Coltivare le tillandsie

COLTIVARE LE TILLANDSIE

di Giorgio Sacchi

  In questo breve articolo intendo esporre qualche nota introduttiva sulle Tillandsie e riferire alcune considerazioni da me fatte in lunghi anni sia per la formazione che per la conservazione di una collezione di questo gruppo di piante epifite.

  Le Tillandsie appartengono alla famiglia delle Bromeliaceae, di cui ben conosciuto da tutti è l’Ananas. Il genere Tillandsia, così battezzato da Linneo nel 1753, è composto da centinaia di specie (oltre 400) e da numerosissime varietà. Si tratta di piante di origine americana, come tutte le Bromeliaceae,a d eccezione di Pitcairnia feliciana (A. Chev.) Harmas & Mildbr., che cresce in Africa, nella Guinea.

  L’habitat di queste piante è vastissimo e si estende dagli stati meridionali degli U.S.A. al Cile ed all’Argentina, con grandissime differenze per quanto concerne sia l’altitudine che le condizioni climatiche. Esse si incontrano sia nelle zone aride che nella foresta piovosa e dal livello del mare fino a 3000 metri di altitudine sulle Ande e sugli altopiani del Messico. Le Tillandsie epifite adattatesi a vivere nelle più disparate condizioni, crescono abbarbicate agli alberi della foresta e della savana, sui cespugli e sui Cereus delle zone aride, su rocce di collina e di montagna o su dune di sabbia.

  Anche l’aspetto di queste piante varia moltissimo: le dimensioni vanno da pochi centimetri ad oltre un metro di altezza. Molte Tillandsie delle zone aride hanno un particolare aspetto argenteo dovuto alla presenza sulle foglie di una tomentosità che ha la funzione di assorbire l’umidità presente nell’aria. Altre sono invece fornite di foglie glabre, verdi o grigistre, a volte striate da bande orizzontali più scure. La crescita è lenta nei primi anni di vita, più rapida in seguito.

  La fioritura, su piante adulte, avviene regolarmente. Le infiorescenze recano brattee spesso vivacemente colorate dalle quali sbocciano i fiori, di lunga durata, che presentano diverse forme, dimensioni e colori: in genere i petali sono blu o violetti, ma talora bianchi, celesti, lilla, giallo oro o rosso vivo come, ad esempio, nella bella Tillandsia albertiana. Alcune specie recano fiori che emanano un fragrante, intenso, penetrante profumo (come Tillandsia crocata, decomposita, mallemontii, streptocarpa, xiphioides, ecc.).

  Nelle zone a clima temperato del nostro paese le Tillandsie vivono benissimo all’aperto e questa è, ovviamente, la condizione di vita per loro ideale. Nel Nord Italia le piante si pongono all’esterno in primavera appena passato il periodo di forti gelate, in luogo luminoso e parzialmente soleggiato e si ritirano nell’autunno inoltrato. Le Tillandsie si lasciano in questo periodo esposte alle precipitazioni e, nonostante la loro origine, sono piante robuste che, superato il periodo di acclimatazione, resistono assai bene anche alle basse temperature (+ 3/4 gradi C°).

  Nell’inverno, da noi, vanno ritirate ed appese in posizione luminosa e soleggiata in serra o in casa, sospese accanto ai vetri delle finestre. Durante questo tempo vanno areate frequentemente ed una o più volte alla settimana (in relazione alla temperatura dell’ambiente) si nebulizzano con acqua piovana o distillata. E’ essenziale non eccedere nelle nebulizzazioni onde evitare marciumi che portano alla perdita della pianta. Il clima di appartamento si addice particolarmente alle varietà desertiche (come, ad esempio, Tillandsia paleacea, purpurea, tectorum, latifolia, werdermanni, espinosae) che meglio sopportano la siccità. In queste condizioni le Tillandsie vivono e fioriscono facilmente. Dopo la fioritura la pianta muore, ma emette alla base germogli che, con gli anni, formeranno anche grossi cespi.

  Per quanto riguarda la mia collezione di Tillandsie, essa ha avuto inizio nel 1953 e la sua origine è legata all’interesse per le Cactacee e per le succulente che ho sempre avuto fin da ragazzo. In quell’anno avevo notato in una pubblicazione una foto raffigurante un Cereus ricoperto da ciuffi di strane piante dalle sottili foglie ricurve. Queste piante epifite mi avevano molto incuriosito, ma allora non disponevo di alcuna informazione in proposito e solo qualche tempo dopo, in un articolo pubblicato sulla rivista francese ‘Cactus’ del 1956 ho individuato, grazie anche ad alcune illustrazioni, quelle strane piante: erano Tillandsie.

  Nel frattempo avevo notato in qualche giardino della Riviera di Levante rari ciuffi di piante appese a vecchi alberi che mi ricordavano quelle viste nella fotografia del Cereus e così, nel 1954, da un fiorista di Chiavari ho acquistato le mie prime due Tillandsie (che allora mi furono vendute come ‘garofani giapponesi’!) e che, molto cresciute, conservo ancora oggi. Erano rispettivamente Tillandsia aeranthos e la rara Tillandsia diaguetensis identificate più tardi inseguito alla fioritura. Un piccolo cespo di Tillandsia bergeri mi fu donato, sempre in quegli anni, dal compianto J. Marnier-Lapostolle in una delle visite che feci alle sue meravigliose collezioni di cactacee, succulente e bromeliacee ed allo straordinario giardino botanico nel parco della sua villa ‘Les Cedres’ a Saint Jean Cap Ferrat, sulla Riviera francese. Conservo ancora quella Tillandsia bergeri ed in quel giardino ed in quelle collezioni ho avuto modo di ammirare e conoscere molte delle piante che amo.

  Nel contempo ho cominciato ad interessarmi più a fondo delle Tilllandsie, ho comperato libri, ho trovato indirizzi di fornitori e, poco a poco, ho formato la mia collezione. Richiedevo le mie piante principalmente nella Repubblica Federale Tedesca, talora in Olanda e in Inghilterra, due volte ho ricevuto Tillandsie dal Brasile; poi ho fatto qualche puntata all’estero dove mi sono scelto le piante personalmente. Nei primi anni, all’inizio della collezione, era piuttosto difficile scegliere gli esemplari perché non ne conoscevo nessuno, non disponevo di materiale iconografico e di descrizioni botaniche precise che mi aiutassero ad orientarmi, ed anche perché le Tillandsie presentano spesso un aspetto assai simile fra loro e generalmente si possono identificare solo nel momento della fioritura. C’erano inoltre da considerare i numerosissimi sinonimi botanici che, all’inizio complicano le cose.

  Gradualmente però il crescente interesse e l’ampliamento delle conoscenze, le osservazioni sulle piante che possedevo, le considerazioni fatte, l’esperienza acquisita mi permettevano di raccogliere esemplari molto belli e botanicamente rari ed interessanti. Debbo aggiungere che, fino agli anni settanta, con modeste somme, si potevano avere splendidi esemplari (o cespi di Tillandsie) che oggi sono difficili da reperire o, se disponibili, sono divenuti abbastanza costosi. In genere le Tillandsie pervenutemi emettonole radici che le fissano al supporto (legno, corteccia di sughero) nel secondo anno dall’arrivo e, salvo eccezioni, vegetano tutte bene. Ho riscontrato talvolta che fra le piante importate direttamente dai luoghi di origine qualcuna di esse non sopravvive e ciò probabilmente a causa della difficoltà di acclimatazione.

  A questo inconveniente sono certo si possa rimediare disponendo di una serra con atmosfera e umidità controllate. Io non la posseggo e le mie Tillandsie vivono all’aperto e, in inverno, in una luminosa veranda. Si tratta, come già osservato, di piante robuste che, salvo eccezioni, resistono bene alla siccità e al freddo. Qualche anno fa la mia collezione di Tillandsie era tutta all’aperto a fine aprile quando si è verificata una nevicata. Nonostante tutti i miei timori nessuna delle Tillandsie ha sofferto danni né dalla neve né dal repentino abbassamento della temperatura. Nel caso di perduranti piogge primaverili ed autunnali è bene ‘vuotare’ la rosetta di alcune specie capovolgendo la pianta o il cespo onde impedire prolungati ritagni d’acqua che, non accompagnati dalle alte temperature estive, potrebbero a lungo andare provocare danni alla pianta.

  Nella zona dove risiedo (il Lago di Como) ho notato difficoltà nella conservazione di alcune specie come, ad esempio, la splendida e rara Tillandsia xerographica di difficile acclimatazione o, caso veramente singolare, la Tillandsia recurvata, che pure è una delle specie più comuni, con un areale che si estende dal sud degli U.S.A. meridionali al Sud America ed è quindi dotata di molta adattabilità per quello che concerne clima e condizioni di vita. Ebbene, questa Tillandsia, nonostante ripetuti tentativi, non sopravvive nella mia collezione. Altro caso identico è rappresentato da Tillandsia mallemontii che non riesco a conservare, pianta dai bei fiori blu-violetto intensamente e dolcemente profumati. Qualche difficoltà ho riscontrato anche nella conservazione di Tillandsia disticha, caput-medusae e filifolia. C’è però anche la soddisfazione di vedere Tillandsie “difficili” che crescono benissimo e fioriscono copiosamente come, ad esempio Tillandsia albertiana, atroviridipetala, crocata, decomposita, funkiana, lottae e l’interessantissima Tillandsia espinosae (ora Vriesea espinosae) dai fiori blu e dalla particolarissima crescita.

  Le Tillandsie della mia collezione, che comprende 85 specie, sono lasciate crescere spontaneamente e con gli anni assumono quella veste che è loro caratterstica, simile a quella dei luoghi di origine, lontana dall’aspetto un po’ artefatto che presentano i soggetti predisposti per la vendita. E’ in questa forma che risiede, a mio avviso, il fascino delle Tillandsie, fascino che raggiunge il suo culmine nel periodo della fioritura quando queste piante esprimono tutta la loro strana bellezza con fiori dalle forme, colori e profumi così lontani ed esotici rispetto alla nostra flora. In commercio esistono fertilizzanti liquidi e stimolanti che servono ad accelerare la crescita e a favorire la fioritura delle Tillandsie e delle altre Bromeliacee. Sono al corrente dei buoni risultati che si ottengono impiegando oculatamente questi prodotti; io personalmente però non li ho mai usati.

  Certo occorrono anni di pazienza ed un poco di cure per ottenere naturalmente grosse piante e ricche fioriture. Concludo questa introduzione alle Tillandsie che spero serva a stimolare l’interesse per queste piante e ad accrescere il numero degli appassionati alla loro cultura e dò alcune indicazioni bibliografiche. Non so se esiste una associazione italiana che si occupi specificamente delle Bromeliacee. All’estero (U.S.A., Inghilterra, Germania, Giappone, Australia, ecc.) esistono associazioni specifiche e sono edite delle riviste. La piùdiffusa è: Journal of the Bromeliad Society edito dalla The Bromeliad Society, 1508 Lake Shore Dr., Orlando, Florida 32803, U.S.A. Questo bimensile su carta patinata, è ricco di illustrazioni in bianco-nero e a colori, con articoli di ricercatori, coltivatori ed amatori, indirizzi di fornitori e listini prezzi e recensioni di tutte le pubblicazioni inerenti le Bromeliaceae.

  Eccellente opera per la conoscenza delle Tillandsie è il volume: “Bromeliads for home, garden and greenhouse” di Werner Rauh, edito nel 1979 da Blandford Press, Link House, West Street, Poole, Dorset BH15 1LL, Inghilterra. L’opera è ricchissima di informazioni ed illustrazioni. L’originale, in tedesco, è edito con il titolo “Bromelien” da Verlag Eugen Ulmer, Stuttgart, Germania. Volumetti esaurienti che contengono capitoli sulle Tillandsie sono: “Bromeliads” di W. Richter e “Bromeliads, a cultural handbook” di autori vari, entrambi pubblicati nel 1977 dalla The Bromeliad Society. Belli, accurati e ricchi di notizie e illustrazioni per lo più a colori, con articoli sulle Tillandsie sono: “Bromeliads” e “The colorful Bromeliads” di V. Padila da richiedere a Victoria Padila, 647 South Saltair Avenue, Los Angeles, California 90049, U.S.A.

  Fondamentale opera botanica per la conoscenza delle Tillandsie, aggiornata al 1977, con la descrizione scientifica di tutte le Tillandsie fino a quell’anno scoperte, sinonimi, origine, ecc., ricca di carte geografiche e disegni botanici in bianco e nero di molte specie è il volume: “Tillandsioideae (Bromeliaceae)”, di L. B. Smith e R. J. Down, in “Flora Neotropica”, Monograph n. 14, Part 2, edito nel 1977 da Hafner Press, a division of Macmillan Publishing Co. Inc., 866 3rd Avenue, New York, N.Y. 10022, U.S.A.. E’ il secondo dei tre volumi sulle Bromeliaceae pubblicati dalla Hafner Press.

Foto copyright Claudio Camarda