Mario Camerini

Nato a Roma il 6 febbraio 1895 e morto il 4 febbraio 1981, alla vigilia del suo ottantaseiesimo compleanno, Mario Camerini è stato uno dei nomi più brillante della cinematografia italiana degli anni Trenta-Quaranta. Un regista che aprì la strada alla commedia che verrà poi definita “dei telefoni bianchi”, ma che al tempo stesso se ne discosta grazie al suo personalissimo stile e preferendo ai personaggi borghesi (o piccolo borghesi) quelli semplici, sinceri e spesso squattrinati.

Un cantore della piccola gente che “dà la sensazione, o l’ha data a parecchi, che abbia combattuto una battaglia coraggiosa, in pieno fascismo, a favore del proletariato”.

Naturalmente, il regista aveva pagato il suo scotto al regime, scrivendo e dirigendo, “Il grande appello” (girato in Etiopia), nel 1936. La storia di un italiano ritenuto indegno, perché non odiava gli abissini e, addirittura, parteggiava per loro. Ma Camerini non si era mai occupato di politica, meno ancora sul grande schermo, e la non riuscita del film gli fece onore. Ovviamente, non al regime.

Un regista per caso che, lavorando, acquistò la passione della macchina da presa, mai eccedendo, mai sopra le righe. Come se volesse nascondere la sua personalità, ma così facendo la metteva, involontariamente, in risalto. Perciò è stato definito “il regista che parla sottovoce”, oppure “un crepuscolare”.

Un artigiano che non è mai stato considerato un autore (nel senso di artista) anche se, col tempo, aveva acquisito tutte le carte in regola per diventarlo. Era nato nel mestiere proprio col cinema sonoro e, forse, proprio per questo prediligeva il silenzio, la recitazione misurata, la voce anziché le grida. In questo modo divenne un ottimo regista di attori e i suoi film mantengono quella freschezza, quella modernità che non li fa invecchiare facilmente, come accade ad altre pellicole del periodo.

Oltre Vittorio De Sica, l’attore con cui raggiunse il massimo della sua espressività e il successo, il regista ha lavorato sempre con gli attori più grandi e popolari del cinema italiano, da Anna Magnani a Sophia Loren, da Alida Valli aSilvana Mangano, da Amedeo Nazzari a Massimo Girotti, dai fratelli De Filippo a Vittorio Gassman.

L’esordio. Tornato dalla prigionia in Germania, dopo la Grande guerra, Camerini venne a sapere che un suo cugino, Augusto Genina, era già un affermato regista cinematografico. La curiosità lo spinse sul set per assistere alle riprese e Genina approfittò per far di lui il suo assistente. Un’occasione che il giovane, laureato in lettere e sperduto nella Roma alla vigilia del regime fascista, accettò più che come una sfida come una strada da sperimentare.

Fare l’aiuto regista del cugino per soli tre film – “Tre meno due” (1920), “Moglie e marito” (1921) e “Cirano di Bergerac” (1923) – sembrarono sufficienti al debuttante per imparare il ‘mestiere’ di Genina, allora tra i più quotati artigiani del grande schermo.

Il giovane Camerini esordì così nello stesso anno con un film ambizioso, “Jolly, clown da circo”, realizzato in collaborazione con Orio Vergani, il quale gli aveva proposto un suo racconto che, altrimenti, sarebbe finito in quel “teatro tascabile” frequentato allora da registi e produttori alla ricerca di idee e attori.

Scrissero la sceneggiatura insieme e il film segnò l’esordio dei due autori: un film che, nonostante l’insicurezza del mestiere, aveva la freschezza, il coraggio e, se vogliamo, la spregiudicatezza delle opere dei principianti di talento.

Le opere che seguirono dimostrarono presto che il regista non aveva fretta di sfondare ma che voleva apprendere il mestiere passo dopo passo: “La casa dei pulcini” (1924), “Voglio tradire mio marito” (1925), “Saetta, principe per un giorno” (1925) e “Maciste contro lo sceicco” (1926), sì proprio quel personaggio che verrà ripreso nei primi anni Sessanta dal mitologico ed allora popolarissimo. Infatti, su Maciste – interpretato agli esordi da Bartolomeo Pagano, e lanciato con quel nome in “Cabiria” di Giovanni Pastrone (1913) – si erano cimentati un po’ tutti i registi del periodo.

Ma la grande occasione per Camerini arrivò con “Rotaie” (1929) che, realizzato col sistema muto, mesi dopo venne sonorizzato facendo del regista uno dei primi ad usare voce e musica nel cinema italiano. Da un soggetto di Corrado D’Errico, “Rotaie” mostra un Camerini sempre più intimista che aveva ormai trovato gli argomenti che diventeranno emblematici del suo cinema: sentimenti non urlati, tenerezza adolescenziale, e – soprattutto – importanza del silenzio anche nel cinema cosiddetto “parlato”.

Queste sue caratteristiche e la sua visione del mondo – poveri = buoni, ricchi = cattivi – lo imporranno come precursore del cinema, appunto, “dei telefoni bianchi”, anche quando i suoi personaggi anziché essere membri della dorata borghesia sognano quell’ambiente dorato.

E’ il periodo delle commedie di grande successo che imposero lui e il suo attore feticcio: Vittorio De Sica. Quelle che vengono considerate i suoi capolavori: “Gli uomini che mascalzoni!” (1932), “Darò un milione” (1935), soprattutto il celeberrimo “Il signor Max” (1937), rifatto negli anni successivi per ben due volte (la prima da Giorgio Bianchi con Alberto Sordi e lo stesso De Sica, nel 1957; l’altra dal figlio del protagonista, Christian, e con Ornella Muti, nel 1991); e, infine, “Grandi magazzini” (1939), anch’esso oggetto di un rifacimento-variazione anni Ottanta.

Sono questi, probabilmente, i suoi titoli migliori anche se il regista continuò a lavorare fino ai primi anni Settanta rivisitando altri generi popolari, dal melodramma all’avventura esotica, ereditando in alcuni casi film destinati ad altri, come “Ulisse” (1954), iniziato dal maestro tedesco Georg W. Pabst e subito abbandonato. Il film più costoso realizzato in Italia fino ad allora che, grazie allo strepitoso successo internazionale, aprì le porte di Cinecittà alle superproduzioni hollywoodiani. E, quindi, contribuì alla nascita della mitica Hollywood sul Tevere.

Anche “Don Camillo e i giovani d’oggi” (1972) viene ripreso da Camerini, quando era stato ormai lasciato da un popolare regista francese. Il film, iniziato appunto da Christian-Jaque, era stato interrotto due anni prima per la morte improvvisa di Fernandel che venne poi sostituito da Gastone Moschin. Però anche Gino Cervi, scomparso ancora prima del collega, era stato sostituito da Lionel Stander. E la pellicola non ebbe il successo atteso anche perché i tempi (e il pubblico) erano cambiati.

Ma nelle sue pellicole c’era sempre un grande mestiere e un genuino gusto per lo spettacolo, persino film di genere come “Kali Yug, la dea della vendetta” e il successivo “Il mistero del tempio indiano” (1964), sulla scia del dittico di Fritz Lang, “La tigre di Eschnapur” – Il sepolcro indiano” (1960); oppure commedie come “Crimen” (1960) – da cui nacque un vero e proprio filone e che, rifatto dallo stesso Camerini nel 1971 in “Io non vedo, tu non parli, lui non sente”, ha avuto anche un remake italo-americano negli anni Novanta – hanno ancora oggi un certo fascino. Quello del cinema quale macchina di sogni, ora romantici, ora sorprendenti, ma sempre “spettacolari”.

FILMOGRAFIA

1923 Jolly, clown da circo

1924 La casa dei pulcini; Saetta principe per un giorno

1925 Voglio tradire mio marito

1926 Maciste contro lo sceicco

1927 Kiff Tebbi

1929 Rotaie

1930 La riva dei bruti

1931 Figaro e la sua gran giornata; L’ultima avventura

1932 Gli uomini che mascalzoni!

1933 T’amerò sempre; Cento di questi giorni; Giallo

1934 Il cappello a tre punte; Come le foglie

1935 Darò un milione

1936 Ma non è una cosa seria; Il grande appello

1937 Il signor Max

1939 Batticuore; Grandi Magazzini; Il documento

1940 Centomila dollari; Una romantica avventura

1941 I promessi sposi

1942 Una storia d’amore

1944 T’amerò sempre (remake)

1945 Due lettere anonime

1946 L’angelo e il diavolo

1947 La figlia del capitano

1948 Molti sogni per le strade

1950 Il brigante Musolino; Due mogli sono troppe

1952 Moglie per una notte; Gli eroi della domenica

1954 Ulisse

1955 La bella mugnaia

1956 Suor Letizia

1957 Vacanze a Ischia

1959 Primo amore

1960 Via Margutta; Crimen

1961 I briganti italiani

1963 Kali Yug

1964 Il mistero del tempio indiano

1966 Delitto quasi perfetto

1971 Io non vedo, tu non parli, lui non sente

1972 Don Camillo e i giovani d’oggi