Roberto Rossellini

Roberto Rossellini regista d’avanguardia, come si diceva una volta, e maestro del neorealismo italiano, insieme con Vittorio De Sica e Luchino Visconti, capostipite del film d’autore in televisione, autore di un indimenticabile e struggente trilogia sulla guerra – “Roma città aperta”, “Paisà” e “Germania anno zero” –, riscopritore (perché sotto nuova luce) di grandi attrici come la Magnani e Ingrid Bergman (da “Stromboli, terra di Dio” a “La paura”).

Nato a Roma nel 1906, il giovane Rossellini arrivò al cinema per caso. “Mi avevano colpito – diceva nel 1952 – i film di (King) Vidor “La folla” e “Alleluia”, forse i soli film ‘classici’ che allora avevo potuto vedere. Andavo spesso al cinema perché mio padre era proprietario del Cinema Corso.” (“Su Roberto Rossellini” di Gianni Rondolino – Il Castoro Cinema – La Nuova Italia)

Capostipite-capolavoro indiscusso del neorealismo, “Roma città aperta” è sempre e comunque il suo film più famoso, un film dove attori (grandi e grandissimi) recitano come fossero interpreti presi dalla strada (come faceva Vittorio De Sica, già prima), dramma dell’emozione – trasmessa a tutto il mondo – di una “città aperta” (nel senso che non doveva essere bombardata), ma comunque presa nella morsa del nazismo, e quindi dell’intolleranza, del razzismo, dell’ingiustizia, di un potere imposto con la forza e con il sangue, ma anche della Resistenza di un popolo che, fino ad allora, sembrava maggioranza anonima e silenziosa.

Il suo interesse per il documentario, di concepire il cinema in un modo secco e scarno, gli permise di restare estraneo al fascismo, anche quando realizzò dei film che apparentemente dovevano essere di regime o almeno celebrarlo (“La nave bianca” e “Un pilota ritorna”). E, dopo la liberazione, anche di cogliere una realtà italiana fortemente antifascista, ricca di tensioni e di emozioni.

Portata a termine la “trilogia”, Rossellini continuò, fra alti e bassi, a “sperimentare” altre visioni, altri punti di vista (sia stilistici sia contenutistici): il mondo femminile (stimolato dalla Bergman, diventata nel frattempo sua moglie), l’apologo surreale, l’episodio mistico (o religioso), la crisi d’identità (privata e continentale), per tornare dopo – forse per le accuse di tradimento verso il neorealismo – alla Resistenza, magari in modo ambiguo ma sorprendente in “Il generale Della Rovere” con un inedito Vittorio De Sica, e con “Era notte a Roma”. E’ stato lui il primo a voler sfruttare al meglio le doti di Totò in un cinema meno spensierato con “Dov’è la libertà”, ma abbandonò il set per contrasti con i produttori Ponti-De Laurentiis. Il film fu comunque finito un anno dopo da Mario Monicelli (che con Steno aveva tirato fuori il meglio del principe de Curtis) e manipolato dai produttori nel tentativo di renderlo meno amaro. Resta comunque una delle rare commedie-apologo dolente, pessimistica e filosofeggiante.

Incompreso in patria e stimolato dagli osanna dei giovani registi della “nouvelle vague”, Rossellini accettò di girare in Francia dei film per la televisione (ci avevano già lavorato, tra gli altri, Jean Renoir e Jacques Tati), anche perché – ancora una volta in anticipo – aveva capito che il nuovo mezzo di comunicazione era quello del futuro. Infatti, considerando ormai superato il cinema (eravamo negli anni Sessanta!) diventò il più “giovane” artigiano didattico al servizio del popolo e della Storia. Con “Età del ferro” (1964) confermò di aver ormai compreso ogni cosa sul nuovo media e, già con “La presa di potere di Luigi XIV”, ricordò che l’artista che era in lui non era scomparso, anzi, riemergeva con rinnovata forza. Ad eccezione della Francia, l’opera uscì nelle sale cinematografiche nella versione a colori, visto che allora la tivù – soprattutto in Europa – era ancora in bianco e nero, “come film di modernità brechtiana”.

Rossellini tornerà al cinema soltanto dieci anni dopo con la biografia di Alfredo De Gasperi “Anno Uno”, e l’anno successivo con una “povera” (nel budget) ed essenziale ricostruzione della vita e della passione di Cristo in “Il Messia”.

“Ormai, sedate le polemiche – affermava Massimo Mida 1 –, terminato definitivamente un periodo assai fecondo per il cinema italiano, consacrato da un’affermazione mondiale, si può con pacata certezza valutare quanto Roberto Rossellini abbia rappresentato per il cinema italiano e come le sue opere più valide siano tutt’uno con il neorealismo fino al punto da identificarvisi.

Se si giudica un grande cinema quello neorealista, è giusto considerare Rossellini il maggiore dei nostri registi. Il neorealismo, strettamente legato al periodo del dopoguerra italiano, alla cronaca fiammeggiante di quegli anni, alle vive speranze di una trasformazione del paese nelle sue strutture sociali ormai logore (quanto grigio appare oggi il mondo, quanto meschine, piatte le nostre ansie di oggi!), soprattutto come esperienza comune, può dirsi concluso, anche se la sua lezione, la sua eco, la sua portata e il suo significato universale e rinnovatore non si esauriranno.

Rossellini e è stato l’indiscusso iniziatore e il più eccezionale creatore, ne ha tra l’altro firmato l’ormai universalmente riconosciuto capolavoro ‘Paisà’. Un grande regista, un autentico poeta delle immagini, la cui grandezza nessun passo falso, né i film minori da lui realizzati, possono scalfire.”

Roberto Rossellini morì nel 1977, oramai maestro riconosciuto e indiscusso in patria e nel mondo. Infatti è “il riferimento” fisso di Enrico Grezzi e del suo – ormai cult – “Fuori orario”.

1 Massimo Mida nel suo saggio “Roberto Rossellini”, nella Piccola Biblioteca del Cinema a cura di Guido Aristarco, Editore Guanda, Parma, 1961.

FILMOGRAFIA

1936 Dafne (cm)
1937 Prélude à l’après-midi d’un faune (cm d’animazione andato perso)
1939 La vispa Teresa (cm); Il tacchino prepotente (cm)
1940 Fantasia sottomarina (cm)
1941 Il ruscello di Ripasottile (cm); La nave bianca
1942 Un pilota ritorna
1943 L’uomo della croce
1945 Roma città aperta
1946 Paisà; Desiderio (co-regista Goffredo Alessandrini); Desiderio (“Scalo merci” finito e firmato da Marcello Pagliero)
1947-48 Amore
1948 Germania, anno zero; La macchina ammazzacattivi; Stromboli, terra di Dio
1950 Francesco giullare di Dio
1952 I 7 peccati capitali (“Invidia”, episodio); Europa ’51
1953 Dov’è la libertà; Viaggio in Italia; Siamo donne (episodio della Bergman alle prese con un pollo); Amori di mezzo secolo (“Napoli 1943”, episodio)
1954 Giovanna d’Arco al rogo; La paura
1959 Il generale Della Rovere; L’India vista da Rossellini (tv); India: matri bhumi (doc.)
1960 Era notte a Roma
1961 Viva l’Italia; Vanina Vanini; Torino nei cent’anni (tv)
1962 Anima nera; RoGoPaG (“Illibatezza”, episodio)
1964 Età del ferro (tv)
1966 La presa di potere di Luigi XIV (tv)
1967 Idea di un’isola (tv)
1969 Atti degli apostoli (tv)
1970 Da Gerusalemme a Damasco (doc.)
1971 Rice University (doc.); Intervista a Salvador Allende: la forza e la ragione (doc.); Socrate (tv)
1972 Pascal (tv); Agostino d’Ippona (tv)
1973 L’età di Cosimo Medici (tv)
1974 Anno Uno; Cartesio (tv)
1975 Il Messia.