Famiglia violenza e legame

FAMIGLIA, VIOLENZA E LEGAME:

 Dai complessi famigliari alle costellazioni attuali

I Complessi famigliari: alleanza e condensazione

  Il tema che oggi ci invita alla conversazione è la questione della famiglia e il legame e potremmo dire cosa accade con questo quando compare la violenza e quale forma prenderebbe in questo caso.

  Sappiamo che la famiglia è un tema che è stato d’interesse della psicoanalisi fin dal suo inizio, per essere il luogo dell’Altro, il luogo dove s’impara la lingua materna, come lo espone Miller nella Psicosis ordinaria; è dove s’impara a parlare e quindi è anche un luogo di traduzione, dove si traducono i bisogni a livello della domanda. La sua origine è data dal malinteso, dal non incontro fondamentale; e il suo punto di legame, di unione, è sempre in relazione al non detto, ai segreti di famiglia. (Miller).

  La lettura delle relazioni famigliari, così come quella delle sue origini e delle conseguenze in un soggetto, da parte della psicoanalisi, non sono state senza effetti nella sfera sociale, per l’epoca in cui ognuna di queste puntualizzazioni venne rimarcata.

  L’Edipo freudiano in piena epoca vittoriana fu uno scandalo: il fatto di fondare l’ordine sociale sull’assassinio del padre e sull’incesto, non poteva provocare altro effetto.

  Con Lacan, troviamo che lo statuto del Complesso di Edipo Freudiano nella pratica e nella clinica della psicoanalisi, racchiude un paradosso, il quale è introdotto nell’Icc. Freudiano. Questo accade perché da una parte si definisce al di fuori dell’esperienza analitica, vale a dire la sua definizione come mito, ma d’altra parte è anche garante del senso dell’esperienza stessa.

  Questo punto che è paradossale, allo stesso tempo che denota un dentro e un fuori, permise a Freud di far funzionare l’Edipo a sua volta come punto di ancoraggio.

  Nel 1938 con “I Complessi famigliari” Lacan dimostra che l’isolamento del Complesso di Edipo è il risultato dell’incontro della storia soggettiva di Freud e del momento storico in cui visse (la Vienna depositaria di diverse forme di famiglia dell’impero austro-ungarico), ciò che gli permise la decomposizione specifica delle famiglie tale quale esistevano.

  In “I Complessi famigliari” Lacan, in primo luogo stacca la famiglia da uno statuto naturale e biologico, ma lo fa anche da un cerchio vittoriano dell’intimo per passare al campo della struttura. Postula la preponderanza coniugale nella famiglia, spostando così l’accento messo da Freud sul legame filiale, vale a dire che la questione scivola da un effetto di sangue verso un effetto significante come è il matrimonio, rimandandoci anche al fatto che la storia della famiglia è finita, ciò che segue è la storia del matrimonio.

  D’altra parte in questo stesso testo, la famiglia nucleare moderna appare definita come la condensazione di una serie complessa di funzioni, una contrazione che non ha nulla di semplice per ridotta che sia.

  A partire da un ampio studio e appoggiandosi all’antropologia strutturalista, scopre che sulla triade: padre – madre – figlio, ricadono funzioni parentali che in altre culture sono distribuite in un numero maggiore di figure.

  D’altro canto, anche se troviamo complessità nelle funzioni di ognuno, ce ne sono due che si profilano  nettamente per Lacan, che metterà chiaramente in risalto in “Le due note sul bambino”, come la funzione per eccellenza: nel caso del padre, la nominalizzazione e nel caso della madre, le cure. Entrambi sostenuti da un desiderio che, chiarisce, non deve essere anonimo.

Parentalità e poli-edipi

 Fin qui ciò che ci lascia l’insegnamento del primo Lacan riguardo la famiglia e in special modo ho  preso questi due punti: quello dell’alleanza matrimoniale e quello del complessare una trama di funzioni, per pensare la questione del legame famigliare. Abbiamo visto fin qui che è un legame intimamente rapportato a un’alleanza tra uomo e donna, che diverranno padre e madre e, d’altra parte che le funzioni di padre e madre sono differenziate e sono una contrazione, dirà Eric Laurent, in modo olofrastico.

Cosa succede con questo oggi?

  In effetti oggi siamo davanti alla rielaborazione del modello famigliare, ormai non è una novità. Sappiamo anche che in questa rielaborazione intervengono fattori sociali, economici, culturali, che non erano caratteristici della modernità. I soggetti scelgono nuove forme di fare famiglia, di unirsi, di separarsi e anche di scegliere una discendenza. Queste nuove forme famigliari non solo includono le famiglie monoparentali, ma anche le coppie di fatto, le unioni di coppie omosessuali che adottano bambini o affittano uteri, le famiglie nucleari tradizionali che hanno optato per fecondazioni in vitro o fecondazione assistita, ecc.

  E anche le famiglie nucleari tradizionali attraversate dagli effetti del declino paterno e quindi degli ideali, vale a dire le famiglie dell’Altro che non esiste, ciò che Miller ci segnala con il matema che conosciamo: a maggiore I

  Vale a dire che ci incontriamo, quasi come una caratteristica dell’epoca, con un ampio spettro di possibilità, in cui notiamo che tanto la questione del patto o alleanza matrimoniale, quanto quello delle funzioni di ogni genitore, si sono viste modificate.

  La domanda per uno psicoanalista continua a essere: come si costituisce e come è albergato un  soggetto in ognuna di queste configurazioni? E se questo non avvenisse, che potrebbe fare uno psicoanalista al riguardo?

  Ho pensato di prendere due significanti della nostra epoca che ci parlano della famiglia; uno ci arriva da un altro campo ed è preso da una psicoanalista francese: la parentalità e lo presento come un effetto del fatto che ormai non è il padre che predomina con la sua autorità; M.H. dice “un neologismo di attualità”, innegabile d’altra parte.

  L’altro: poli-edipi lo inventa un psicoanalista spagnolo (Miquel Bassols) e lo intendo non solo come rappresentante di un panorama attuale ma anche come qualcosa da cui valerci, in senso dell’uso possibile davanti alla proliferazione di legami.

La parentalità

   La parentalità sospende la paternità. Esclude in un punto la differenza padre-madre, vale a dire che unifica o equipara le funzioni che dicevamo complesse ma differenziate; ha il suo antecedente nei PACS europei (Patto Civile di Solidarietà) in cui c’è un riconoscimento di diversi modi di coppia, ma che a sua volta mette l’accento nel modo contrattuale dell’impegno di educazione e allevamento di un bambino.

  La parentalità esclude ogni combinazione o complementarietà di funzioni. Implica una simmetria e un’uguaglianza tra padre e madre, che propone al posto della differenza, l’interscambiabilità o l’equivalenza di funzioni.

  Questa cancellazione tocca anche la differenza uomo – donna ed è solidale allo “svelamento ” del non c’è rapporto sessuale. Possiamo dire che lì dove tentavamo con qualsiasi sotterfugio di velare questo buco, oggi ci troviamo con una realtà fuori discussione.

  La parentalità implica pure che il padre possa essere sostituito dai pari e questo non solo concerne al padre come pari, bensì tocca anche la simmetria dei legami anche con i figli, fenomeno epocale con cui ci incontriamo ogni giorno e in diversi ambiti, anche potenziato da un altro fenomeno, quello del prolungamento dell’adolescenza e pertanto la scarsità di persone adulte necessarie a un bambino.

  Il terreno della parentalità diventa propizio per che sia il soggetto, il bambino, quel che è convocato come oggetto a costituire, a produrre la famiglia, con tutta la carica che questa unione implica, quella di mantenere uniti parentalità e sessualità.

Eric Laurent ci addita decisamente l’angoscia che questo occasiona nel bambino.

  “Ma non si tratta piuttosto di riconoscere che il bambino risponde al desiderio dell’Altro in generale, pagando la libbra di carne e che interrogando il desiderio dell’Altro, non si tratta di riconoscimento ma di angoscia? Per mascherare questa la preoccupazione sociologica vuole  inquadrare il bambino in una finzione giuridica, che gioca il ruolo di un ideale, incluso debole. La posizione psicoanalitica consiste nel mantenere l’individuo a debita distanza dall’ideale e d’interrogare la realtà in gioco nella nascita del bambino, o sia il desiderio o il godimento in gioco il cui prodotto è lui.”

  Vediamo allora che questi mutamenti di configurazione hanno fatto esplodere la famiglia nucleare tradizionale con la quale ci sentivamo alquanto sicuri: da una parte le funzioni si sono disgregate, possiamo dire in ciò che riguarda la rottura di alleanze, e da un’altra -paradossalmente- nell’attuazione  queste funzioni si sono unite, omogeneizzate, come se fossero la stessa cosa: questo è la parentalità, la cancellazione, l’assenza di asimmetria  nei legami.

Poli-Edipi

  L’Edipo è un organizzatore che si da sotto la trama di un romanzo, anche noi lo chiamiamo finzione, il romanzo che si costruisce ognuno della propria esistenza. Una triangolazione amorosa nella quale è tanto importante l’amore quanto i divieti che si trasmettono al bambino, dinamica nella quale si produrranno le identificazioni  su cui un individuo conterà e orienterà il suo desiderio.

  Una delle domande che sorgono di fronte all’esplosione della famiglia nucleare tradizionale è: che succede con questo operatore così importante che funziona per dare identificazioni, per instaurare leggi di divieto e d’interscambio amoroso? Infine perché un bambino possa socializzare e stringere legami.

  Miquel Bassols ci offre il termine di Poli-Edipi, argomentando che non si tratta di opporre al mono-edipo freudiano un anti-edipo, piuttosto che la costellazione dei poli-edipi appare come più concorde ai mutamenti nelle configurazioni famigliari. Lungi dal finire con l’Edipo, queste forme lo moltiplicano; anche Bassols afferma che mentre più monoparentali possono essere queste famiglie nella loro descrizione, più poliedipiche si rivelano nella loro struttura. E che un soggetto debba situarsi ogni volta di più in relazione per esempio a più di una famiglia, a più di un partner di suoi genitori o a più di una linea generazionale di fratelli, verifica la esistenza di una tale costellazione (edipica).

  Per esempio è consueto oggi incontrarci con bambini piccoli che parlano con naturalità della separazione dei loro genitori, delle nuove coppie di questi o di nuovi fratelli nati da altre unioni.     Tutti questi “nuovi legami” sono vincoli che prima non esistevano o erano molto più eccezionali.

  La pluralità di “legami famigliari posticci” che si vanno conformando possono molte volte essere utilizzati a favore, non solo riguardo la socializzazione, ma anche ai riferimenti con cui un bambino ha bisogno di contare.

  Come dicevo prima, la possibilità di un bambino di far riferimento a persone adulte è importante, in genere queste sono i genitori, ma qualche volta in certi casi può essere un fratello maggiore, un nonno, il partner di uno dei genitori, un’istituzione.

  Sebbene possiamo dire che le annodature famigliari sono variate e che questo può portare delle difficoltà, non necessariamente dovranno gli effetti essere difficoltosi. E’ qualcosa che, come sappiamo, uno psicoanalista si dedicherà a investigare in ciascun caso.

  Allo stesso modo, come psicoanalisti non possiamo tralasciare di vedere che questo significante, poli-edipi, è in relazione a ciò che chiamiamo il pluralizzare i nomi del padre, e che effetto di questo sono anche le patologie del disorientamento, gli sbussolati  che nomina JAM.

  Al riguardo Bassols propone un esempio prezioso: quello dei sistemi GPS di localizzazione utilizzati per trovare persone smarrite, macchine rubate, incluso vittime di un fatto delittuoso come un sequestro. Con un individuo non abbiamo la possibilità di un GPS “psi”, o meglio in ogni caso è ciò che fanno le psicoterapie pretendendo con un S1, identificare i soggetti. In psicoanalisi la bussola è un’altra. “Nel mare dei poli-edipi, l’unico segnale certo è l’angoscia ed è la contropartita necessaria al non-tutto nella proliferazione dei poli-edipi”.

  Ciò che conta in ogni caso, in ogni soggetto che si produce, è sapere come è stata accolta la sua particolarità, il suo connotato (che può o no adeguarsi agli ideali dell’epoca).  La psicoanalisi può  contribuire a che questo soggetto, questo bambino, trovi o ritrovi, perché si smarrì nel suo godimento, quel luogo in cui ha un nome, perché ebbe un desiderio riguardo a esso e quel nome gli serve (in quanto designa un connotato particolare), per farsi un posto nella vita.
Eugenia Molina
Settembre 2007

Traduzione Gladis Alicia Pereyra

Eugenia Molina vive e lavora a Cordoba (Argentina)
è Psicologa della UNC
Psicoanalista
Membro della Scuola di Orientazione Lacaniana
Membro dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi
Membro del Dipartimento di Investigazione di Psicoanalisi con bambini della NRC

 

Testo originale

FAMILIA, VIOLENCIA Y LAZO:

 De Los Complejos familiares a las constelaciones actuales

Los Complejos familiares: alianza y condensación

   El tema que hoy nos invita a la conversación  es la cuestión de la familia y el lazo, y podríamos decir qué sucede con éste  cuando aparece la violencia, y qué forma tomaría en tal caso.

   Sabemos que  la familia es un tema que ha sido de interés para el Psicoanálisis desde sus inicios, por ser el lugar del Otro, el lugar donde se aprende la lengua materna, como lo plantea Miller en la Psicosis ordinaria, es en donde se aprende a hablar y por lo tanto también es un lugar de traducción, donde se traducen las necesidades al nivel de la demanda.. Su origen está dado por el malentendido, por el desencuentro fundamental; y su punto de ligazón , de unión, está siempre en relación a lo no dicho, a los secretos de familia ( Miller).

   La lectura de las relaciones familiares, como así de su origen y consecuencias en un sujeto por parte del psicoanálisis no han sido sin consecuencias para la esfera social, para la época, en que cada uno de esas puntuaciones fueron marcadas.

   El Edipo freudiano en plena época victoriana fue un escándalo: el hecho de  fundamentar el orden social en  el asesinato del padre y el incesto, no podía provocar otro efecto.

   Con Lacan, encontramos que el estatuto del Complejo de Edipo Freudiano en la práctica y en la clínica del psicoanálisis, encierra una paradoja: la cual es introducida en el Icc. freudiano. Esta es, porque por un lado se define por fuera de la experiencia analítica, es decir su definición como mito, pero por otra parte es también garante del sentido de la experiencia misma.

   Este punto que  es paradójico, a la vez que denota un adentro y un afuera le permitió a Freud hacer funcionar al Edipo a su vez como punto de anclaje .

   En 1938 con  “Los Complejos familiares” Lacan va a mostrar que el aislamiento del C. de Edipo es el resultado del encuentro de la historia subjetiva de Freud y de el corte histórico de su tiempo ( La Viena depositaria de diversas formas de familia del imperio austro-húngaro), lo que le permitió la descomposición especial de las familias tal como existían.

  En “Los complejos familiares” Lacan, despega a la familia primero de un estatuto de lo  natural y lo  biológico, pero también lo hace de un círculo victoriano de lo íntimo para pasar al campo de la estructura. Postula la preponderancia de la alianza conyugal en la familia, desplazando así el acento puesto por Freud en  el lazo filiatorio, es decir que va a deslizarse  la cuestión: de un  efecto de sangre hacia un efecto significante como lo es el matrimonio, remitiéndonos incluso a que la historia de la familia está terminada, lo que le sigue es la historia del matrimonio.

   Por otra parte en este mismo escrito, la familia nuclear  moderna aparece definida como la condensación de una serie compleja de funciones, una contracción que no tiene nada de simple por reducida que sea.

   A partir de un extenso estudio y apoyado en la Antropología estructural, encuentra qué sobre la tríada: padre-madre-hijo, recaen funciones de parentesco que en otras culturas están distribuidas en un mayor número de figuras.

   Por otra parte, si bien encontramos la complejidad en las funciones de cada quien, hay dos que se perfilan claramente para Lacan, que destacará claramente en “Las dos notas sobre el niño” como la función por excelencia: en el caso del padre: la nominación, y en el caso de la madre: los cuidados. Ambos sostenidos por un deseo que, aclarará, no debe ser anónimo.

 

Parentalidad y Poli-Edipos

    Hasta aquí lo que nos proporciona la enseñanza del primer Lacan con respecto a la familia, y en especial tomé estos dos puntos: el de la alianza matrimonial y también el de la complejización de un entramado de funciones, para pensar la cuestión del lazo familiar. Tenemos hasta aquí que es un lazo íntimamente relacionado a una alianza de hombre y mujer, que devendrán padre y madre, y por otra parte que las funciones de éstos están diferenciadas y son una contracción, dirá Eric Laurent, al modo de la holofrase.

  Qué sucede hoy con esto?

   Contamos en efecto hoy con la remodelación de las familias, ya no es una novedad. También sabemos que en esta remodelación intervienen factores sociales, económicos, culturales, que no eran característicos de la modernidad. Los sujetos eligen nuevas formas de hacer familia, de unirse, de separarse y también de elegir una descendencia. Estas nuevas formas familiares no sólo incluyen  las familias monoparentales , sino también las ensambladas, las uniones de parejas homosexuales que adoptan niños o alquilan úteros, las familias nucleares tradicionales que han optado por fecundaciones in Vitro o fertilización asistida, etc.

   Y también las familias nucleares tradicionales  atravesadas por el efecto de la declinación paterna y por ende de lo ideales, es decir las familias en la época del Otro que no existe, lo cual Miller nos lo señala con el matema que conocemos: a mayor I

   Es decir que nos encontramos, casi como una característica de la época con un amplio espectro de posibilidades, en las que notamos que tanto la cuestión del pacto o la alianza matrimonial, como el de las funciones de cada genitor, se han visto modificadas.

   La pregunta para un psicoanalista, sigue siendo como se constituye y es alojado un sujeto en cada una de estas configuraciones? Y si esto no sucediera, qué podría hacer un psicoanalista al respecto?

  Pensé en tomar dos  significantes de la época que nos hablan sobre la familia; uno nos viene de otro campo y es tomado por una psicoanalista francesa: la parentalidad; y lo presento como un efecto de que ya no es el padre el que predomina en su autoridad; M.H. Brousse va a decir “un neologismo de actualidad”, innegable por otra parte.

   El otro: poli-edipos lo inventa un psicoanalista español  (Miquel Bassols)y lo entiendo no sólo como representante de un panorama actual sino también algo de qué valernos, en el sentido del uso posible ante la proliferación de lazos.

La parentalidad

    La parentalidad pone en suspenso a la paternidad. Excluye en un punto la diferencia padre- madre, es decir que unifica o iguala las funciones que decíamos eran complejas pero diferenciadas, tiene su antecedente en el PACS europeo ( Pacto civil de solidaridad) en el que hay un reconocimiento de diversos modos de parejas, pero que a su vez pone el acento en el modo contractual del compromiso de educación y crianza de un niño.

   La parentalidad es solidaria de una exclusión de toda combinatoria o complementariedad de funciones. Implica una simetría y una igualdad entre el padre y la madre, que propone en lugar de la diferencia, la intercambiabilidad o la equivalencia de funciones.

   Este borramiento también toca la diferencia hombre-mujer, y es solidario del “desvelamiento” del no hay relación  sexual. Podemos decir que allí donde intentábamos con cualquier artilugio de velar este agujero, hoy nos encontramos  con un real sin cuestionamiento.

   La parentalidad también implica que el padre pueda ser sustituido por los pares, y esto no solo atañe a los padres como pares, sino que también toca a la simetría de los lazos también con los hijos, fenómeno de la época con el que nos encontramos a diario y en diversos ámbitos, también abonada por otro fenómeno: el de la prolongación de la adolescencia, y por lo tanto la escasez de personas mayores necesarias para un niño.

   El terreno de la parentalidad se torna entonces propicio para que sea el sujeto, el niño quien es convocado como objeto a constituír, a producir la familia, con la carga que esa juntura implica, la de mantener unidos parentalidad y sexualidad.

 Eric Laurent nos plantea contundentemente la angustia que esto ocasiona en un niño: 

           “Pero no se trata más bien de reconocer que el niño responde al deseo del Otro en general, pagando la libra de carne y que interrogando el deseo del Otro, no se trata de reconocimiento sino de angustia? Para enmascarar a esta la preocupación  sociológica quiere articular al niño a una ficción jurídica, que juega el rol de un ideal, incluso débil. La posición psicoanalítica consiste en mantener al sujeto a distancia del ideal y de interrogar lo real en juego en el nacimiento del niño, o sea el deseo o el goce en juego cuyo producto es él”.

  Vemos entonces que estas reconfiguraciones  han hecho estallar la familia nuclear tradicional con la que nos sentíamos un poco seguros: por un lado se han disgregado, podemos decir en lo que respecta a la ruptura de alianzas, y por otro-paradójicamente- el desempeño de esas funciones se han juntado, homogeneizado como si fueran lo mismo: esto es la parentalidad, el borramiento de las diferencias, la ausencia de disimetría en los lazos.

Poli-edipos

     El Edipo es un organizador que se da bajo la trama de la novela, nosotros también le llamamos ficción, la novela que se arma cada quien de su existencia.  Una triangulación amorosa en la que es tan importante el amor como la prohibición que se transmiten al niño, dinámica en la que también se producirán las identificaciones con que un sujeto contará y orientará su deseo.

    Una de las preguntas que surge ante el estallido de la familia nuclear tradicional, es qué ocurre con ese operador tan importante que funciona para proporcionar identificaciones, para instaurar leyes de prohibición y de intercambio amoroso. En definitiva para que un niño pueda socializarse y hacer lazos?

   Miquel Bassols nos proporciona el término de Poli-edipos, argumentando que no se trata de oponer al mono-edipo freudiano un anti-edipo, sino que la constelación de los poli-edipos aparece como más acorde a estas reconfiguraciones familiares. Lejos de terminar con el Edipo, estas formas lo multiplican; incluso Bassols afirma que mientras más monoparentales pueden ser estas familias en su descripción, más poliedípicas se revelan en su estructura. Y que un sujeto tenga que situarse cada vez más en relación por ejemplo a más de una familia, a más de un parteneire de sus padres o a más de una línea generacional de hermanos, verifica la existencia de tal constelación (edípica).

   Por ejemplo es común que hoy nos encontremos con niños pequeños que hablan con naturalidad de la separación de sus padres, de las nuevas parejas de estos, o de nuevos hermanos de otras uniones. Todos estos “nuevos lazos” son vínculos que antes no existían o bien eran mucho más excepcionales.

   La pluralidad de “lazos familiares postizos” que se van conformando pueden muchas veces ser utilizados a favor, no solo en cuanto a la socialización, sino también a los referentes con que un niño necesita contar.

   Como decía anteriormente la posibilidad para un niño de referirse a la persona mayor es importante, en general ésta es a  los padres, pero  tal vez en algunos casos pueda ser un  hermano mayor, un abuelo, el partenaire de alguno de los padres, una institución.

   Si bien podemos decir que los anudamientos familiares han variado y que eso puede traer sus dificultades, no van de suyos tales efectos ( dificultosos). Es algo que, como sabemos, un psicoanalista se dedicará a investigar en cada caso.

   Asimismo, como analistas no podemos dejar de ver que este significante: poli-edipos está en relación a lo que llamamos la pluralización de los Nombres del padre, y que también efecto de esto son las patologías de la desorientación ,los desbrujulados que nombra JAM.

  Bassols propone un ejemplo precioso al respecto: el de los sistemas GPS de localización  utilizado para encontrar personas perdidas, autos robados, incluso víctimas de un hecho delictivo como un secuestro. Con un sujeto, no tenemos la posibilidad de un GPS “psi”, o mejor dicho en todo caso es lo que hacen las psicoterapias pretendiendo con un S1, identificar a los sujetos. En psicoanálisis la brújula es otra. “En el mar de los poli-edipos, la única señal certera es la angustia y es la contrapartida necesaria al no- todo en la proliferación de los poli – edipos”.

   Lo que cuenta en cada caso, en cada sujeto que se produce, es saber cómo fue alojada su particularidad, su rasgo (que puede o no adecuarse a los ideales de la época). En esto puede contribuir el psicoanálisis a que ese sujeto, ese niño, encuentre o bien reencuentre porque se extravió en su goce, ese lugar en el que tiene un nombre, porque hubo un deseo con respecto a él, y ese nombre le sirve ( en tanto designa su rasgo particular), para hacerse un lugar en la vida.

 

Eugenia Molina

septiembre 2007