Luigi Zampa

Nato a Roma il 2 gennaio 1905, Luigi Zampa è uno dei tanti registi italiani dimenticati troppo presto, e sulla scia dei suoi ultimi film, che se non erano tra i suoi migliori, erano pur sempre di un certo livello professionale, come si dice comunemente erano pellicole realizzate con ‘sicuro mestiere’ e senza dimenticare né l’attualità né il grande pubblico. Basta ricordare che nella sua ricca filmografia spiccano titoli quali “Vivere in pace”, “L’onorevole Angelina”, il celeberrimo “Il vigile”, per non parlare della trilogia satirica degli “Anni” e “Processo alla città”.

Dopo l’esordio nei primi anni Quaranta, Zampa si impose nel dopoguerra con drammi dal sapore neorealista e commedie di ambiente popolare, cioè del filone ‘neorealismo rosa’. Sono di questo prolifico periodo “Vivere in pace” (1946), acclamato dalla critica americana che a New York gli assegnò il premio per il miglior film straniero; seguito dall’indimenticabile “L’onorevole Angelina” (1947) con una grande Anna Magnani che – reduce del successo di “Roma città aperta” – si cimenta ancora una volta in un ruolo drammatico e nel personaggio della popolana forte e coraggiosa, in lotta contro ingiustizie e sopraffazione.

Un personaggio sanguigno e appassionato che gli stava addosso a pennello, come il vestito della sora Giulia che lei acquistò direttamente da una delle comparse. Nannarella sinonimo di Roma, ma della Roma delle borgate e dei sacrifici quotidiani, non dei sacrifici inutili. Anna la donna che non si arrende, che lotta ogni giorno contro ingiustizie e miseria, che anziché tacere e ‘abbozzare’ urla e si dibatte con tutte le sue forze.

Infatti, una volta avuta l’idea del film, regista e sceneggiatori pensarono subito e solo a lei. Nessun’altra attrice di allora avrebbe potuto interpretare meglio “la sora Angelina” alle prese con una battaglia che tutte le altre donne credevano persa. E le donne della borgata (la Pietralata di allora) che l’attorniavano nel film diventarono subito modelli e compagne di lavoro dell’inimitabile Nannarella. Un torrente irrefrenabile di umanità, un fiume di romanità contro speculatori e politicanti che valse all’attrice il suo secondo Nastro d’Argento.

E Zampa ‑ che proprio con film come “Processo alla città” affronterà dopo il legame tra camorra napoletana e politica ‑, in “L’onorevole Angelina” fa una satira della democrazia appena nata, attuata soprattutto da disonesti e inizia così una vera e propria battaglia a favore degli italiani poco ribelli ai soprusi e alla dittatura, ovvero quelli che subivano in silenzio.

Una satira feroce – e per ciò ancora attuale – dell’immediato dopoguerra che mostra una Roma popolare, non ancora invasa dal cemento, ma già preda della speculazione edilizia e degli intrallazzi politici. Piccoli grandi problemi delle borgate che una donna, una casalinga ‘senza voce né voto’, riuscirà a portare fino al governo.

La lotta quotidiana contro i profittatori fanno di questa donna una bandiera, prima di un quartiere, poi dell’intera popolazione. Rappresentante agguerrita della maggioranza silenziosa diventerà deputato di un nuovo partito, però cadrà nella trappola dei vecchi marpioni della politica che riusciranno a mandarla in galera. Quando uscirà, il popolo la vorrebbe ancora in prima linea, ma Angelina è ormai stanca, disgustata, e abbandona la carriera pubblica.

Ma sarà soprattutto la trilogia – in collaborazione con Vitaliano Brancati – sul fascismo in chiave satirica ad imporre definitivamente il regista: “Anni difficili” (1948), “Anni facili” (1953) e “L’arte di arrangiarsi” (1955), a cui si potrebbe aggiungere come appendice ideale “Anni ruggenti”, realizzato nel 1962. Con “Processo alla città” (1952), Zampa si dimostrò un autore abile ed attento alla realtà italiana, anticipando di dieci anni, il cosiddetto cinema di impegno civile e politico degli anni Sessanta-Settanta.

Sempre in bilico tra il dramma e la commedia – forse per questo ha portato spesso fuori strada la critica ‑, Zampa è stato un regista versatile la cui opera trova spazio nel cinema impegnato, ma anche nella “commedia all’italiana”, un genere alto che egli frequentò soprattutto fino agli anni Settanta: dal sopraccitato “Anni ruggenti”, con un grande Nino Manfredi, al “Medico della mutua” – che segnò la nascita di una serie -, ancora una volta con Alberto Sordi, dopo l’intramontabile successo del “Vigile”, non solo. Infatti, nei suoi film siano essi drammatici o commedie ha guidato i più grandi e famosi attori, anche stranieri come il Jean Gabin di “E’ più facile che un cammello” (1950) o il James Mason di “Gente di rispetto” (1975).

Nella sua filmografia figurano però anche delle corrette, anzi buone trasposizioni cinematografiche di romanzi, come “La Romana” (1954), da Alberto Moravia, con una Gina Lollobrigida all’apice della sua bellezza; oppure il soprannominato “Gente di rispetto” dal libro di Giuseppe Fava; e anche film di denuncia come “Bisturi, la mafia bianca” (1973).

Un bravissimo artigiano – come si usava definirlo allora – che si dimostrò un autore a tutti gli effetti, certo fra alti e bassi, che però contribuì non poco alla rinascita del cinema italiano negli anni del dopoguerra e fece la fortuna dell’industria cinematografica degli anni Sessanta, quando le sue opere  e quelle dei suoi illustri colleghi varcavano le frontiere per approdare persino in America.

Un direttore che offrì ai suoi attori la possibilità della grande interpretazione, sia essa drammatica o comica: dalla Magnani a Sordi, da Manfredi alla Lollo, da Totò (l’inimitabile episodio ‘La Patente’ da “Questa è la vita”) a Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi. Un regista che per quarant’anni ricreò la realtà italiana ora tragicamente, ora satiricamente, mettendo a fuoco vizi e virtù (spesso spietatamente) di una società in continuo cambiamento.

Parecchie sue pellicole sono rimaste imprese nella memoria di intere generazioni di spettatori, dal solito “Il vigile” a “L’arte di arrangiarsi”; da “Ladro lui, ladra lei” a “Una questione d’onore”.

Forse proprio sul finire degli anni Settanta, la sua opera comincia a perdere colpi, ma è soprattutto un periodo in cui l’età avanzata e la malattia lo portano a usare il suo mestiere per metterlo al servizio di produttori e attori. Sono di allora alcuni cosiddetti film minori come “Il mostro” (1977), con un poco credibile Johnny Dorelli drammatico; e la (quasi) ‘commediaccia’ italo-spagnola “Letti selvaggi” (1979), con le sex symbol Laura Antonelli e Sylvia Kristel, che chiude la sua carriera.

Ma in una così lunga carriera sono perdonabili i ‘bassi’ quando i titoli ‘alti’ sono oltre una decina, tra cui alcuni ‘altissimi’, cioè spesso sfiorano il capolavoro. Niente di meglio per rivalutare la sua opera è rivederla o (ri)scoprirla, e nel modo più completo possibile. Anche perché Zampa è stato uno dei pochi registi che era anche autore o co-autore delle proprie sceneggiature, e ha lavorato con i più grandi sceneggiatori del cinema italiano, da Cesare Zavattini a Rodolfo Sonego, da Suso Cecchi d’Amico a Sergio Amidei, da Leonardo Benvenuti a Piero De Bernardi, da Ruggero Maccari e Pasquale Festa Campanile, da Ennio Flaiano ad Ennio De Concini ed Ettore Scola.

Dopo lunghi anni costretto all’inattività dalla malattia, Luigi Zampa morì nell’estate del 1991, precisamente il 16 agosto, quasi dimenticato soprattutto dai produttori, ma non dal suo pubblico che continua ancora ad amare e rivedere i suoi film sul piccolo schermo.

 

FILMOGRAFIA

1941 L’attore scomparso; Fra’ Diavolo

1942 C’è sempre un ma!

1943 Signorinette

1945 L’abito nero da sposa

1946 Un americano in vacanza; Vivere in pace

1947 L’onorevole Angelina

1948 Anni difficili

1949 Campane a martello; Children of Chance (versione inglese)

1950 E’ più facile che un cammello…; Cuori senza frontiere

1951 Signori, in carrozza!

1952 Processo alla città

1953 Anni facili; Siamo donne (ep. Isa Miranda)

1954 La Romana; Questa è la vita (ep. “La Patente”)

1955 L’arte di arrangiarsi; Ragazze d’oggi

1957 La ragazza del Palio

1958 Ladro lui, ladra lei

1959 Il magistrato

1960 Il vigile

1962 Anni ruggenti

1963 Frenesia dell’estate

1966 Una questione d’onore; I nostri mariti (ep. ‘Il marito di Olga’)

1967 Le dolci signori (episodi)

1968 Il medico della mutua

1970 Contestazione generale

1971 Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata

1973 Bisturi, la mafia bianca

1975 Gente di rispetto

1977 Il mostro

1979 Letti selvaggi