Correggio e l’antico

“CORREGGIO E L’ANTICO”,
OVVERO LA DELICATEZZA DEL TOCCO

  Ancora un grande pittore da scoprire o riscoprire nell’estate romana. Fino al 14 settembre è in corso, infatti, a Roma la prima mostra mai dedicata ad Antonio Allegri, detto il Correggio: l’unico dei tre artisti appartenenti alla cosiddetta triade rinascimentale, con Raffaello e Michelangelo, a cui non sia mai stata dedicata un’esposizione complessiva, terzo appuntamento del programma “Dieci  grandi mostre”, messo a punto dal Soprintendente speciale per il polo museale romano Claudio Strinati e dalla direttrice della Galleria Borghese Anna Coliva.

  Correggio fu riconosciuto dai suoi contemporanei come sommo artista, alla pari di Michelangelo e di Raffaello – dei quali comunque subì l’influenza, soprattutto nei colori, prima di uno poi dell’altro, ritrovando alla fine i ‘suoi’ -, e tutti gli studiosi lo hanno da sempre considerato tra i massimi artisti della storia dell’arte, tuttavia la sua fama non è mai divenuta universale come quella degli altri due illustri protagonisti.

  “E’ una anomalia da sempre percepita dalla critica, che ha provato anche a rispondervi: l’unica spiegazione può essere semplicemente perché Correggio non lavorò a Roma, non lasciò alcuna opera in quello che nel Cinquecento era il più grande palcoscenico artistico del mondo e solo le opere che qui venivano dispiegate divenivano modello universale”.

  Sessanta capolavori in mostra tra dipinti, disegni e opere dell’antico per cercarvi la risposta alla domanda non se ma quanto Correggio cambiò, grazie al contatto con la Roma di inizio Cinquecento, la sua visione dello spazio, della composizione, delle forme, poiché la sua miracolosa originalità provinciale, che il campanilismo parmense soprattutto nell’Ottocento ha tentato di avvalorare, va ormai considerata come una vecchia leggenda. Non sono mai state trovate tracce documentarie ma ci sono nelle sue opere innumerevoli indizi di “romanità” e infatti ormai la critica è quasi unanime nel dare per certo che Correggio a Roma ci sia stato, forse intorno al 1518-19.

  La mostra della Galleria Borghese, curata da Anna Coliva, intende ribaltare il problema e partire proprio da Roma: come sede fisica della mostra ma anche come confronto ideale e come centro del problema. Partire da un’assenza: la mancanza di prove documentate; per ribadire una presenza: l’idea di Roma nell’opera del Correggio, la peculiarità della sua interpretazione delle “forme” romane. “Correggio e l’antico”, quindi: perché per gli artisti del Rinascimento Roma è sinonimo dell’antico, la presa di coscienza della sua immanenza, la vitalità della classicità che solo a Roma era materia viva e non insegnamento accademico.

  “Fu lo stesso per Raffaello – si legge nella presentazione -, e si è provato a dimostrarlo con la mostra precedente; lo è stato per tutti gli artisti che qui si sono recati e che qui lo hanno compreso. E’ a Roma che l’artista poté confrontarsi con le risposte che, al tema dell’antico, avevano dato Raffaello e Michelangelo e il contatto con le loro opere romane darà a Correggio, dal 1518 in poi, al ritorno a Parma gli elementi per affrontare l’impresa delle cupole, una grandiosità completamente nuova, una plasticità e monumentalità che ne cambiarono per sempre la visione”.

  “Se a Raffaello si riconosceva l’arte suprema di esprimere gli effetti degli animi, a Correggio apparteneva quella dei corpi. Se la critica d’arte antica assegnava a Raffaello la palma del disegno, a Correggio spettava quella del ‘colorito’, che significava la capacità di fondere il colore con la luce come fosse cera sul fuoco. Ma si tratta di un giudizio superato: oggi tutti riconoscono a Correggio la grande capacità di disegnatore, al contrario di quanto gli rimproverava Vasari. Come scrisse un grande esperto di Correggio, “può una matita dipingere l’aria?”

  Sono oltre una ventina le tele di Correggio esposte nella Galleria di Villa Borghese con alcune novità assolute. Si possono vedere insieme  per  la  prima  volta  la splendida  “Danae”  della  Galleria Borghese,  l’enigmatico “Giove  ed  Io”  e l’originale “Il  ratto  di Ganimede”  dalla  Kunsthistorisches di Vienna, il coinvolgente l'”Educazione  di  Cupido” dalla National Gallery di Londra e il sorprendente “Venere e Cupido addormentati e spiati da un satiro” dal Louvre. Dipinti che ritraggono scene mitologiche e che consacrano Correggio come artista di sommo livello. Le ultime due tele citate, dipinte tra 1523 e il 1525 e concepite come una coppia, sono le uniche che, insieme ai celeberrimi “Amori di Giove”, trattano argomenti profani.

  Di questa sensazionale serie raffigurante scene amorose tratte dalle Metamorfosi di Ovidio e commissionate all’artista dal duca di Mantova, Federico Gonzaga, per essere donate all’imperatore di Spagna Carlo V, sono esposte la “Danae”, “Giove ed Io” e “Il ratto di Ganimede” (il quarto dipinto della serie, la “Leda”, dalla Gemäldegalerie di Berlino, è inamovibile per ragioni conservative). A confronto alcune “copie” e variazioni di altri artisti.

  Alle opere di soggetto mitologico vengono affiancati circa venti dipinti – capolavori e non – raffiguranti temi religiosi, dove il rapporto tra Correggio e l’antico è allo stesso modo significativo per scelte formali e compositive. Come per il  “Noli me tangere” – dagli sgargianti colori – dal Prado, la serena “Madonna del  latte” da Budapest, i bizzarri “Quattro  Santi” dal  Metropolitan, il tradizionale “L’Adorazione dei Magi” dalla Pinacoteca di Brera, lo splendido “Matrimonio mistico di Santa Caterina” da  Capodimonte e la fanciullesca “Madonna Campori” dalla Galleria Estense di Modena. Opere dalla quali emerge il Correggio pittore degli affetti, della grazia, del colore, della delicatezza del tocco, della morbidezza e della luce. Spesso indicato come il pittore delle difficoltà e dell’indipingibile perché nessuno meglio di lui seppe raffigurare l’aria, i vapori, le nebbie e tutto ciò che è impalpabile e inafferrabile, Correggio è, quindi, un maestro delle atmosfere che definiscono ed esaltano i soggetti, i personaggi mitologici e religiosi.

  E’ per accompagnare il visitatore in questo percorso ideale che la mostra romana è concepita ponendo a confronto i dipinti di Correggio con la scultura classica – onnipresente nella Galleria Borghese – , ad evidenziare le sue fonti ideali; mentre lo svolgersi  cronologico delle sue opere permetterà di seguire il mutamento stilistico e l’ampiezza di respiro che il contatto con Roma portò nella sua concezione. Dai temi mitologici ai capolavori raffiguranti soggetti religiosi la mostra della Galleria rappresenta la monografica più completa mai fatta su Correggio, con la sola eccezione delle inamovibili grandi pale d’altare e delle  cupole, di cui sono presenti pregevolissimi disegni preparatori.

Il  catalogo,  curato  dalla stessa  Coliva,  è  edito  da  Federico  Motta  Editore.

José de Arcangelo

Galleria Borghese, Roma

Piazzale Scipione Borghese, 5

Villa Borghese

Orari: da martedì a domenica, dalle ore 9.00 alle 19.00

La biglietteria chiude alle 18.30

La prenotazione è obbligatoria tel. +39 06 32810

Biglietti: euro 11,50 – Ridotto euro 8,25