La biodiversità del pomodoro

La biodiversità del pomodoro

  Da alcuni anni la parola biodiversità è usata con maggiore frequenza e si è diffusa l’attenzione per il valore delle varietà tradizionali e locali di frutta e verdura. Diverse associazioni ed enti si sono mosse per identificarle, catalogarle e salvaguardarle dall’estinzione: in molti casi si tratta di varietà che si sono conservate e diffuse da coltivatore a coltivatore, in altri sono vecchie varietacommerciali non più diffuse perché soppiantate da altre più moderne. Il settore agricolo garantisce pochi margini di guadagno ai produttori, che vengono spinti di conseguenza a privilegiare le varietà più rispondenti alle richieste della grande distribuzione e dell’industria di trasformazione.   Spesso la presenza di ottime caratteristiche organolettiche non va di pari passo con le esigenze di uniformità e produttività, o di resistenza alle avversità ambientali, e così le vecchie varietà sono relegate agli orti privati; solo nei casi più fortunati possono essere oggetto di rivalutazione e rilancio per mercati di nicchia, com’è successo per il fagiolo zolfino del Pratomagno o la cipolla di Certaldo. Molto più spesso la salvaguardia della biodiversità è nelle mani degli appassionati che di anno in anno coltivano e riproducono i semi, aggiungendo nuove varietà alla propria collezione.   Murabilia, l’annuale esposizione di piante e fiori che si tiene a Lucca all’inizio di settembre, è un’occasione per mettere in mostra i frutti di questo lavoro; nel nostro caso, il coltivatore è Lamberto Concina, che si dedica ormai da anni alla coltivazione e moltiplicazione delle varietà di pomodoro e espone non meno di 30 varietà fra quelle meno precoci, dato che il periodo della manifestazione è successivo al momento di massimo sviluppo delle piante. Nelle foto potete vedere alcune varietà da lui conservate a partire da semi ottenuti dalle associazioni, attraverso i normali canali di vendita o tramite scambi.  Se qualche giardiniere volesse dedicarsi alla coltivazione conservativa del pomodoro, diamo qualche indicazione: • esigenze climatiche: la temperatura minima di germinazione dei semi è 9 – 10 °C, quella ottimale 20 – 30 °C, sotto 0 °C le piante vengono danneggiate; perché vengano prodotti i pomodori sono necessari 14 °C notturni 22-26 °C di giorno. Preferisce terreni con ph subacido compreso tra 6,2 e 7. • preparazione del terreno: vangatura autunnale a 25 – 35 cm con interramento del letame (4 – 6 kg per mq); se non si sceglie il metodo biologico, contemporaneamente somministrazione di un concime fosfo – potassico complesso (perfosfato 90g e solfato di potassio 50g per mq). Preparazione primaverile degli strati superficiali con sistemazione a porche, solchi o fila binata. Stesura dell’eventuale telo pacciamante di polietilene nero di spessore 0,05mm o di materiale organico come la paglia per ridurre la nascita delle infestanti, per anticipare la coltura e diminuire l’evaporazione. • distanze: 70 – 100 cm tra le file e 35 – 50 cm sulla fila. • concimazione in coltivazione: in un buon terreno coltivato con il metodo biologico non dovrebbe essere necessaria; per la coltivazione convenzionale apportare azoto con nitrato ammonico 20 g all’impianto e 8 g per mq per 4 volte a partire dall’ingrossamento dei frutti. Al posto del nitrato ammonico si possono usare anche nitrato di calcio (contro il marciume apicale) e nitrato potassico (migliora aspetto e maturazione). • irrigazione: assicurare umidità costante per evitare il marciume apicale e gli spacchiirrigando in base all’andamento climatico ogni 2 – 3 giorni a goccia o a solchi. • sostegni: sostenere e legare le varietà a ciclo indeterminato. • rotazioni: i pomodori non devono tornare sulla stessa aiuola per almeno 3 anni, escludendo anche tutte le altre solanacee (patata, etc.) • avversità: le principali sono: peronospora, alternariosi, fusariosi, muffa grigia, maculatura batterica, nottue, cimici, ragnetto rosso, scottature, spacco, marciume apicale etc.

  Per quanto riguarda invece la moltiplicazione delle sementi vi segnaliamo un fatto importante: alcune varietà moderne sono “razze ibride”; NON si tratta di ogm, ma solo di incroci di più varietà; spesso sulla bustina o sul catalogo trovate l’indicazione “ibrido” o “F1”. Queste varietà sono ottenute incrociando due razze di partenza ben distinte, spesso con caratteristiche molto diverse.   La varietà ibrida dà ottimi risultati nella coltivazione ma NON PUO’ ESSERE RIPRODOTTA IN PROPRIO. Se coltivate i semi provenienti dal frutto di una varietà ibrida otterrete piante anche molto diverse fra loro, a causa della ricombinazione genetica casuale. L’unico modo per avere ogni anno quella varietà è comprare la relativa semente.   Le varietà antiche invece possono e devono essere moltiplicate in proprio, seguendo alcuni accorgimenti. I pomodori si autoimpollinano (ciascun fiore può produrre il frutto senza l’apporto di polline di altre piante) e quindi è relativamente semplice moltiplicarli in purezza. Nonostante sia relativamente raro, può capitare che una pianta venga impollinata da una vicina di un’altra varietà. Potete vederne i risultati nella foto intitolata “ibridazione spontanea”: sulla sinistra la varietà Black prince, al centro il risultato dell’ibridazione e alla destra ciò che è venuto fuori seminando i “nipoti” del Black prince originale: un’intera gamma di varietà ! (il pomodoro verde non è acerbo ma simile a una delle varietà di colore verde a maturità).   Per maggiore sicurezza si può quindi procedere in questo modo: all’inizio della fioritura si scelgono alcuni fiori non ancora aperti e si isolano con del tulle o della rete fitta trasparente. Non usate il tessuto non tessuto perché surriscalda il fiore e lo fa seccare. Quando iniziano a formarsi i pomodorini potete togliere la copertura, avendo cura di segnalare quali frutti sono da destinare alla produzione di seme. Potete anche coprire l’intera pianta, oppure, se la coltivazione è estesa, scegliere i frutti delle piante che sono circondate da quelle della medesima varietà. Fate maturare completamente i pomodori, oltre alla fase in cui si possono mangiare. Apriteli, spremetene la gelatina e i semi, sistemandoli in un bicchiere o in un piattino. Aggiungete poca acqua e lasciateli a mollo massimo per tre giorni. Se si forma un po’ di muffa in superficie non preoccupatevene, significa che sta avvenendo una leggera fermentazione che ha effetto disinfettante sul seme. Se fa caldo però non lasciateli a bagno troppo a lungo perché potrebbero germinare. Asciugate i semi strofinandoli in modo da allontanare la gelatina. Una volta asciutti, i semi appaiono ricoperti da una leggera peluria. Conservateli in buste di carta accuratamente etichettate, e in un posto scuro e asciutto.   Segnaliamo infine i recapiti di alcune delle principali associazioni che si occupano di scambi di semi e conservazione di varietà rare e locali: Associazioni per la tutela della biodiversità Civiltà Contadina, via Germazzo 185, 47023 Cesena (FC) ; Tel. 349/2996042. Diventando soci (tessera annuale da novembre a novembre a 15 €) si riceve l’annuario, ossia l’elenco completo delle varietà messe a disposizione dai soci; lo scambio avviene gratuitamente fra i soci; se occorre spedire la semente si pagano solo le spese di spedizione. Sul sito http://www.biodiversita.info/ sono disponibili ulteriori informazioni ed è possibile dialogare con altri soci e scambiare le proprie esperienze. Ampia scelta di varietà locali. Kokopelli: http://www.kokopelli.it/ è il sito di riferimento dove potete ordinare e acquistare le sementi. Il catalogo è fornitissimo di varietà insolite. Adipa e Arcopa: le associazioni con sede a Lucca che promuovono lo scambio di semi fra i soci; anche in questo caso è prevista una quota di iscrizione per poter accedere al catalogo delle sementi. http://www.adipa.org/; http://www.arcopa.org/ Buona coltivazione a tutti!

Dott. Agr. Ilaria Camprincoli
Agri Cultura Società Cooperativa
http://agriculturacoop.splinder.com

bananalegs[1]