Frank Capra

Frank Capra – nato Francesco Rosario – occupa un posto importante, se non il più importante, sul grande schermo hollywoodiano. Le sue commedie hanno fatto il giro del mondo contagiando gli spettatori del suo ottimismo, della sua speranza, della sua fiducia nell’uomo e nel futuro del mondo. Le sue favole cinematografiche hanno ispirato intere generazioni di registi, non ultimo il suo più degno successore, lo Steven Spielberg delle più belle favole degli ultimi trent’anni.

Film come “Signora per un giorno”, “E’ arrivata la felicità” e “Mr. Smith va a Washington” portarono un’ondata di ottimismo proprio negli anni più duri della depressione. E imposero quel tipo di commedia particolare dove il fantastico e il reale si fondono in un’affascinante atmosfera surreale, ma al tempo stesso quotidiana.

Nato povero a Bisacquino, in Sicilia, il 19 maggio 1897, raggiunse l’America su una nave insieme ai genitori e ai suoi sei fratelli nel 1903. La sua famiglia si stabilì a Los Angeles e in quella città era già scritto il destino del giovane Frank: la sua ascesa al successo è stata una favola proprio come le sue opere più famose.

Studiò nel prestigioso Istituto di Tecnologia della California, dove prese la laurea di ingegnere chimico nel 1918. Dopo un breve periodo nel servizio militare, il giovane Capra insegnò matematica ed esercitò vari mestieri prima di approdare al cinema dalla gavetta, percorrendo l’intera trafila, da comparsa ad aiuto regista.

Firmò le sue prime regie nelle comiche del popolare Harry Langdon e debuttò nella commedia con un film breve, tratto da Kipling: “La ballata della pensione di Fultah Fisher”. Ma già nei cortometraggi di Langdon emergeva il tema della fortuna inaspettata che diventerà uno degli argomenti cari al regista e quello su cui ruota la storia del celeberrimo “La vita è meravigliosa”, una favola moderna che non rinuncia alle situazioni drammatiche, anzi prende spunto dalla vicenda di un uomo che medita iaddirittura l suicidio. Ed ecco la mano della provvidenza: l’uomo ha l’occasione di poter vedere come andrebbero a finire le cose senza di lui e, alla fine, con l’aiuto di un anziano ‘angelo’ si convincerà che la vita, nonostante tutto, è meravigliosa.

Lontano dall’essere un autore impegnato politicamente, Capra esprimeva attraverso i suoi film la lotta dell’individuo contro i gruppi di potere ed esaltava, nella coralità delle sue storie, la solidarietà e la collaborazione popolare.

Denunciava anche assenteismo, speculazione e corruzione, dipingendo con i suoi apologhi un quadro polemico e drammatico della società americana contemporanea. Ma l’alone favolistica e la presenza di “miracoli” facevano dei suoi film non uno specchio della realtà vera, ma di quella che ognuno di noi sogna. Non com’è, quindi, ma come si vorrebbe che fosse.

Lavorò con le più grandi star dei Hollywood e spesso le aiutò non poco nella loro ascesa. Il giovanissimo Gary Cooper, protagonista di “E’ arrivata la felicità” e “Arriva John Doe”, divenne il simbolo dell’uomo americano del New Deal rooseveltiano. E lo stesso James Stewart è diventato, dopo “La vita è meravigliosa”, simbolo del suo ottimismo e alter ego dell’americano medio. Almeno finché non è diventato protagonista-attore feticcio di Alfred Hitchcock negli anni Cinquanta.

La coppia Claudette Colbert-Clark Gable vinse l’Oscar e il film “Accadde una notte” prese ben cinque statuette, un record poi uguagliato soltanto da “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

Di premi Oscar, Capra ne ebbe altri due per “E’ arrivata la felicità” e per “L’eterna illusione” – e altre otto nomination per i suoi film -, diventando così il regista numero uno di Hollywood, ma se per lui “la vita era meravigliosa”, quando la sua libertà d’autore divenne incompatibile con le leggi della Mecca del Cinema denunciò e rinunciò al contratto che lo legava alla Paramount per autoimporsi un lungo esilio dal set.

E spesso è stato produttore indipendente di se stesso, ruolo che coprì dal 1946 in poi, dopo una brillante carriera come supervisore della serie di documentari sulla Seconda guerra mondiale “Perché combattiamo”.

I suoi lungometraggi divennero però sporadici, sei in quindici anni, ma negli anni Cinquanta realizzò una serie di cartoni animati per la tivù, da lui stesso scritta e diretta. La sua carriera di regista si concluse con “Angeli con la pistola” (1961), remake di “Signora per un giorno”, su misura per la grande Bette Davis; a cui seguì il cortometraggio “Rendez vous in Spagna” (1964).

Morì il 3 settembre 1991, a 94 anni, dopo vent’anni in cui è stato al centro di tardivi riconoscimenti e celebrazioni in tutto il mondo.

“Credevo – diceva spesso il regista italo-americano – nell’America di allora, credo nell’America di adesso. Abbiamo avuto disavventure, momenti belli e momenti brutti. Ma la libertà… Siamo il solo Paese che non ha mai perso la libertà”.

FILMOGRAFIA

1926 Di corsa, dietro un cuore; La grande sparata (cm)

1927 Le sue ultime mutandine; For the Love of Mike

1928 That Certain Thing; So Thies is Love; Il teatro di Minnie; The Way fo the Strong; Say It with

Sables

1929 La nuova generazione; L’affare Donovan; Diavoli volanti

1930 Femmine di lusso; Luci del circo

1931 Dirigibile; La donna del miracolo; La donna di platino

1932 Proibito; La follia della metropoli; L’amore tè del generale Yen

1933 Signora per un giorno

1934 Accadde una notte; Strettamente confidenziale

1936 E’ arrivata la felicità

1937 Orizzonte perduto

1938 L’eterna illusione

1939 Mister Smith va a Washinton

1940 The Cavalcade of Academy Awards (doc.)

1941 Arriva John Doe

1943 Vigilia di guerra; La belva all’attacco

1944 Arsenico e vecchi merletti

1945 Two Down and One to Go! (doc.); War Come to America (doc.); Knew Yor Enemy (doc.)

1946 La vita è meravigliosa

1948 Lo Stato dell’Unione

1950 La gioia della vita

1951 E’ arrivato lo sposo

1959 Un uomo da vendere

1961 Angeli con la pistola