Mandragora autumnalis

  La Mandragora autumnalis Bert., è una delle due specie mediterranee di Mandragora,  l’altra è la Mandragora vernalis Bert. . L’autumnalis si distingue dalla vernalis  per i fiori azzurro-violacei che compaiono in autunno anziché bianco-verdognoli in primavera.

  All’inizio  è stata la curiosità che mi ha spinta a cercare i semi della Mandragora, pianta  avvolta in un alone di mistero, dato che, in tantissime culture, e da tempi remotissimi, la Mandragora assume proprietà magiche ed afrodisiache, e la sua particolarissima radice antropomorfa  viene spesso portata appesa al collo come potente talismano.

  Trovati finalmente dei semi freschi, ho atteso con trepidazione e, dopo una lentissima germinazione, ho ottenuto le prime piantine che mi hanno letteralmente conquistata, mentre imparavo a poco a poco le sue esigenze ed a rispettare i suoi ritmi, che la portano a periodi letargici in piena estate, quando scompare, diventando ipogea .

  È una pianta perenne, con foglie corrugate di un bel verde intenso di forma ovato-oblunga, di aspetto vagamente “bietoloso”, disposte a formare una rosetta basale al centro della quale, in autunno, si forma un ciuffo di fiori peduncolati con corolle di un azzurro intenso e luminoso. La fioritura è lunghissima, a volte si protrae per tutto l’inverno, anche se ho notato che ogni pianta tende a stabilire ritmi…estremamente personali, se mi si permette il termine!  Alla fioritura seguono i frutti, che sono bacche ovoidali di colore giallo aranciato, lunghe fino a tre cm.

  È dotata di una grossa radice a fittone di aspetto grossolanamente antropomorfo, che raggiunge, negli esemplari adulti, il metro e mezzo di lunghezza.

  La conformazione  delle sue radici ha probabilmente contribuito a far attribuire alla mandragora poteri sovrannaturali in molte tradizioni popolari, ma da non dimenticare è che le Mandragora sono realmente e fortemente dotate di azione tossica e allucinogena, contengono infatti alcaloidi con un’azione simile a quella dell’atropina.

  L’impiego più razionale della Mandragora si deve ai medici dell’antica Grecia  ed agli antichi Romani, che la usarono per ridurre ad uno stato di semincoscienza i pazienti da sottoporre a intervento chirurgico, uso che si protrasse fino al Medioevo.

  Oltre al potere soporifero, alla Mandragora fu  attribuito da molte culture un effetto afrodisiaco, inoltre, la sua efficacia nel favorire il concepimento alle donne sterili venne esaltata addirittura nell’ Antico Testamento: Rachele, pur di avere uno dei suoi frutti dice a sua sorella Lia:

   “che Giacobbe dorma pure con te questa notte in cambio delle mandragore colte da tuo figlio”.

  La Mandragora ha sempre avuto un fascino particolare nell’immaginario collettivo, certo è che  moltissime leggende e credenze sono nate attorno a questa pianta, una delle più diffuse è quella che riguarda la particolarissima modalità di raccolta.  Si diceva infatti  che estrarla dal terreno potesse condurre alla follia , per cui si consigliava di legare alla pianta un cane il quale, tirando la corda, l’avrebbe estratta e sarebbe morto, dando così all’uomo la possibilità di raccoglierla senza pericolo.

  Era considerata l’erba delle streghe perchè si credeva che l’ingestione del succo rendesse invisibile e veniva utilizzata in diverse preparazioni di unguenti e filtri magici allucinogeni durante i Sabba.

  Faceva anche parte del ricettario dei filtri d’amore della maga Circe; era l’omerica erba “Moli” che fu data da Mercurio ad Ulisse per difenderlo dalla Maga.

  E, per finire, arrivando a tempi più recenti, il Machiavelli nel 1518 scrisse di lei nella famosa omonima commedia: nella trama, Callimaco, innamorato di Lucrezia, la bella moglie di Nicia, escogita uno stratagemma per poter passare almeno una notte con lei. Suggerisce al marito di far prendere la Mandragora alla donna per curarne la sterilità  e che, poiché chiunque ingeriva questo rimedio diventava velenoso,  sarebbe stato bene che un’altro uomo facesse l’amore con lei….

  In ogni caso, si perde il conto di quanti aneddoti si potrebbero raccontare su questa pianta, che  è quantomeno dotata di una particolare aura che ci attira e ci affascina, cosa che sperimento sia su me stessa che la coltivo, sia  sulle tante persone che si avvicinano ad ammirarla quando la porto in bella mostra agli appuntamenti florovivaistici a cui partecipiamo.

Flavia Vicenzetto

  Le foto presenti sono proprietà del Biovivaio Gran Burrone e non possono essere utilizzate senza permesso.

  Nr. Il Biovivaio Gran Burrone ha ricevuto un premio all’eccellenza, per la coltivazione della Mandragora, dalla giuria della prima edizione di Orticolario -mostra florovivaistica, tenutasi nella splendida cornice di Villa Erba a Cernobbio, nell’ottobre scorso-.

http://www.biovivaiogranburrone.com/

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