Un oroscopo per l’Accademia

UN OROSCOPO PER L’ACCADEMIA

   Il 17 agosto 1603 il principe Federico Cesi (1585-1630), il medico e naturalista olandese Jan van Heeck (1579-1620), Francesco Stelluti (1577-1646) e Atanasio de Filiis (1577-1608) fondavano a Roma la prima accademia scientifica italiana ed europea, l’Accademia dei Lincei. È affidata al Linceografo – la silloge manoscritta tuttora inedita di proponimenti, norme, disposizioni che dovevano regolare la vita di quel cenacolo di studiosi – la definizione che di loro stessi diedero i giovani fondatori: «pacis et boni publici cultores», ovvero fautori della pace e del bene pubblico. Il compito etico e il valore civile della ricerca scientifica ispireranno il lavoro dell’Accademia già a partire da questo primo nucleo della società lincea, presto disciolto a causa dei sospetti di eresia che pesavano sulla figura di Heeck e l’insofferenza del padre di Federico Cesi, che malvolentieri vedeva investito il patrimonio di famiglia negli esperimenti scientifici, nell’acquisto di libri e strumenti necessari al progresso della scienza. All’atto della fondazione dell’Accademia i quattro sodali stabilirono di offrirsi reciprocamente lezioni e di condurre esperimenti e ricerche collettive, alternandosi in dispute di argomento filosofico e scientifico. Heeck avrebbe insegnato filosofia platonica, Cesi avrebbe tenuto lezioni di botanica e scienze naturali, Stelluti di matematica e astronomia, de Filiis di storia. Le comunicazioni epistolari sarebbero avvenute attraverso un cifrario segreto, intriso di segni astrologici, decodificato nel 1822 da Domenico Morosini. Si è ipotizzato che l’idea di un cifrario segreto sia maturata in Cesi a seguito della lettura del De furtivis literarum notis (Napoli 1563) di Giovan Battista Della Porta, il filosofo naturale destinato a divenire uno dei protagonisti della vita dell’Accademia. L’uso dell’alfabeto crittografico permetteva ai sodali di eludere le temute intromissioni da parte della famiglia Cesi e gli eventuali interventi censòri, ma anche di nascondere ai nebulones, cioè ai diffusori di vane conoscenze, i risultati delle proprie ricerche.

   Tra le carte del già ricordato Linceografo si trova lo schema astrologico che descrive la situazione celeste relativa al 25 settembre 1603, giorno ‘eletto’ dai fondatori dell’Accademia come particolarmente propizio alle attività scientifiche e alle operazioni intellettuali. A quella data – trascorso poco più di un mese dalla fondazione – la ‘filosofica milizia’ tornò a riunirsi per captare, con rituale descritto in termini parzialmente cifrati nell’autografo del Cesi, gli influssi benefici del cielo. Nello schema astrologico si evidenzia infatti Mercurio esaltato nel segno della Vergine e disposto nella decima casa, quella relativa agli honores e alla vita sociale. Nel testo Cesi descrive un’operazione magica – condotta secondo i canoni dell’ermetismo rinascimentale e i cui presupposti teorici possono essere ricondotti a quelli codificati nel terzo dei libri De vita di Marsilio Ficino, intitolato appunto De vita coelitus comparanda – con la quale si cerca, mediante la manipolazione di piante e metalli collegati ai pianeti, di attrarne simpateticamente l’influsso, convogliandolo verso di sé dalla sfera superiore del cosmo. Nella cultura dei primi Lincei la tradizione esoterica, legata a discipline quali l’astrologia e l’alchimia, convive in un rapporto complesso e fecondo con le indagini naturalistiche e il procedere sperimentale del nuovo sapere scientifico. Non deve apparire strano, del resto, che ancora agli inizi del Seicento queste discipline avessero tanto peso nella vita privata e pubblica dell’uomo di cultura. Il confine tra quello che oggi si definisce scienza e il complesso delle conoscenze astrologiche, alchemiche e in senso ampio ‘magiche’, non era ancora nettamente definito e nell’orizzonte conoscitivo dell’intellettuale della prima età moderna essi coesistono e si confondono. Nelle corti rinascimentali, è noto, era usuale per gli astrologi calcolare le ore e i giorni propizi allo scopo di indirizzare le azioni future del sovrano, nonché stilare pronostici che investivano la collettività oltre che il singolo regnante. L’astronomo e matematico tedesco Johannes Kepler non esitò a pubblicare, insieme ai suoi lavori scientifici, almanacchi, oroscopi, e previsioni astrologiche. Ancora nell’estate del 1628 Tommaso Campanella fu a più riprese convocato a palazzo da papa Urbano VIII perché neutralizzasse le minacce alla vita del pontefice che si temeva si sarebbero concretizzate con l’approssimarsi di aspetti astrali per lui nefasti; oltre a quella di Cosimo II, Galileo Galilei – il cui nome è indissolubilmente legato a quello dell’Accademia dei Lincei che ne sostenne a proprie spese la pubblicazione della Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari (1613) e del Saggiatore (1623) e che, esprimendogli solidarietà nella delicata vicenda inquisitoriale, sposò una causa così pericolosa a sostenersi – redasse e studiò altre carte natali delle quali abbiamo testimonianza nei manoscritti denominati dallo scienziato stesso Astrologica Nonnulla e nell’epistolario. Sappiamo così che era consuetudine per i professori di astronomia dell’Università di Padova, dove Galileo insegnava, redigere oroscopi e che egli stesso stilò temi a pagamento e su ordinazione; che redasse gli oroscopi delle figlie Virginia e Livia, l’una nata con Saturno dominante e dunque taciturna e solitaria, l’altra nata con Mercurio e Giove in posizione favorevole e pertanto docile e versata alla poesia e alla matematica. Sappiamo inoltre che compilò due diversi oroscopi per sé stesso con leggere variazioni dell’ora di nascita e che Cristina di Lorena, nel 1608 – durante l’ultima malattia di suo marito Ferdinando I – chiese a Galileo di calcolare l’anno in cui si sarebbe verificata la sua morte. Galileo pronosticò al Granduca una pronta guarigione e una lunga vita, ma non valse a cambiare il destino di Ferdinando I, che infatti morì dopo soli 22 giorni.
Delfina  Giovannozzi