Sebastiano del Piombo

SEBASTIANO DEL PIOMBO

UN MAESTRO DIMENTICATO

  Sebastiano del Piombo un grande dell’arte italiana, un illustre rappresentante della nostra pittura, rimasto per secoli un po’ nell’ombra, quasi un oggetto misterioso, soprattutto per il grande pubblico ma non solo, perché le sue opere sono sparse ovunque nel mondo e principalmente negli Stati Uniti.

  Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano presenta a Roma, nel piano nobile di Palazzo Venezia, dall’8 febbraio al 18 maggio 2008 – ed ora prorogata fino al 2 giugno 2008 -, la prima mostra monografica dedicata a Sebastiano Luciani, detto “del  Piombo” (1485-1547).

  La straordinaria vicenda di Sebastiano approda in una retrospettiva – con tanti capolavori misconosciuti ‑ che ripercorre l’intera evoluzione stilistica di un artista che fu contemporaneo di Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Giorgione e Tiziano e che con alcuni di loro è stato in stretto contatto, come nel caso del Buonarroti. E, forse, proprio da loro eclissato e per questo, nei secoli, sottovalutato, bistrattato e un po’ dimenticato. Infatti, già ai suoi tempi, fu vittima del pregiudizio e di false accuse, come quella di copiare altri, che si fondava, soprattutto, sull’amicizia che lo legava al grande collega e maestro toscano.

  La mostra, la prima ed unica rassegna monografica mai realizzata sul pittore nato a Venezia nel 1485, si svolge nella città eterna, dove Sebastiano visse la sua maturità artistica, protagonista di un’epoca  di  complesse  trasformazioni  storiche,  sociali e  religiose:  dalla  Controriforma  al  sacco di  Roma,  al  succedersi,  nell’arco  di  pochi  decenni,  di  sette papi.

  Oltre settanta le opere esposte, tra tavole imponenti, ritratti a grandezza naturale, piccoli dipinti su lavagna, disegni preparatori e opere di confronto a testimonianza di un percorso che si presenta al pubblico contemporaneo “come un vero e proprio viaggio iniziatico: dal calore cromatico degli inizi, all’astrazione geometrica e ai toni cupi dell’ultima parte della sua carriera”.

  Tra le tante opere da ammirare la Sacra Conversazione che si sposta dalla tradizione, trasformando un episodio sacro in qualcosa di quotidiano, di vero e palpabile, perché i protagonisti in scena – di solito statici e/o rigidi – sono qui degli uomini che “parlano” tra di loro ed esprimono le loro sensazioni attraverso gesti e atteggiamenti tipici della chiacchierata fra amici. Persino il bambin Gesù sembra rivolgersi direttamente al personaggio che gli sta ai suoi piedi (il committente).

  Poi gli inimitabili ritratti, dall’enigmatico Uomo in Arme (1512) al coinvolgente Ritratto di Anton Francesco degli Albizzi (1525), in cui l’artista non dimentica i “dettagli”, in particolar modo le mani dei soggetti, curate nei minimi particolari, così come i drappeggi e il paesaggio sullo sfondo, di solito – quando c’è ‑ visto attraverso una finestra, ornata da tende verdi.

Sorprendente anche la Sacra Famiglia in un paesaggio (1530) – conosciuta anche come Madonna di Burgos perché ospitata nella cattedrale della città spagnola ‑ che unisce i colori della pittura veneziana con la “tecnica” raffaellista, e un gusto personale, quasi barocco, dei particolari e del portamento dei personaggi.

  Infine, ma sarebbero tanti i quadri da segnalare, la Pietà (1516) che cambia completamente l’iconografia sull’argomento con una Madonna in preghiera davanti al corpo esanime del figlio. Più un lamento che una pietas tradizionale, per di più notturna (la luna si affaccia tra scure nuvole) e che ha influenzato poi tutti i pittori a venire, italiani e spagnoli (esposti a chiusura della mostra, nell’ultima sala), che si sono ispirati al tema. E la Flagellazione di Cristo (1516) ‑ entrambe le opere provengono dal Museo Civico di Viterbo – “tratta” da Michelangelo e, infatti, osservandolo da lontano, il Cristo sembra proprio uscito dal pennello del maestro.

  Dopo l’esposizione dei quadri del pittore veneto e prima delle opere dei suoi “allievi-nipotini”, una sala ci riporta schizzi e disegni di Del Piombo e di Michelangelo, provenienti soprattutto dai musei di Londra e Parigi.

  L’esposizione,  curata  da  Claudio  Strinati,  Soprintendente  Speciale  per  il  Polo  Museale  romano e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stata allestita dal regista teatrale (non solo, visto che nella sua lunga e prolifica carriera ha fatto anche cinema e televisione, nel periodo in cui la Rai era un servizio pubblico veramente culturale) Luca Ronconi e da Margherita Palli.

  Una retrospettiva organizzata da Mondomostre che nasce dalla collaborazione tra il Polo Museale Romano e la Gemäldegalerie di Berlino e rientra in un complesso progetto culturale dedicato all’artista veneziano. Oltre alla mostra  romana, è prevista infatti una seconda tappa presso il museo tedesco (dal 28 giugno al 28 settembre) e contemporaneamente, per tutto il 2008, un intervento di conservazione su alcune sue opere, un grande convegno internazionale di tre giorni durante la settimana dei Beni Culturali (in primavera) e il coinvolgimento diretto del Dipartimento Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere dell’Università La Sapienza di Roma e dei suoi studenti.

Un’occasione per il visitatore di riscoprire gli anni più ricchi e prolifici del Cinquecento italiano e di un periodo chiave della Storia, poco tempo dopo la scoperta del Nuovo Mondo, cioè dell’America, e subito prima del periodo della Controriforma, attraverso l’opera di un pittore ancora oggi pressoché sconosciuto ai più

  Accenni biografici (dal catalogo). Allievo di Giambellino prima e del Giorgione poi, a Venezia Sebastiano del Piombo si dimostrò abile mediatore della cultura figurativa tradizionale del primo e della rivoluzione giorgionesca. In laguna assimilò tutti i comportamenti tipici di un ambiente laico e progressista che gli permise di avvicinarsi ad un personaggio del calibro di Agostino Chigi, ricco banchiere del Papa, che lo portò a Roma nel 1511.

  Nell’Urbe, Sebastiano si confronta immediatamente con la maestosità del Raffaello delle Stanze e con la volta della Cappella Sistina di Michelangelo. E proprio del Buonarroti diventerà amico e una sorta di “strumento” per arginare la fama del suo rivale urbinate.

  Un’amicizia gravata dal sospetto che non essendo un abile disegnatore, Michelangelo lo aiutasse segretamente nell’esecuzione dei disegni preparatori. Un rapporto decisivo per il veneziano, che si potrà avvalere di schizzi d’insieme e studi di figure del grande toscano, come per le due grandi tavole di Viterbo (sopra citate), la  Pietà  e  la  Flagellazione, eccezionalmente  presenti  in  mostra,  così come  alcuni  dei  mirabili  disegni  michelangioleschi,  la  cui  presenza  offre un’occasione unica di confronto.

  Grazie  alla sensibilità  delle  istituzioni  prestanti,  la  rassegna  di  Palazzo  Venezia  offre dei veri capolavori: oltre la  Sacra  Conversazione del  Metropolitan Museum di New York, degli anni  veneziani, la squisita, ancora giovanile, Dorotea (Ritratto di Giovane Romana) di  Berlino, la già citata e solenne  pala con la Sacra Famiglia in un paesaggio della Cattedrale di Burgos e  il  Cristo  portacroce  col  Cireneo  del  Museo del Prado di Madrid. Tra i ritratti, spesso a grandezza naturale, si coglie il timbro  originale dell’artista, capace di dare inconsueta imponenza all`umanità da lui rappresentata: il Cardinal Ferry Carondelet col segretario, prestito del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Ritratto di umanista della  National  Gallery of Art di Washington, il già citato Ritratto di Anton Francesco degli Albizzi del Museum of Fine Arts di Houston, l’Andrea Doria della collezione dei  principi Doria a Genova, il cosiddetto “giorgionesco” Ritratto d`uomo in arme di  Hartford, il Ritratto di giovane barbuto di Austin, accattivante compressione nel piccolo formato (36,5 x 24,5), il Ritratto di Cristoforo Colombo del Metropolitan Museum di New York, tra i meno noti e trionfalistici del navigatore che scoprì l’America.

  A chi  vedrà l’esposizione a Roma, il privilegio di poter approfondire in diversi luoghi della capitale, la conoscenza dell’artista in opere di grande formato e per loro natura intrasportabili. Come i cicli d’affreschi nella Villa della Farnesina (1511-12), sede del suo mèntore Agostino Chigi, un’impresa nella quale Sebastiano si confronta per la prima volta con Raffaello, e come nella cappella del mercante fiorentino Pierfrancesco Borgherini, la prima a destra  in  San  Pietro in  Montorio  (1516-24),  con  la  Flagellazione  sulla  parete  di  fondo  e  la Trasfigurazione nella calotta absidale, per le quali Sebastiano si avvalse di progetti grafici di Michelangelo. A Santa Maria del  Popolo, un’ulteriore impresa Chigi, la gigantesca pala su ardesia dedicata alla Natività della Vergine.

  La monografica su Sebastiano Dal  Piombo nasce da un progetto internazionale che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali del Rinascimento. Il Comitato Scientifico include Sylvia Ferino del Kunsthistorisches, Miguel Falomir del Museo del Prado, Paul Joannides dell’Università di Cambridge, Roberto Contini della Gemäldegalerie di Berlino, Mauro Lucco dell’Università di Bologna e Kristina Herrman Fiore della Galleria Borghese.

  “Alla luce della rivalutazione avvenuta nel corso dei secoli – si legge nella presentazione ‑, l’obiettivo è rendere merito ad uno dei più grandi artisti del ‘500 europeo, ancora poco noto al grande  pubblico”. La mostra si sposterà poi, sempre nel 2008, da Roma a Berlino a testimonianza di un rapporto, quello tra il Polo Museale Romano e la Gemäldegalerie che si rinnova e consolida dopo la  positiva collaborazione nata con la mostra “Caravaggio e i Giustiniani” nel  2002.

  La rassegna, grazie alla partecipazione dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, acquista anche un importante valore pedagogico sperimentale. Gli studenti del Dipartimento di Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere introdurranno l’arte di Sebastiano del Piombo nelle scuole elementari, nelle medie inferiori e superiori del Lazio, per preparare i più giovani alla visita dell’esposizione di Palazzo Venezia, raccontando in classe il pittore e il suo tempo. Gli stessi specializzandi gestiranno tutta la didattica direttamente in mostra interagendo in maniera costruttiva e innovativa con gli allievi. In bocca al lupo.

  Per ulteriori informazioni sulla Mostra (Via del Plebiscito, 118) telefonare al numero 06 6613461. Per i gruppi e le scuole la prenotazione è obbligatoria (min 15 – max 25 persone). Tel. 06 68192230 – Fax 0668892795. Ingresso (intero) 10.00 euro, ridotto 8.00, ridotto gruppi 8.00 + 1.00 di prenotazione. Ridotto scuole 4.00 + 15.00 di prenotazione a gruppo. I prezzi dei biglietti singoli non includono l’eventuale diritto di prevendita. Orari: tutti i giorni 10/20; venerdì e sabato 10/22. La biglietteria chiude un’ora prima.

José de Arcangelo

Copyright fotografie/riproduzioni Mondomostre