Michael Curtiz

Michael Curtiz, ovvero Mihàly Kertész, nato a Budapest la notte di Natale del 1886 – anche se alcuni biografi parlano del 1888 -, era a Hollywood da ben sedici anni quando realizzò uno dei più grandi film, se non il più grande, del cinema americano, dopo “Via col vento”: l’ormai mitico “Casablanca” (1942), con cui vinse l’Oscar per il miglior regista dopo quattro nomination aggiudicatesi per “Capitan Blood”, di cui due nello stesso 1938 per “Angeli con la faccia sporca” e “Quattro figlie”, e “Ribalta di gloria”.

E’ vero che “Casablanca” non ha rivoluzionato il cinema né offerto un grande apporto all’arte cinematografica, ma si è rivelato – come tutti i suoi avventurosi spettacoli – capace di conquistare lo spettatore ricostruendo la realtà più tragica con inconsueto gusto del romanticismo dei sogni che raramente si realizzano. Un sogno ad occhi aperti che proprio per quella sua atmosfera fuori dal tempo (e dallo spazio) – nonostante il chiaro riferimento agli anni Quaranta – non invecchia mai. Una miscela esplosiva di spionaggio e melodramma, di esotismo e politica, di realtà e finzione, ai limiti del (cinema) ‘fantastico’. Un concentrato di cliché che appassiona e, come dice Umberto Eco, finisce per “commuovere”.

Ma Curtiz era ormai uno dei più quotati registi della Mecca del cinema, un impareggiabile maestro dell’avventura su grande schermo, uno dei tanti europei che avevano preferito l’America della libertà e del grande sogno di celluloide, anche prima dell’orrore del nazismo. La sua frenetica attività, l’economia dei mezzi e l’efficienza fecero di lui uno dei migliori artigiani della Warner Bros., per la quale girò ben 46 film.

Curtiz però aveva cominciato a lavorare nel cinema ungherese, per cui diresse il suoi primi lungometraggi nel 1912, ma per motivi politici dovette fuggire allora in Austria, dove venne scoperto più tardi – dopo aver però firmato una sessantina di film – da Jack Warner grazie al suo “Schiava regina” (1924).

A Hollywood iniziò la sua scalata realizzando pellicole di ogni genere, dimostrando una particolare capacità nei film dell’orrore e di avventura. La grande occasione arrivò con “Capitan Blood” (1935), dove il regista ungherese mise a frutto tutta l’esperienza accumulata durante i suoi primi film europei in costume. Nacque con quel lungometraggio il lungo sodalizio con Errol Flynn, che Curtiz aveva già diretto in film della cosiddetta serie B e che venne da lui stesso richiamato quando il protagonista Robert Donat rinunciò al film per dissensi sul contratto e per ragioni di salute. E si formò nello stesso momento la popolare coppia Flynn-de Havilland. Infatti, la bella Olivia – diventerà poi famosissima nel ruolo della cugina Melania in “Via col vento” – formerà con loro un terzetto che si ricomporrà nei suoi film più celebri, da “La carica dei 600” (1936) a “La leggenda di Robin Hood” (1938).

Il sicuro mestiere del prolifico regista – girava anche sei film in un anno per non parlare delle co-regie non accreditate – ebbe ampia conferma nell’enorme successo di pubblico in tutto il mondo, ma anche nei riconoscimenti avuti attraverso i tanti premi Oscar ricevuti dalle sue pellicole: dal musical “Ribalta di gloria” (1942) a “Mission to Moscow” (1943), dai sunnominati all’intenso dramma “Il romanzo di Mildred” (1945), un altro suo grande melodramma che offrì a Joan Crawford l’occasione di vincere l’Oscar.

Lavorò sia con attori sconosciuti che con grandi divi, dal mitico Humphrey Bogart che ritrovò poi sul set di “Non siamo angeli” (rifatto negli anni Ottanta da Neil Jordan con Robert De Niro e Sean Penn) alla giovanissima Sophia Loren di “Olympia”; dal giovane Paul Newman in inarrestabile ascesa di “Quando l’amore è romanzo”, affiancato da Ann Blyth che aveva debuttato più di dieci anni prima nel ruolo della figlia di Mildred; all’ormai veterano Robert Taylor de “Il boia”, piccolo grande western crepuscolare sceneggiato da Dudley Nichols; dal Kirk Douglas di “Chimere” al ribelle Elvis Presley di “King Creole” (La via del male).

Ma se sullo schermo Curtiz dimostrava di essere quel regista affascinante formatosi all’Accademia di Belle Arti di Budapest, l’elegante direttore di attori che aveva fatto la scuola di recitazione al Teatro Nazionale Ungherese e perfezionatosi alla prestigiosa Nordisk danese; nella vita reale veniva considerato non proprio un angelo. Il suo attore feticcio (12 film insieme), Errol Flynn, prima di abbandonarlo definitivamente, disse: “Curtiz amava tanto il sangue che pretendeva togliessimo i parapunte alle spade”.

E la dolce Olivia de Havilland affermava: “Curtiz fu sempre, fino all’ultimo, un uomo arrabbiato”. Si dice addirittura fosse un maniaco depressivo che solo di rado si concedeva il lusso d’intrattenere rapporti sociali, ma tuttavia la sua “maniacale follia” si riversò nel lavoro offrendo alla Mecca del cinema almeno una decina di classici incontrastati dell’avventura che appassionarono e continuano a divertire intere generazioni di giovani spettatori.

Forse proprio per questo le caratteristiche del suo cinema restano inimitabili: il fascino dell’avventura in Technicolor anche prima della nascita del colore, tanto che alcuni dei suoi film in bianco e nero, “Capitan Blood” incluso, vengono oggi riproposti in tivù in versione ‘colorata’ (al computer) e solo chi ha visto l’originale riesce a capirlo; il suo romanticismo mai melenso però seducente; l’esotismo lontanissimo ricostruito anche dietro l’angolo; la ricerca delle emozioni da condividere con lo spettatore; il perfezionismo maniacale (appunto) che sopporta benissimo lo sbilanciato e ingiusto confronto con gli effetti speciali digitali di oggi.

Nonostante tutto, il maniacale Curtiz si è sposato tre volte, anche se le prime relazioni durarono pochi anni. Nel 1918 aveva sposato l’attrice ungherese Lucy Doraine (Ilona Kovacs), cognata del fratello David, ma prima di trasferirsi in America, nel 1923, erano già divisi. Nel 1925, il regista sposa un’altra attrice, Lili Damita, però divorziano un anno dopo. Infine, nel 1929, Curtiz sposa l’attrice e sceneggiatrice americana Bess Meredyth  che rimarrà accanto a lui fino alla morte. La loro villa, costruita nel 1934, è ora la casa in cui vive Jodie Foster.

Michael Curtiz era un regista per tutte le stagioni e per ogni genere che, dunque, realizzò centinaia di film e per cui risulta difficile ricordarli tutti. Bastino perciò – oltre i sopraccitati – quelli realizzati negli ultimi anni della sua lunghissima carriera, quali “La felicità non si compra” (1956), “L’orgoglioso ribelle” (1958), “Francesco d’Assisi (1961) e il tardo western “I Comanceros” (1962). Infatti, l’infaticabile Curtiz lavorò fino alla fine, firmando questo suo ultimo film a 76 anni, e poco dopo – il 10 aprile 1962 – morì a Hollywood (California).

Un vero record il suo e un vero privilegio, visto che a Hollywood i registi vanno in pensione forzata anche a sessant’anni. Non è sbagliato affermare che morì dietro la macchina da presa, dove era rimasto ‘nascosto’ per cinquant’anni.

Un prolifico maestro dei sogni in celluloide, un artigiano di lusso, oppure un sognatore frustrato che realizzava i suoi desideri sullo schermo? Di tutto questo un po’… e non è poco per un giovane emigrato ungherese in cerca di fortuna.

Molti film di genere erano stati da lui nobilitati da un gusto tutto europeo del particolare, dalle inquadrature di chiara origine pittorica, dal perfezionismo smisurato, dalla recitazione perfetta.

Un autore a tutti gli effetti che faceva di necessità virtù e che l’industria hollywoodiana non si fece sfuggire, anzi seppe ben sfruttare.

José de Arcangelo


FILMOGRAFIA AMERICANA

1926 Il diritto di amare

1927 Lo sconosciuto del mare; La pista insanguinata; Una donna nel deserto

1928 I lupi della City, L’Arca di Noè

1929 Gioco di bambole; La preda azzurra (Gorgo di anime); The Gamblers;

Cuori in esilio

1930 Nomadi del canto; Under the Texas Moon; Vivide luci;

The Matrimonial Bed; River’s End; A Soldier’s  Plaything

1931 Il mostro bianco; God’s Gift to Women; Il diavolo sciancato

1932 L’avventuriera di Montecarlo; Il segreto del dottore; The Strange Love

of Molly Louvain; Doctor X; Tentazioni

1933 20.000 anni a Sing Sing; La maschera di cera; Signore sole; Private

Detective 62; The Mayor of Hell (non accreditato); Goodbye Again;

Superdonna; Il pugnale cinese; From Headquarters (non accreditato)

1934 Tanya; Jimmy il gentiluomo; The Key; Agente segreto (British Agent)

1935 The Case of the Curious Bride; Black Fury; Go Into Your Dance

(non accr.); Miss prima pagina; Little Big Shot; Capitan Blood

1936 L’ombra che cammina; La carica dei 600; Anthony Adverse (non accr.)

1937 Black Legion (non accreditato); Stolen Holiday; Marked Woman (non

accr.); Mountain Justice; L’uomo di bronzo; Milionario su misura

1938 Occidente in fiamme; La leggenda di Robin Hood (The adventures of R. H.);

Quattro figlie; La squadriglia dell’illusione; Gli angeli con la faccia sporca

1939 Blackwell’s Island (non accreditato); Gli avventurieri; Sons of Liberty;

Profughi dell’amore; Il conte di Essex; Four Wives

1940 Carovana d’eroi; Lo sparviero del mare; I pascoli dell’odio

1941 Il lupo dei mari; Bomber

1942 Ribalta di gloria; Casablanca

1943 Mission to Moscow; This is the Army

1944 Il giuramento dei forzati; Janie

1945 Il romanzo di Mildred

1946 Notte e dì

1947 Vita col padre; L’alibi di Satana

1948 Amore sotto coperta

1949 Musica per i tuoi sogni; Viale Flamingo; The Lady Takes a Sailor

(titolo tv L’amore non può attendere)

1950 Chimere; Le foglie d’oro; Golfo del Messico

1951 Pelle di rame; Stringimi forte tra le tue braccia; I’ll See You in My Dreams

1952 The Jazz Singer; The Story of Will Rogers

1953 L’irresistibile Mister John (o Jones)

1954 Lo sceriffo senza pistola; Sinuhe l’egiziano; Bianco Natale

1955 Non siamo angeli

1956 L’ora scarlatta; Il re vagabondo; La felicità non si compra

1957 Quando l’amore è romanzo

1958 L’orgoglioso ribelle; La via del male

1959 Il boia; Imputazione; omicidio

1960 Le avventure di Huck Finn; Olympia

1961 Francesco d’Assisi

1962 I Comanceros