Romano Mairano

 Romano Mairano
Un mercante veneziano del secolo XII

  Romano Mairano era un mercante veneziano del XII secolo che fece fortuna con il commercio d’oltremare. Sembra che all’inizio della carriera Romano non disponesse di grandi risorse, giacché si valeva della forma di contratto chiamata colleganza per portare avanti i suoi affari. Mediante questo tipo di contratto si stabiliva un’associazione di capitali tra il mercante itinerante e quello residente. Quest’ultimo forniva due terzi del capitale e i profitti si dividevano in parti uguali.

  La colleganza permetteva di agire a un mercante disposto a correre tutti i rischi del viaggio, ma a corto di sostanze e di far fruttare il proprio denaro a un sedentario facoltoso. Offriva, inoltre, il vantaggio di facilitare il rifornimento delle merci destinate all’esportazione; l’esperienza del mercante residente in materia di prodotti e di mercati locali, era un prezioso apporto per la buona riuscita degli affari.

  Il commercio tra Venezia e i porti bizantini di Almiro e Sparta, impegnò il nostro dal 1153 e nel 1155 stabilì la sede dell’impresa a Costantinopoli, dove risiedete per i successivi dieci anni. Nei primi tempi fu agente di un cognato rimasto a Venezia e in seguito, in società con il fratello Samuele, costituì una rete di agenzie che comprendeva le città di Smirne e Adriamito, sulla costa dell’Asia minore e Almiro in Grecia.

  Un matrimonio vantaggioso permise a Romano di sviluppare l’azienda investendo la cospicua dote della moglie. Tra il 1157 e 1158 si recò diverse volte a Smirne e nel 1161 conquistò le importanti piazze di Acri e Alessandria. Tornò a Venezia nel 1164 e vi rimase per due anni; nel 1166, di nuovo a Costantinopoli, diede una svolta decisiva alla gestione aziendale. Il suo patrimonio ormai era tale da permettergli di rinunciare ad associarsi a una colleganza e d’integrare il capitale per mezzo di prestiti; risultava più conveniente pagare gli interessi che dover spartire il guadagno.

  Investì il denaro così risparmiato nell’acquisto di navi tonde che partivano da Costantinopoli, toccavano i porti di Acri e di Alessandria e facevano ritorno alla capitale bizantina. Nel 1168 era nuovamente a Venezia. Dopo la morte della prima moglie, Romano contrasse nuove nozze con una danarosa dama e per la seconda volta vide rafforzati i suoi già ingenti capitali con il contributo di una ricca dote, che utilizzò nell’acquisto di una grande nave a tre alberi. L’anno dopo ottenne in appalto, a elevato prezzo, dal patriarca di Grado tutte le entrate ricavate dal quartiere veneziano di Costantinopoli e, mercé a una serie di prestiti, mise insieme la somma di 3.075  iperperi che investì in mercanzia.

  Se il nostro abile Romano sia o no intervenuto nell’assalto al quartiere genovese nell’estate del 1170 non ci è dato saperlo; certo è che nel 1171 riuscì a evitare la cattura disposta da Manuele I Comneno ai danni di tutti i veneziani e con altri profughi raggiunse prima Acri e poi Venezia. Era partito ricchissimo due anni prima e tornava praticamente in miseria. Romano, tuttavia, non si diede per vinto e, insieme al fratello Samuele, si stabilì a Venezia da dove riallacciò i traffici con Alessandria e Acri.

  Sei anni dopo era di nuovo in grado di costruire una nuova nave e nel 1190 fece ritorno, dopo un’assenza di vent’anni, a Costantinopoli.  Il 1193 fu l’anno in cui  riuscì, finalmente, a saldare tutti i debiti contratti dopo il disastro del ’71. Romano morì ricco a Venezia nel 1207, tre anni dopo che Bisanzio era diventato l’Impero Latino di Oriente. La sua storia, arrivata fino a noi, costituisce un valido esempio del modo in cui gestiva i suoi affari un mercante del XII secolo.
Gladis Alicia Pereyra