice protagonista – il secondo della sua carriera -; e “Cime tempestose / La voce della tempesta” (1939), da Emily Bronte, un mélo cupo, forse meno inquietante del romanzo, ma comunque accattivante.

  La seconda versione cinematografica del libro – la prima, muta, nel 1920 – divenne comunque la più celebre, nonostante le numerose successive trasposizioni. L’ultima, televisiva tedesca, è del 2009, ma proprio in questi giorni (fine maggio 2010), sono iniziate le riprese dell’ennesima versione cinematografica targata Regno Unito, per la regia di Andrea Arnold.

  Però non va dimenticato lo splendido mélo-noir “Ombre malesi”, ispirato a un racconto di Somerset Maugham, poi diventato testo teatrale e infine sceneggiatura di Howard Koch. Debitore solo in parte della grande protagonista Davis e dell’influenza dell’espressionismo tedesco (ottima fotografia, tutta luci e ombre, di Toni Gaudio), il film poggia sulla messa in scena perfetta di Wyler, fra suspense e tensione, sospetto e inquietudine, brivido e colpa.

  Un’opera che è rimasta a lungo dimenticata perché considerata un film di genere fatto su misura per la diva Davis, e incastrato in mezzo ai più grandi successi del regista, ma senz’altro artisticamente superiore. Un vero capolavoro che, non a caso, ottenne ben sette nomination all’Oscar ma non vinse nemmeno la statuetta per la fotografia.

  Infatti, per l’Oscar alla regia, Wyler – dopo tre candidature – dovrà aspettare, ancora ma non troppo. E lo vincerà addirittura due volte di seguito proprio negli anni Quaranta con “La signora Miniver” (1942) e “I migliori anni della nostra vita” (1946), specchio amaro dell’America durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale.

  Alla fine del decennio, ormai considerato uno dei registi più abili e affidabili nel fondere arte e spettacolo, Wyler continuerà la sua brillante carriera, fatta di grandi successi di pubblico e premi internazionali, sia per lui che per i suoi attori e collaboratori.

  Da ricordare anche i due film interpretati dall’inimitabile Humphrey Bogart, a vent’anni l’uno dall’altro. “Strada sbarrata” – già citato precedentemente – più che un noir melodrammatico, è un dramma sociale che risente delle sue origini teatrali, anche perché tutto girato in studio e influenzato dal New Deal.

  “Ore disperate” (1955) è invece un dramma psicologico sulla violenza – il penultimo del mitico Bogey -, anche questo di origine teatrale, sceneggiato da Joseph Hays, dal suo romanzo e dalla sue pièce. Una tesa parabola sulla società contemporanea che oggi può risultare ormai superata. Michael Cimino ha realizzato uno sfortunato remake, riveduto, corretto e agiornato nel 1990 con Mickey Rourke.

  Negli anni Cinquanta il regista si divide fra melodramma, commedia, western dagli spunti psicologici e solidi drammi. Appartengono a questo periodo, tra gli altri, “Pietà per i giusti” (1951) con Kirk Douglas, “Ore disperate” (1955) con Bogart e Fredric March, “La legge del Signore” (1956) con Gary Cooper e un giovanissimo Anthony Perkins, e “Il grande paese” (1958) con Gregory Peck e Charlton Heston.

  Il più grande successo della sua carriera è il verosimile e spettacolare remake, su grande schermo (panoramico) e in Technicolor, di “Ben Hur”, girato a Cinecittà, ancora con Heston. Una pellicola che battè ogni record di pubblico in tutto il mondo e di Oscar (ben undici statuette vinte). Infatti, nonostante i suoi cinquantacinque anni il regista continuò a lavorare ancora per oltre dieci anni, fatto strano nella mecca del cinema dove i registi venivano mandati in pensione alla soglia dei sessant’anni.

  Ma Wyler era spesso produttore di se stesso, e assicurava sempre e ovunque buoni guadagni. Tra i film degli anni Sessanta, il più personale è ‘l’inglese’ “Il collezionista” (1965), con Terence Stamp e Samantha Eggar. Forte dramma psicologico dalle implicazioni sessuali, girato appunto in Inghilterra, che servì di trampolino di lancio internazionale per i due giovani protagonisti.

Un’unica incursione sul piccolo schermo per cui firmò il primo episodio – ancora non si chiamavano pilot – del serial (in vivo e in diretta) “Producers’ Showcase” (1954), il più costoso e spettacolare dell’epoca che offriva al pubblico in casa una galleria di divi in cameo.

  Nei primi anni Settanta il regista si ritirò, stavolta forzatamente, e morì a Los Angeles neanche dieci anni dopo, il 27 luglio 1981.

  Uno dei più grandi registi hollywoodiani, un professionista di sicuro mestiere del cinema americano, un ottimo direttore di attori, ai quali aiutò spesso a vincere l’ambito Oscar; un attento osservatore dei caratteri e delle debolezze umane, William Wyler aveva portato a Hollywood quel suo modo particolare di vedere la vita e il mondo, tipico dell’autore nato e cresciuto in Europa.

José de Arcangelo

FILMOGRAFIA

1925 The Crook Buster (cm)

1926 The Gunless Bad Man (cm); Ridin’ for Love (cm); The Fire Barrier (cm); Don’t Shoot (cm); The Pinnacle Rider (cm); Martin of the Mounted (cm); Lazy Lighting (cm); The Stolen Ranch (cm)

1927 The Two Fister; Kelcy Gets His Man (cm); Tenderfoot Courage (cm); The Silent Partner (cm); Blazing Days (cm); Shooting Straight (cm); Galloping Justice (cm); The Haunted Homestead (cm); Hard Fists (cm); The Lone Star (cm); The Ore Raiders (cm); The Home Trail (cm); Gun Justice (cm); The Phantom Outlaw (cm); The Square Shooter (cm); The Horse Trade (cm); Daze of the West (cm); Il cavaliere della frontiera (The Border Cavalier); La polvere del deserto (Desert Dust)

1928 I cavalieri del tuono; A New York si fa così; Clem, bizzarro monello

1929 Trappola d’amore; Eroi del deserto

1930 Notte di bufera

1931 La sposa nella tempesta

1932 Il figlio del disertore

1933 Il suo ufficiale di marina; Ritorno alla vita

1934 Scandalo

1935 Le vie della fortuna; L’allegro inganno

1936 La calunnia; Infedeltà; Ambizione (iniziato da Howard Hawks e Richard Rosson)

1937 Strada sbarrata

1938 La figlia del vento

1939 Cime tempestose

1940 L’uomo del West; Ombre malesi

1941 Piccole volpi

1942 La signora Miniver

1944 La Memphis Belle: A Story of a Flying Fortress (doc.)

1946 I migliori anni della nostra vita

1947 Thunderbolt (doc.)

1949 L’ereditiera

1951 Pietà per i giusti

1952 Gli occhi che non sorrisero

1953 Vacanze romane

1955 Ore disperate

1956 La legge del Signore

1958 Il grande paese

1959 Ben Hur

1965 Il collezionista

1966 Come rubare un milione di dollari e vivere felici

1968 Funny Girl

1970 Il silenzio si paga con la vita