Il Renoir della maturità

IL RENOIR DELLA MATURITA’:

UN MAESTRO TRA CLASSICO E MODERNO

  La mostra “Renoir – La maturità tra classico e moderno”, in programma fino al 29 giugno 2008 al Complesso del Vittoriano in Roma, offre al pubblico 130 opere tra dipinti, disegni e sculture che ci riportano il maestro degli anni della maturità, lontano – ma non troppo – dai suoi capolavori più noti e dall’impressionismo.

  E, secondo gli organizzatori, offre “l’opportunità di ripensare Renoir alla luce degli studi più recenti e di  analizzare in modo esauriente gli anni ricchissimi della sua maturità stilistica”.

  Ma l’esposizione è soprattutto un’occasione unica per gli amanti dell’arte e per gli appassionati del grande pittore che possono in questo modo ammirare opere che altrimenti non vedrebbero, nemmeno recandosi all’estero, perché tante appartengono non solo a istituti non museali ma, soprattutto, a collezioni private. Da San Paolo del Brasile agli Stati Uniti, dal Canada all’Ungheria, una serie – per noi e per il pubblico italiano inedita – di paesaggi (inclusa la Napoli fine Ottocento), di ritratti (forse i più sorprendenti), di scene di vita attraverso diverse tecniche artistiche dall’olio su tela (la maggior parte) alla scultura, dal disegno alla litografia.

  Un Renoir che, in viaggio per l’Italia, riscopre una nuova vitalità creativa ed espressiva: “Avevo spremuto l’impressionismo – diceva alla vigilia del suo tour nel 1880 – quanto più potevo ed ero giunto alla conclusione che non sapevo né disegnare né dipingere. In una parola, l’impressionismo era, per quanto mi riguardava, un vicolo cieco”.

  Attraversando la Penisola, da Venezia alla Sicilia, da Napoli alla Calabria l’artista francese, forse più amato nel mondo, trova l’occasione di riflettere sulla propria poetica e di ridefinire il proprio stile, alla luce degli importanti esempi della tradizione classica e dell’arte italiana.

  Per il pittore che si diceva ‘figlio di Madre Natura e Padre Museo’ e che da sempre aveva frequentato il museo parigino del Louvre – per ammirare l’arte dei grandi, richiamarsi alla tradizione, dall’antichità classica alle opere di Raffaello, ai più recenti lavori di Ingres – fu quasi un fatto naturale; si può, anzi, dimostrare come l’arte del passato fu per l'”impressionista” Renoir sempre una realtà, a cui il viaggio in Italia diede forma fissa e definitiva: dopo questo suo soggiorno, infatti, il suo stile cambiò drasticamente.

  Quindi un Renoir semisconosciuto, ora apparentemente “semplice e lineare” poi via via sempre più elegante e stilizzato che dipinge la quotidianità e la naturalezza di personaggi e situazioni, di panorami e cose.

  I ritratti che colpiscono di più il visitatore sono quello – litografia in bianco e nero – di Louis Valtat (1904-1909) oppure quello di Jacques-Eugène Spuller (1871), mentre tra quelli femminili spiccano quello (di profilo) della governante “Gabrielle” (1910), diventata una delle muse di questo periodo, “Donna con fiocco bianco” (1882) e “Giovane donna con cappello nero” (1880).

  Tra le scene di vita quotidiana, ovviamente, “Le fanciulle al piano” (riprodotto nel manifesto), “Il cappello appuntato” (1892) o “Claude e Renée” (1903), infatti anche la famiglia (oltre al nipote Claude, ci sono i figli Pierre e Jean, il maestro del cinema per cui il nipote è stato grande e fedele direttore della fotografia) diventa il modello preferito.

  Un po’ meno, ma qui – secondo noi – entra in gioco il gusto personale dello spettatore, i nudi femminili, donne abbondanti che ricordano un po’ Raffaello un po’ Rubens, tra i quali spiccano “Nudo di dietro” o “Piccolo nudo”, e per la delicatezza del tocco “Dopo il bagno” (1912). Inoltre i monumentali “Ballerina con nacchere” e “Ballerina con tamburello” del 1909.

  Da non tralasciare le nature morte sia quella “con Dalie” (1885) sia quella con “melone e pesche” (1905), ma nemmeno la serie di “rose” oppure i “Pesci” (1905) che sprizzano un realismo quasi fotografico.

  Le sculture e, soprattutto i bassorilievi-ritratti, sono dedicati ai grandi della cultura: da Eugène Delacroix a J.A. Dominique Ingres, tutti realizzati tra il 1916 e il 1917.

  Curata da Kathleen Adler, la mostra è una produzione di Comunicare Organizzando, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il Comune di Roma, Assessorati alle Politiche Culturali, alle Politiche Educative e Scolastiche e alla Comunicazione; e la Regione Lazio, Presidenza e Assessorato Cultura, Spettacolo e Sport.

 Biglietti 10 euro, ridotto 7.50. Complesso del Vittoriano, via S. Pietro in Carcere, Fori Imperiali.

Orari da lunedì a giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-23.30; domenica 9.30-20.30.

José de Arcangelo