Alessandro Blasetti

Nato a Roma il 3 luglio 1900, Alessandro Blasetti è stato uno dei registi italiani più importanti – anche se generalmente viene considerato un “autore leggero” o peggio ancora “minore” – dal 1920 al 1960. Sia per i suoi variegati interessi, sia per la sua sicurezza nell’affrontare diversi argomenti, generi e mezzi (dal cinema muto al sonoro, alla televisione), sia come anticipatore di mode e/o tendenze.

Autore eclettico, ma conseguente e deciso tanto che, anche quando lavorò per il “cinema fascista”, non rinunciò mai alle sue idee e ai suoi princìpi né tantomeno ai suoi interessi artistici e formali.

I suoi indiscutibili pregi sono stati un solido mestiere, una continua ricerca del nuovo, un’attenzione rispettosa verso quel pubblico che considerava – a ragione – il suo interlocutore principale.

Impossibile non aver visto almeno una sua pellicola perché, attraverso quasi cinquant’anni di grande schermo, ha frequentato ogni genere cinematografico: dalla ricostruzione storica (“1860” e “Simon Bolivar”) alla commedia (“Peccato che sia una canaglia” con la coppia Sophia Loren-Marcello Mastroianni); dal neorealismo delle origini (“Quattro passi fra le nuvole”, scritto non a caso da Cesare Zavattini e Piero Tellini, e rifatto a Hollywood negli anni Novanta come “Il profumo del mosto selvatico” di Alfonso Arau) al film ad episodi (“Altri tempi” e “Tempi nostri”); dal documentario vero e proprio all’inchiesta musical-spettacolar-erotica (“Europa di notte”); dalla favola pacifista (“La corona di ferro”) all’opera commissionata dal regime (“Vecchia guardia”), che poi non piacque ai fascisti; dalle trasposizione letterarie (“Ettore Fieramosca”) a quelle di commedie teatrali (“La cena delle beffe” e “Liolà”); dal documentario vero e proprio all’inchiesta musical-spettacolar-erotica (“Europa di notte”, da cui nacque un vero e proprio filone). E lavorò spesso con attori di prim’ordine, molti da lui scoperti, lanciati o soltanto valorizzati, diventati poi i più popolari e i più grandi attori del nostro cinema.

Proprio uno dei suoi attori feticcio è stato Gino Cervi, protagonista di quasi tutti i suoi film girati negli anni Quaranta (da “Un’avventura di Salvator Rosa” a “Fabiola”), ma anche Ettore Petrolini, con cui realizzò l’unico film che ancora ce lo riporta all’apice della sua carriera, Raffaele Viviani, il divo Amedeo Nazzari, Elisa Cegani, la tragica coppia Osvaldo Valenti-Luisa Ferida, Clara Calamai che divenne famosa come “il primo seno nudo” (niente più di un flash) del cinema italiano grazie alla celebre scena di “La cena delle beffe”; e altri ancora.

Come la stragrande maggioranza dei registi del periodo cominciò dalla gavetta (studente di legge, iniziò facendo la comparsa) e dalla critica cinematografica, per poi mettere in pratica le sue teorie sull’arte, ma soprattutto sullo “spettacolo cinematografico”.

Esordì con un film che segnò, in un certo senso, la rinascita del cinema italiano che, dopo il periodo d’oro del muto, stava perdendo colpi e si avviava verso la sua prima crisi.

Per produrre “Sole” (1929), il suo primo lungometraggio, fondò la cooperativa cinematografica Augustus e contribuì poi alla fondazione della scuola di cinema più autorevole che esista in Italia, ancora oggi, e nel mondo: il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Il suo obiettivo come regista era conquistare il cittadino medio – quello che ha sempre riempito i botteghini -, e forse perciò i suoi film esprimevano lo spirito borghese in un periodo che il regime voleva invece dipingere eroico. Fotografava la realtà quotidiana oppure ricreava i miti del passato, irraggiungibili per la gente comune, ma che permettevano al grande pubblico di sognare ad occhi aperti.

E tutte le storie che raccontava erano, diretta o indirettamente, incentrate sull’egoismo e non a caso – sebbene poi abbia girato altri due film e lavorato ancora per la tivù – affermava di aver chiuso la sua carriera di regista con “Io, io, io… e gli altri” (1966), summa del suo discorso su e contro l’egoismo borghese.

Regista prolifico e instancabile realizzò oltre trenta opere tra film di corto e lungometraggio, documentari o di finzione, telefilm e/o sceneggiati. Anche alla televisione si è dedicato anima e corpo dimostrando sia al pubblico sia alla critica che nonostante gli anni aveva ancora forza, coraggio ed entusiasmo da vendere.

“Sullo stesso piano – diceva –, con gli stessi modi ed anche, come esige la mia fame e la mia sete di coerenza, con gli stessi temi. Semmai, ora, più approfonditi, sorretti da nuove ricerche, per arrivare a nuove esperienze. La fantascienza, ad esempio. Anche lì c’è il nostro ‘io’ come tema dominante, è un ‘io’ che, anziché rinchiudersi, si apre.”

In questo modo, con un mezzo nuovo e, possiamo dire, allora ancora alle prime armi, continuava il suo discorso sull’egoismo umano che, secondo la sua opinione, andava al di là di ogni sentimento. Ma il suo cinema non era certo pessimista, anzi. C’erano sempre spunti comici, ironici e/o polemici, quel sapore dolce-amaro che poi pian piano si impossessò di tutta la commedia all’italiana.

Nella sua lunga carriera ha vinto soltanto otto premi, però tutti di grande importanza. Il suo film più premiato è stato “Prima comunione” che ha avuto due Nastri d’Argento (miglior film e miglior sceneggiatura), però il Nastro per la regia lo aveva vinto – ex aequo con Vittorio De Sica per “Sciuscià” – con “Un giorno nella vita” (1946). Ebbe il premio internazionale al festival di Venezia, ma non il Leone d’oro che però avrà – alla carriera – nel 1982, e il Premio Pietro Bianchi nel 1980. In precedenza aveva avuto la Coppa Mussolini per “La corona di ferro” (1941).

Il David di Donatello per la regia lo ricevette per “Io, io, io… e gli altri” (1966), ex aequo con il Pietro Germi di “Signore e Signori”.

Il fatto che fosse “il regista” per eccellenza del cinema italiano lo dimostrano le sue partecipazioni come attore in due film importanti come “Bellissima” di Luchino Visconti e “Una vita difficile” di Dino Risi, dove interpretava, appunto, se stesso.

Alessandro Blasetti morì nella sua Roma il 1 febbraio 1987, a 87 anni.

FILMOGRAFIA

1916 La crociata degli innocenti (co-regia con Gino Rossetti )

1929 Sole

1930 Nerone

1931 Resurrectio; Terra madre

1932 Palio; La tavola dei poveri; Assisi (doc., corto)

1933 Il caso Haller; L’impiegata di papà

1934 1860; Vecchia guardia

1935 Aldebaran

1937 La contessa di Parma

1938 Ettore Fieramosca; Caccia alla volpe nella campagna romana (doc., corto)

1939 Retroscena; Un’avventura di Salvator Rosa

1940 Napoli e le terre d’oltre mare (doc., corto, non finito)

1941 La corona di ferro; La cena delle beffe

1942 Quattro passi fra le nuvole

1943 Nessuno torna indietro

1945 Sulla cupola di San Pietro (doc.)

1946 Un giorno nella vita

1947 Il Duomo di Milano (doc.); La Gemma orientale dei Papi (doc., corto)

1948 Castel Sant’Angelo (doc.)

1949 Fabiola

1950 Prima comunione; Ippodromi all’alba (doc:, corto)

1951 Quelli che soffrono per voi (doc., corto)

1952 Altri tempi (Zibaldone N° 1); La fiammata

1953 Tempi nostri; Miracolo a Ferrara (doc., corto)

1955 Peccato che sia una canaglia; La fortuna di essere donna

1957 Amore e chiacchiere

1959 Europa di notte (doc.)

1961 Io amo, tu ami… (doc.)

1963 Le quattro verità (episodio “La lepre e la tartaruga”)

1964 Liolà; Le favole de La Fontaine (1 episodio, Tv); Gli italiani del cinema italiano (tv)

1966 Io, io, io… e gli altri

1967 La ragazza del bersagliere; Melocoton en almibar (tv)

1969 Simon Bolivar

1970 Napoli 1860: la fine dei Borboni (tv); 10 giugno 1940 (tv); Anni 60: una notte in Europa (tv)

1971 Storie dell’emigrazione (tv)

1972 I “mercoledì del papa” (tv)

1973 L’arte di far ridere (tv)

1979 Racconti di fantascienza (9 episodi in tre puntate, tv)

1981 La Mostra di Venezia (tv, doc. di montaggio)