Giovanni Bellini

GIOVANNI BELLINI,
LO SGUARDO ASSORTO DELLA MADONNA

  In programma fino all’11 gennaio 2009 alle Scuderie del Quirinale la mostra “Giovanni Bellini”, a cura di Mauro Lucco e Giovanni Carlo Federico Villa. “Il miglior pittore di tutti”, diceva Albrecht Dürer, ammirato dalla figura di questo grande vecchio che nella Venezia della seconda metà del Quattrocento costituiva un punto di riferimento per tutti gli artisti che vi circolavano: parlava appunto di Giovanni Bellini, all’epoca già molto anziano ma ancora capace di incarnare appieno la gloriosa  vicenda dell’umanesimo veneto  dal suo sbocciare alla sua piena affermazione.

Una mostra monografica – la prima dopo quella di Venezia 1949 – per celebrarlo e farlo conoscere anche al grande pubblico con più di sessanta dipinti  a rappresentare circa i tre quarti della sua produzione certa, tra opere sacre e opere profane.

  Giovanni Bellini (Venezia 1435-1448 circa – 1516) figlio del celebre Jacopo, fratello di Gentile (che famoso sarebbe diventato), cognato di Andrea Mantegna: al centro, dunque, di una famiglia di artisti e di un’operosissima bottega, oltre che di una città come Venezia – tra arte e potere -, nella quale circolavano Antonello da Messina, Giorgione, Tiziano, brevemente Leonardo e tutti gli artisti più grandi del momento, ha sempre goduto di un giudizio molto favorevole della critica. A lui, infatti, a “Messer Zuan Bellin” (il “Giambellino” come veniva chiamato) – affermano i curatori -, il “maestro di tutti”, dobbiamo capolavori in grado ancora oggi di colpirci profondamente per aver colto lo spirito del tempo e le profonde rivoluzioni culturali allora in atto, attraverso la commovente poesia delle figure e del paesaggio, oltre che una sempre rinnovata freschezza d’invenzione.

  Artigiano, anzi artista a tutti gli effetti,  quieto e immerso in profonda religiosità, Bellini è stato uno dei più prolifici del periodo, “genio creatore sublime e instancabile”, secondo la definizione del grande storico dell’arte Roberto Longhi che, nel 1946, si auspicava “Che spettacolo, quando si farà, una mostra completa di Giovanni Bellini!”

  “Ha dipinto senza sosta durante tutta la sua vita, rappresentando figure compiutamente legate allo spazio circostante. Uno spazio molto intimamente ‘veneziano’ per la morbidezza della luce, per il realismo sobrio dei personaggi, per il  gusto minuzioso per i particolari, compresi quelli botanici, con cui arriva a descrivere ogni singolo filo d’erba riconoscibile nella sua specifica identità. L’artista veneziano muove i primi passi usando la tempera per poi arrivare, nel corso degli anni, ad un utilizzo così sapiente dell’olio da ‘impastare’ direttamente le forme delle figure con architetture e sfondi, offrendo il primo esempio italiano di un uso moderno della tecnica allora importata dalle Fiandre. Alla fine della carriera giungerà addirittura a lavorare la superficie pittorica con le dita, per creare quelle inusitate morbidezze cromatiche che apriranno la via a Giorgione e Tiziano”.

  Infatti, il suo gusto per i particolari non si fermava soltanto a quelli botanici, ma anche agli animali, in particolari le lepri, anzi una coppia – una bianca, una castana – quasi sempre presente sullo sfondo dei suoi dipinti sacri e non. Così come le vesti, in particolare di Maria e dei santi, e l’architettura. E poi la rappresentazione artistica del “Padre eterno” che, crediamo, sia una delle prime – se non la prima in assoluto – immagine iconografica occidentale di Dio, nei panni di anziano e saggio Signore.

  “Nella storia dell’arte – aggiungono Lucco e Villa – i pittori in grado di innovare il corso degli eventi e, insieme, mutare profondamente la propria indole espressiva sono stati rarissimi. Tra questi, Giovanni Bellini ha il posto d’onore. Per circa un sessantennio, tra la seconda metà del Quattrocento e fino al 1516, anno della morte, Bellini è il fulcro di quell’originale rinnovamento, basato su un linguaggio autonomo e una nuova poetica che, facendo proprio e rielaborando il primo Rinascimento fiorentino e l’esperienza lombarda, li traduce in un idioma compiutamente ‘italiano’. G.B., anche detto il ‘Giambellino’, è l’artista che ha compiuto la prima vera unificazione linguistica ‘nazionale’, con un’arte di intrinseca bellezza per se stessa ma comprensibile a tutti, al di là delle divergenze stilistiche locali, tanto da imporsi come ineliminabile punto di riferimento. E’ lui, prima di Leonardo, il grande inventore della rappresentazione dei sentimenti e della natura. I suoi paesaggi riassumono tutto ciò che fino allora si era visto in Italia e in Europa, con le figure immerse totalmente nello spazio circostante in commoventi, struggenti rappresentazioni.”

  Alle Scuderie del Quirinale sono esposte non solo le famose e inimitabili Madonne – le più intense e coinvolgenti, spesso dallo sguardo assorto -, le tante rappresentazioni sacre e profane, tutte scelte secondo un criterio di esemplarità, genere per genere, ma anche, per la prima volta, alcune splendide pale d’altare, come quella con il Battesimo di Cristo eseguita per la chiesa della Santa Corona a Vicenza e la stupefacente Pala di Pesaro, riunita alla sua cimasa, e oggi conservata nei Musei Vaticani. Tutti i prestiti  sono stati possibili grazie al concorso dei più importanti musei del mondo – dal British di Londra al Louvre di Parigi, dall’America alla Germania e alla Russia (dall’Ermitage di San Pietroburgo) -, delle Soprintendenze italiane, delle curie ecclesiali coinvolte e, naturalmente, grazie alla grande collaborazione della città di Venezia.

  Ad accompagnare la mostra, un’attenta serie d’indagini scientifiche che svela tutto il lavoro preparatorio delle opere del Bellini. Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, sempre a cura di Mauro Lucco e Giovanni C.F. Villa con il concorso dei più accreditati studiosi internazionali del momento, si avvale di una campagna di ricerca d’archivio completamente nuova e si accredita come una monografia, agile, aggiornata e completa.

José de Arcangelo

Orari

Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00

Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

Biglietti

Intero 10 euro; ridotto 7,50; scolaresche 4 euro per studente (esclusi festivi)

Per gruppi e scolareschi prenotazione obbligatoria